Anno: XXVIII - Numero 210    
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Crans-Montana, paga la Svizzera

Berna coprirà 1,6 milioni di cure. Meloni: famiglie senza oneri.

Crans-Montana, paga la Svizzera

La Svizzera si farà carico delle spese sanitarie sostenute per curare i giovani italiani rimasti feriti nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Una decisione che mette fine a una vicenda che aveva provocato tensioni diplomatiche tra Roma e Berna e, soprattutto, aveva suscitato indignazione tra le famiglie dei ragazzi coinvolti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto positivamente l’esito della vicenda, ribadendo un principio che il Governo italiano aveva sostenuto fin dall’inizio: nessun costo delle cure dovrà ricadere sulle famiglie delle vittime.

La decisione è stata comunicata dal presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, direttamente alla premier italiana. Il Governo elvetico ha scelto di rinunciare, in via eccezionale, al rimborso delle prestazioni sanitarie, assumendosi integralmente il costo delle cure, quantificato in circa 1,5 milioni di franchi svizzeri, pari a oltre 1,6 milioni di euro.

La cifra riguarda dodici giovani italiani che, dopo l’incendio del locale Le Constellation nella notte di Capodanno, erano stati ricoverati negli ospedali svizzeri per ricevere le prime cure. La vicenda era diventata un caso diplomatico quando alcune famiglie avevano ricevuto fatture sanitarie particolarmente onerose, arrivate anche a superare i 70mila euro per poche ore di ricovero.

La questione aveva provocato una dura reazione da parte del Governo italiano. Meloni aveva definito inaccettabile la prospettiva che le famiglie dovessero sostenere quei costi, mentre Tajani aveva ribadito con fermezza che l’Italia non avrebbe pagato. Roma aveva contestato soprattutto l’opportunità di trasformare le conseguenze sanitarie di una tragedia di tale portata in una normale procedura di rimborso tra sistemi sanitari.

Nella comunicazione del presidente Parmelin emerge anche la motivazione alla base della scelta elvetica: la consapevolezza del dolore delle famiglie e delle conseguenze permanenti che le gravi ferite continueranno a provocare nei giovani sopravvissuti. La rinuncia al rimborso viene inoltre presentata come un gesto di reciprocità e di riconoscenza per la solidarietà ricevuta dall’Italia e da altri Paesi europei nelle ore immediatamente successive alla tragedia.

La Svizzera ricorda, infatti, il contributo offerto dall’Italia attraverso il Meccanismo europeo di protezione civile, con interventi tempestivi e gratuiti per il trasporto e la cura dei feriti. Un aiuto che aveva permesso di affrontare l’emergenza senza frapporre ostacoli burocratici o richieste economiche.

«Accolgo con grande soddisfazione la notizia. Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia», ha dichiarato Meloni, ringraziando Parmelin per la sensibilità dimostrata. La premier ha rivolto nuovamente il proprio pensiero alle famiglie delle vittime e dei ragazzi feriti, assicurando che il Governo continuerà a essere loro vicino.

Anche Tajani ha espresso il proprio apprezzamento per la decisione di Berna: «È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente», ha sottolineato il vicepremier, interpretando la scelta svizzera come un segnale positivo nei rapporti tra i due Paesi.

Si chiude così, almeno sul versante economico e diplomatico, una controversia che aveva rischiato di aggiungere ulteriore sofferenza a quella già vissuta dalle famiglie. Il conto da 1,6 milioni di euro non finirà né sulle spalle dei genitori né a carico del Servizio sanitario nazionale italiano. Resta, naturalmente, il peso umano di una tragedia che nessuna decisione amministrativa potrà cancellare.

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