Il Sistema continua: un blocco correntizio governa i magistrati
Intervista all'ex presidente dell’Anm: «L’esito del voto per il futuro Csm era scritto. A Ferri i voti di chi è contro l’ipocrisia»
Era il cattivo. L’untore. La macchia che aveva alterato l’immagine immacolata delle toghe. Ma da tempo la leggenda nera di Luca Palamara non regge più. «Lo considero un tema ormai sdoganato, penso che si assottigli sempre più la quota di coloro che credono alla favola di Pinocchio. È ovvio che le nomine venissero concordate fra tutti i gruppi associativi», dice l’ex presidente dell’Anm radiato dall’ordine giudiziario per condotte che difficilmente possono essergli ascritte in via esclusiva. E un po’, l’equivoco sulla condivisione anche ideale delle prassi, nell’“autogoverno” dei magistrati, è demistificato anche dalla clamorosa elezione, nel nuovo Csm, di Cosimo Ferri, l’ex leader di ‘Magistratura indipendente’ coinvolto, come Palamara, nel caso Champagne. Proprio con Palamara analizziamo l’esito del voto per i consiglieri magistrati del futuro plenum.
Sembra esserci un’ambivalenza, nel risultato. Ha vinto, se vogliamo, il voto giovane attratto dalle correnti che hanno più energicamente condotto la battaglia per il No alla riforma Nordio, ma questo vento di novità non pare tradursi in un vero rinnovamento: il sistema delle correnti non è andato affatto in frantumi, e comunque la voglia di “autonomia e indipendenza” dalla politica si tradurrà probabilmente anche nella rivendicazione del diritto a eleggere i capi degli uffici secondo logiche di politica associativa, cioè correntizie. È così?
Possono esserne testimoni alcuni suoi colleghi presenti alla festa del Dubbio: l’esito delle elezioni, nel suo complesso, per quanto mi riguarda, era abbastanza scontato: era prevedibile che avrebbe ottenuto i maggiori consensi il blocco di ‘Unicaarea’, comprensivo di ‘Area’ e di una parte di ‘Unicost’ e di ‘Mi’, che ormai governa come un sol uomo la magistratura da circa sette anni. Era assolutamente improbabile, se non del tutto escluso, un risultato diverso. Quanto ai giovani, viene in mente il curioso caso di Benjamin Button: anche i giovani possono nascere vecchi. Su questo punto, però, farei un distinguo.
Chi vuole salvare, vediamo.
Mi capita spesso di girare per l’Italia in occasione delle presentazioni dei miei libri e di incontrare tanti giovani che vogliono partecipare al concorso in magistratura. Alcuni si omologano al pensiero dominante perché, una volta superato il concorso, essere accolti nei gruppi che comandano diventa una scorciatoia. È capitato a chiunque di noi. Ma ci sono anche tanti giovani che non vogliono assuefarsi a una volontà precostituita e al pensiero unico, proprio come coloro che hanno votato scheda bianca o non hanno scelto il blocco di ‘Unicaarea’. Io sono certo che le nuove generazioni sapranno cambiare la magistratura proprio partendo dagli errori e da tutto ciò che non ha funzionato nel sistema delle correnti.
Non è paradossale che la componente di ‘Mi’ meno persuasa dalla battaglia antigovernativa abbia finito per eleggere sì Cosimo Ferri, abbia sì dato una ‘lezione’ alla parte del gruppo apparsa troppo schiacciata sulla ‘linea Maruotti’ ma abbia anche finito per favorire una maggioranza togata “di centrosinistra”, nel nuovo Consiglio superiore?
Non vorrà mica pensare che la linea politica venga elaborata all’interno della giunta Anm? Chi ricopre una carica associativa deve necessariamente adeguarsi a quanto stabilito dai singoli gruppi, che sono i reali detentori del potere interno alla magistratura e indicano chi dovrà comporre il Csm, chi dovrà sedere nell’Anm e pure chi dovrà rimanere fuori, come avvenuto nel caso della Ornano. Questa candidata al Csm, benché fosse stata segretario di ‘Area’, non è stata in alcun modo tutelata, a differenza di altre sue colleghe. Aggiungo che la linea politica dettata dalla componente intransigente di ‘Area’, sia sui fatti del 2019 sia sulla posizione antigovernativa, è quella a cui gli altri gruppi hanno finito per omologarsi. A quel punto, è chiaro che l’elettore preferisca scegliere l’originale, cioè la corrente di ‘Area’.
La spinta antisistema di ‘Altra proposta’ rappresenterebbe, se sommata alle schede nulle, la ‘maggioranza relativa’, nella magistratura. D’altra parte, se sommi tutti i voti andati alle correnti, inclusa ‘Autogoverno diffuso’ sostenuta da ‘Md’, scopri che il 70% delle toghe non vuole rompere con l’associazionismo giudiziario. Vincerà mai, l’anti-correntismo, nella magistratura?
Da questo punto di vista, mi ripeto: il sistema di potere interno alla magistratura è bloccato sulle correnti. Ci sono, però, segnali molto importanti in controtendenza: aumenta progressivamente il numero dei magistrati che non vogliono omologarsi a questo meccanismo. È una goccia d’acqua che lentamente riempie il bicchiere.
Qualcuno malignerà che dietro l’elezione di Ferri c’è anche il suo silenzioso contributo: cosa replica?
Replico dicendo che chi conosce la storia della magistratura sa benissimo che, a parte l’alleanza durante l’ultima mia fase al Csm, in precedenza, durante la mia esperienza associativa, ero in contrapposizione con Cosimo Ferri. Tanto è vero che, nonostante avesse ottenuto il maggior numero di voti, venne escluso dalla giunta dell’Anm all’epoca guidata dall’asse tra ‘Unicost’ e ‘Area’. Detto questo, Ferri è stato un punto di riferimento per una parte della magistratura che, anziché scegliere la strada dell’ipocrisia o del tradimento, ha preferito rinnovargli la fiducia. Questo per dire che Ferri non aveva sicuramente bisogno del mio aiuto, ma è indubbio che tutti coloro i quali ritengono che la vicenda del 2019 abbia nascosto molta polvere sotto il tappeto, magari hanno potuto pensare che la sua elezione potesse essere un modo per ristabilire la realtà di quei fatti.
Ha sentito Ferri? Gli ha fatto i complimenti? E i magistrati di ‘Mi’, di entrambe le ‘fazioni’, l’hanno chiamata? Cosa le hanno detto?
Non ho avuto modo di sentire Ferri, ma sicuramente, quando capiterà, gli farò i complimenti, come a tanti altri eletti il cui valore professionale è fuori discussione, a prescindere dall’appartenenza correntizia. Ho avuto modo di confrontarmi con colleghi con i quali ho condiviso l’analisi dei risultati nei termini che ho appena descritto.
L’elezione di Ferri, il consenso che ha raccolto, costringeranno una volta buona la magistratura italiana ad ammettere che il sistema delle nomine non si riduceva a Luca Palamara?
Considero ormai sdoganato questo tema, perché penso che si stia assottigliando sempre più la quota di coloro che credono alla favola di Pinocchio. È ovvio che le nomine venissero concordate fra tutti i gruppi associativi: basta leggere la lettera di protesta per la recente nomina del posto di procuratore aggiunto a Bologna o quella per la nomina di aggiunto alla Dna. Meglio di qualunque altra narrazione, spiegano quello che ancora oggi avviene in occasione delle nomine.
Le correnti hanno vinto, e hanno vinto anche per aver difeso l’unità delle carriere: ha però la sensazione che, messa al sicuro, con il No alla legge Nordio, la propria sopravvivenza, l’associazionismo giudiziario (e forse la magistratura in generale) voglia raffreddare lo scontro con la politica? La priorità, per le correnti, sembra preservare il diritto a governare le promozioni interne con il minor grado possibile di intromissione da parte dei partiti. Un interesse che vale assai più del protagonismo mediatico di qualche pm a caccia di politici: è così?
Da questo punto di vista, nulla di nuovo sotto il sole. In questo momento è chiaro che la magistratura si trova in una fase di attesa, in vista delle nomine dei laici per il prossimo Csm e dell’esito delle Politiche 2027. Riguardo ai laici, è evidente che vi sia una differenza tra una composizione di 6 consiglieri indicati dall’attuale maggioranza di centrodestra, con 4 di opposizione, rispetto a un ‘7 a 3’, anche per le possibili ripercussioni sulla nomina del vicepresidente. Anche l’esito delle Politiche, sul quale potrebbero incidere eventuali indagini, influirà sulla postura dell’Anm, che varia a seconda della maggioranza di governo: diventa più intransigente e assume toni più marcatamente oppositivi quando governa il centrodestra, si fa invece meno intransigente quando alla guida del Paese c’è il centrosinistra. Solo dopo questi passaggi si potrà avere un quadro più chiaro di come evolveranno i rapporti tra la magistratura e la politica.
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