Anno: XXVIII - Numero 197    
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Confprofessioni sessant’anni di visione e futuro

Il 21 e 22 ottobre a Roma un appuntamento per ripercorrere la storia delle professioni e affrontare le sfide della trasformazione.

Confprofessioni sessant’anni di visione e futuro

Sessant’anni di storia, di cambiamenti, di conquiste e di trasformazioni. Ma soprattutto sessant’anni di visione. Il mondo delle professioni si prepara a guardare al proprio passato e, contemporaneamente, a interrogarsi sul futuro, con un appuntamento in programma il 21 e 22 ottobre 2026 a Roma, negli spazi di Roma Eventi, in Fontana di Trevi 1. Il titolo scelto, Professionisti. Sessant’anni di visione 1966–2026, richiama un percorso lungo sei decenni, nel corso dei quali il lavoro professionale ha attraversato profonde trasformazioni economiche, sociali, normative e tecnologiche.

L’anniversario non rappresenta soltanto un’occasione celebrativa. Sessant’anni sono un arco temporale sufficientemente ampio per misurare quanto siano cambiati il ruolo dei professionisti, il rapporto con le istituzioni, l’organizzazione degli studi, le competenze richieste dal mercato e le aspettative dei cittadini e delle imprese. È cambiato il Paese, è cambiata l’economia e sono cambiate le modalità attraverso le quali si esercitano le attività intellettuali. La professione, un tempo spesso identificata con lo studio individuale e con un rapporto diretto e fiduciario tra professionista e cliente, è oggi chiamata a confrontarsi con strutture organizzative più complesse, nuove tecnologie, concorrenza crescente e una domanda di servizi sempre più articolata.

In questo scenario, il richiamo alla visione assume un significato particolare. Non basta conservare ciò che è stato costruito, né è sufficiente rivendicare il valore della tradizione. Occorre comprendere come difendere l’autonomia professionale e, allo stesso tempo, consentire alle professioni di evolversi, innovare e rispondere alle nuove esigenze della società. È proprio in questo equilibrio tra identità e cambiamento che si misura la capacità di una categoria di affrontare il futuro senza perdere le ragioni della propria funzione.

Il tema riguarda da vicino l’intero sistema delle professioni ordinistiche e non ordinistiche, chiamate a confrontarsi con questioni decisive: il riconoscimento delle competenze, la qualità della formazione, l’accesso al mercato, la sostenibilità economica degli studi, il ricambio generazionale, l’equo compenso e la necessità di garantire condizioni di esercizio adeguate anche ai professionisti più giovani. A queste sfide si aggiunge l’impatto dell’intelligenza artificiale, destinata a modificare procedure, tempi di lavoro e organizzazione delle attività, senza tuttavia cancellare il valore della responsabilità personale, dell’indipendenza di giudizio e della competenza specialistica.

La trasformazione digitale pone infatti una domanda che non può essere elusa: quale spazio avranno i professionisti in un’economia nella quale una parte crescente delle attività viene automatizzata e le informazioni sono disponibili con immediatezza? La risposta non può consistere nella difesa indiscriminata delle vecchie modalità operative. Deve piuttosto passare attraverso la capacità di valorizzare ciò che rende insostituibile il lavoro professionale: la preparazione, l’esperienza, la capacità di interpretare problemi complessi e di assumere responsabilità nei confronti dei clienti, delle imprese e della collettività.

Anche il rapporto con le istituzioni resta centrale. Le professioni rappresentano un patrimonio di competenze che contribuisce al funzionamento dell’economia e dell’amministrazione, sostiene le attività produttive e accompagna cittadini e imprese nell’applicazione di norme sempre più articolate. Per questo, il confronto tra rappresentanze professionali e decisori pubblici non può ridursi a una successione di rivendicazioni corporative. Deve tradursi in politiche capaci di riconoscere il contributo delle competenze indipendenti, semplificare gli adempimenti, assicurare regole chiare e favorire l’accesso dei giovani al mercato del lavoro professionale.

Il sessantesimo anniversario offre dunque l’occasione per riflettere anche sulle contraddizioni che attraversano il settore. Da una parte, le professioni continuano a essere essenziali per la qualità dei servizi, la tutela dei diritti, la sicurezza economica e la competitività del sistema produttivo. Dall’altra, molti professionisti devono fare i conti con margini ridotti, carichi burocratici elevati, difficoltà di crescita e una concorrenza che non sempre si svolge in condizioni equilibrate. Il prestigio storico di una professione, da solo, non garantisce più né stabilità economica né prospettive di sviluppo.

C’è poi la questione delle nuove generazioni. Attrattività, redditività e possibilità di costruire percorsi professionali solidi saranno determinanti per assicurare continuità alle competenze. Se l’ingresso nel mercato diventa troppo difficile e le prospettive economiche troppo incerte, il rischio è che il patrimonio di conoscenze accumulato nel corso dei decenni non trovi un adeguato ricambio. Investire sui giovani, promuovere la formazione permanente e rendere compatibili innovazione e autonomia non sono quindi obiettivi accessori, ma condizioni necessarie per il futuro del sistema professionale.

L’appuntamento del 21 e 22 ottobre a Roma Eventi, nel cuore della Capitale, si colloca in questo orizzonte di riflessione. Il programma dettagliato, i promotori e gli eventuali relatori non sono indicati nelle informazioni disponibili; non è quindi possibile attribuire all’iniziativa sessioni, interventi o decisioni specifiche. Il titolo e le date, tuttavia, individuano chiaramente il filo conduttore dell’occasione: rileggere sessant’anni di esperienza per comprendere quali strumenti siano necessari ad affrontare i prossimi decenni.

Il punto, in definitiva, non è soltanto celebrare una ricorrenza. È capire se la visione che ha accompagnato il mondo professionale dal 1966 sia ancora in grado di interpretare un presente radicalmente diverso e di anticipare le trasformazioni che verranno. La storia costituisce una risorsa quando aiuta a individuare una direzione, non quando diventa un rifugio. E il futuro delle professioni dipenderà dalla capacità di coniugare competenza e innovazione, libertà e responsabilità, tutela del lavoro e apertura al cambiamento.

Sessant’anni rappresentano un traguardo importante, ma anche un passaggio. Perché una professione che vuole continuare a essere protagonista non può limitarsi a ricordare ciò che è stata: deve dimostrare di avere ancora una visione di ciò che vuole diventare.

 

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