L’esercito silenzioso dei rimpatriati.
4 giovani su 10 tornano in Italia.
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È un piccolo esercito che non fa clamore quello degli oltre 129 mila giovani italiani rimpatriati nell’ultimo quinquennio. Non un fenomeno sporadico ma un trend in consolidamento: i rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero erano 26 nel quinquennio 2011-2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare a 40 tra il 2021 e il 2025. Sono alcuni degli elementi che emergono dal Focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”. I dati riguardano giovani tra i 18 e i 39 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero. L’età media per il rientro è di 29,6 anni: persone che hanno probabilmente optato per il rimpatrio dopo un periodo di formazione o un’esperienza professionale.
Un altro dato importante è che la decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale. Non a caso gli aspetti del mondo del lavoro giudicati migliori o uguali rispetto all’estero sono le opportunità di conciliazione vita-lavoro (75%), seguite dal contesto/clima di lavoro (67,9%), dalle tutele del lavoratore (64,3%) e dai benefit (60,7%); mentre soltanto il 42,9% indica salari adeguati al costo della vita. “Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro – percorso già in atto – ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”, ha commentato il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Rosario De Luca.
