Anno: XXVIII - Numero 172    
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A Conte dico: chi prende più voti si prende Chigi

Orfini indica le primarie come alternativa e difende l’invio di armi a Kyiv: «Senza sostegno militare sarebbe più fragile»

A Conte dico: chi prende più voti si prende Chigi

Matteo Orfini, deputato Pd e già presidente del partito, ritiene doveroso continuare l’invio di armi all’Ucraina perché «se dovessimo smettere Kyiv sarebbe in difficoltà» e sulla scelta del candidato premier del Campo largo è netto: «Ricordo a Giuseppe Conte – dice – che per due volte è stato presidente del Consiglio per il fatto che era espressione del partito più grande».

Onorevole Orfini, c’è ancora spazio per il dialogo tra maggioranza e opposizione sulla legge elettorale?

N oi abbiamo da sempre la stessa posizione e cioè fare di tutto per evitare che questa legge elettorale introduca surretiziamente il premierato. È una legge sbagliata, che fa danni e che ha l’obiettivo dichiarato da Meloni di prendersi il Quirinale scassando la Costituzione. Come abbiamo fatto ostruzionismo al Senato lo faremo alla Camera. Sempre che ci arrivi perché non sono così convinto che la maggioranza voglia approvarla. Finché non risolvono il tema Vannacci non so se andranno davvero fino in fondo.

A proposito di Vannacci, dopo la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt teme per l’arrivo di un’onda nera in Europa?

L’onda nera ce l’abbiamo già al governo, nel senso che è quella che ha portato Giorgia Meloni a palazzo Chigi. C’è stata quattro anni fa e oggi ne misuriamo gli effetti: crisi economica, crescita zero, crollo dei salari, aumento dell’inflazione e blocco della produzione industriale. Da qualsiasi parte la si vede non c’è nulla a favore del governo, tant’è che rivendicano solo la durata. Di fronte a questo fallimento e a quello che sta accadendo in Europa è nostro dovere fare dell’Italia il Paese che inverte la rotta, sconfiggendo la destra.

Vannacci non è ancora più a destra della destra di Meloni?

Vannacci è figlio del fallimento della destra. Le parole che usa non sono molto diverse da quelle che usava Meloni dall’opposizione o di chi invitava a sparare sui barconi. Visto il fallimento della destra al governo c’è un’altra destra che prova a evitare la dispersione di una parte di quei voti. A me pare che la vicenda Vannacci rompa il velo dell’ipocrisia, nel senso che adesso vedremo l’atteggiamento di forze politiche come Forza Italia che si definiscono liberali e che rischiano in caso di accordo con Vannacci di diventare un cespuglio dell’alleanza di centrodestra.

In Aula arriverà nelle prossime settimane il ddl Antisemitismo e il Pd è spaccato: qual è la sua posizione?

Il testo che arriva qui è invotabile. Ovviamente c’è un lavoro da fare in commissione Affari costituzionali per cercare di cambiarlo anche radicalmente e vedremo come andrà il confronto in commissione poi valuteremo il da farsi. La mia personale opinione è che è un testo invotabile.

Poco fa ha accennato alla sconfitta del centrodestra: come si batte questa maggioranza?

Credo che adesso siamo in un momento in cui occorra accelerare nella costruzione di un programma politico in modo partecipativo, coinvolgendo pezzi di società, settori, associazioni e quant’altro e mettendo quelli che devono essere i punti fermi di una proposta alternativa e su quelli cementare un programma. Questi quattro anni di opposizione hanno mostrato punti in comune dai quali partire e che devono essere completati.

Eppure restano questioni divisive, su tutte l’Ucraina: pensa sia necessario continuare a inviare armi a Kyiv, al contrario di quanto pensano M5S e Avs?

Penso che non sarà difficile trovare la sintesi anche perché le parole che ho ascoltato nelle ultime settimane da parte degli alleati partono tutte dal riconoscimento della necessità di non abbandonare l’Ucraina e di riconoscere come hanno sempre fatto la responsabilità di Putin in questa guerra. Dal mio punto di vista e di quello del Pd non abbandonare l’Ucraina significa anche sostenerla militarmente perché qualora dovessimo smettere è chiaro che la posizione di Kyiv sarebbe molto più fragile.

Come sceglierete chi sarà a guidare la coalizione?

In qualunque coalizione europea, con qualunque legge elettorale, la normalità delle cose è che a guidare la coalizione è il leader del partito più grande. Peraltro vedo che Conte ha contestato questo meccanismo ma gli ricordo che è quello in virtù del quale per due volte ha fatto il presidente del Consiglio. In governi di coalizione molto diversi, è vero, ma comunque è andato a palazzo Chigi perché espressione del partito numericamente più forte. Se si vuole mettere in discussione questo principio, l’unico percorso ordinato per sciogliere il nodo è quello delle primarie, non vedo alternative.

Non è già troppo tardi?

Direi di no visto che non sappiamo nemmeno con che legge elettorale si voterà e quindi è chiaro che al termine della discussione sul sistema di voto bisognerà mettere a terra la discussione sui tempi delle eventuali primarie, ma nel frattempo partirei dalle cose più rilevanti e cioè la costruzione di un nucleo programmatico condiviso.

Anche con Matteo Renzi, che secondo Conte fa perdere voti?

Di fronte a una destra che prova anche a imbarcare Vannacci penso che dovremmo allargare l’alleanza più possibile, a patto di non snaturare il programma. Quindi nessun veto, purché ci sia un programma comune.

Di Giacomo Puletti su Il Dubbio

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