Anno: XXVIII - Numero 171    
Giovedì 10 Settembre 2026 ore 13:30
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La stabilità non è un dettaglio: il vero record del governo

Meloni Ci sono record che si celebrano con una medaglia e altri che, in politica, dovrebbero essere valutati per quello che producono.

La stabilità non è un dettaglio: il vero record del governo

Il governo guidato da Giorgia Meloni è arrivato al traguardo che per decenni, nella Repubblica italiana, sembrava quasi irraggiungibile: oggi, 4 settembre, diventa ufficialmente il governo più longevo della storia repubblicana, superando i 1.412 giorni del secondo esecutivo Berlusconi.

È un fatto. E sarebbe un errore liquidarlo come una semplice curiosità statistica. In un Paese abituato a governi che durano in media poco più di un anno, la continuità dell’azione politica è un valore in sé. Non significa che quattro anni di governo equivalgano automaticamente a quattro anni di buon governo. Significa però che, per una volta, l’Italia ha potuto programmare senza vivere ogni giorno nell’attesa della prossima crisi di maggioranza.

E c’è un altro dato storico che non può essere ignorato: Giorgia Meloni è stata la prima donna a Palazzo Chigi. Anche questo, al di là delle appartenenze politiche, rappresenta una cesura nella storia della Repubblica.

Ma il punto vero è un altro: la stabilità produce valore. Per gli investitori significa poter guardare oltre l’orizzonte della prossima settimana parlamentare. Per le imprese significa avere un quadro più prevedibile. Per i mercati significa poter distinguere un Paese capace di governarsi da uno condannato all’eterna emergenza.

I numeri, naturalmente, vanno letti senza propaganda. Ma neppure possono essere ignorati quando raccontano una realtà diversa dalla caricatura di un’Italia immobile. A luglio 2026 gli occupati hanno raggiunto quota 24,37 milioni, con un tasso di occupazione al 63,2 per cento e 16,58 milioni di dipendenti a tempo indeterminato: livelli record.

Sul fronte dei conti pubblici, lo spread è sceso dai circa 220 punti di inizio legislatura a un livello intorno agli 80, mentre il rapporto deficit/Pil è passato dall’8 per cento a poco più del 3 per cento.

Non è tutto merito di Palazzo Chigi, naturalmente. L’economia non è una creatura governabile con un telecomando e molti fattori sfuggono alle decisioni di un esecutivo. Ma sarebbe altrettanto ideologico sostenere che la stabilità politica non abbia alcuna rilevanza.

Ed è proprio qui che il record di Meloni smette di essere una celebrazione e diventa una responsabilità.

Avere conquistato stabilità significa avere oggi qualcosa che i governi precedenti hanno avuto molto più raramente: tempo. Tempo per affrontare i problemi strutturali che non si risolvono con un decreto spot o con un bonus. La produttività stagnante, il debito pubblico, i salari, la denatalità, la burocrazia, il costo dell’energia, la competitività delle imprese, la giustizia troppo lenta.

La stabilità è dunque una condizione necessaria, non sufficiente. Può diventare un enorme vantaggio competitivo per l’Italia oppure trasformarsi in una semplice rendita politica.

La sfida dell’ultimo tratto della legislatura è tutta qui: dimostrare che un governo capace di durare può anche essere un governo capace di cambiare. Perché il vero record non sarà arrivare primi nella classifica dei giorni trascorsi a Palazzo Chigi.

Sarà lasciare un’Italia più solida di quella ricevuta.

E, finalmente, abbastanza stabile da non dover ricominciare tutto da capo a ogni cambio di governo.

 

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