Anno: XXVIII - Numero 167    
Venerdì 4 Settembre 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Prima la Casta, poi le vittime

Prima la Casta, poi le vittime

A Torino si difende l’autonomia del giudice. Ma chi difende davvero una tredicenne?

Prima la Casta, poi le vittime

C’è una tredicenne al centro di questa storia. Eppure, dopo la decisione del gip di Torino di disporre l’obbligo di firma per l’uomo accusato di averla molestata, il dibattito pubblico sembra essersi rapidamente spostato altrove: sugli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

La Procura di Torino ha impugnato il provvedimento e chiesto una misura cautelare più severa, ritenendo insufficienti le prescrizioni adottate dal gip. Sarà il Tribunale del Riesame a stabilire chi abbia ragione. È la normalità di un sistema giudiziario nel quale le decisioni possono essere contestate e sottoposte a verifica.

Ma proprio l’ispezione ministeriale ha fatto insorgere l’Anm, che ha parlato di «attacchi scomposti» e di iniziativa «non ortodossa». Anche l’Unione Camere Penali ha criticato l’intervento di via Arenula, sostenendo che il merito delle decisioni giudiziarie debba essere affrontato attraverso le impugnazioni.

E qui sta il punto.

Nessuno pretende di mettere in discussione l’indipendenza della magistratura. Ma indipendenza non significa intoccabilità. Un giudice è autonomo, non infallibile. Una decisione può essere legittima e, al tempo stesso, discutibile. E chi esercita il potere di decidere sulla libertà delle persone deve accettare che le proprie decisioni siano sottoposte al controllo previsto dalla legge e anche alla critica dell’opinione pubblica.

Altrimenti l’autonomia rischia di trasformarsi, agli occhi dei cittadini, in una sorta di immunità corporativa.

È questo che dovrebbe preoccupare.

Perché davanti a una vicenda che coinvolge una ragazzina di tredici anni, la priorità dovrebbe essere la tutela della vittima e la piena comprensione di ciò che è accaduto. Non l’ennesimo duello tra politica e magistratura.

Invece siamo già al solito copione: una decisione controversa, la politica che protesta, le toghe che si compattano, le accuse reciproche e la Costituzione agitata come uno scudo.

Ma la Costituzione non è un lasciapassare per nessuno.

La magistratura va difesa quando viene minacciata. Va rispettata quando esercita il proprio ruolo. Ma proprio perché è un potere fondamentale dello Stato deve essere trasparente, responsabile e aperta alla verifica.

E soprattutto non può pretendere che il cittadino smetta di indignarsi quando una decisione giudiziaria gli appare incomprensibile.

Qui non si tratta di chiedere vendetta o di invocare una giustizia sommaria. Si tratta di pretendere che ogni passaggio sia chiaro e che gli strumenti dell’ordinamento funzionino davvero.

La Procura ha fatto ricorso. Il ministro ha disposto un’ispezione. Il Tribunale del Riesame valuterà il provvedimento.

Che il sistema faccia il suo lavoro.

Ma senza dimenticare chi dovrebbe essere al centro di questa storia.

Una tredicenne.

Perché l’autonomia della magistratura è sacrosanta. La sua trasformazione in intoccabilità, invece, non lo è.

E quando tra gli scudi corporativi e la voce delle vittime si perde di vista la vittima, allora qualcosa, nello Stato di diritto, si è già inceppato.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.