«Meloni? Logorata ma non troppo... Salvini è al capolinea»
Parla Giovanni Orsina, direttore del dipartimento scienze politiche della Luiss.
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Giovanni Orsina, politologo e direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, analizza lo stato attuale del governo a pochi giorni dal record di longevità. «L’esecutivo è certamente logorato – spiega – ma meno di quello che ci si poteva aspettare». Poi ragiona sul momento della Lega, con Salvini che ha «esaurito la sua funzione storica» e di Forza Italia «che mantiene il suo ruolo». Il Campo largo? «Quest’estate ha dato ben misera prova di sé», chiosa.
Direttore Orsina, come arriva il governo al traguardo del più longevo dello Repubblica, ormai prossimo?
Certamente arriva logorato, ma se quattro anni fa ci avessero detto che arrivava così poco logorato ci saremmo sorpresi. Per come immaginavamo quattro anni fa la volatilità del sistema politico, se ci avessero detto che FdI arrivava al 2026 più o meno con le stesse percentuali prese nel 2022 non ci avremmo creduto. Se non ci fosse stata la variabile Vannacci, e quindi se questa maggioranza fosse riuscita a evitare la nascita di Futuro nazionale, avremmo potuto dire che ci arrivava in condizioni ottimali. Con Vannacci dobbiamo invece dire che il logoramento si traduce anche in un dato politico.
Vannacci può dunque costituire un problema per il centrodestra da qui alle Politiche?
La risposta breve è sì. Innanzitutto c’è un problema di sondaggi e di crescita elettorale. Vedremo dove arriva ma ogni punto percentuale in più il problema diventa più grande. Ma il problema esiste anche se Vannacci ha soltanto un voto in più della differenza tra gli schieramenti. Se la destra fosse al 43 e la sinistra al 45, anche tre o quattro punti farebbero la differenza tra vittoria e sconfitta. Dopodiché, è chiaro che più Fn cresce e più cresce il costo di metterselo in casa. Con il 4% è una cosa, con l’8 o il 10% è un’altra. A leggere i sondaggi oggi, il centrodestra con Vannacci vince e senza perde.
E quindi il centrodestra finirà per tirare dentro Futuro nazionale?
Dirlo oggi è difficilissimo. Non sappiamo ancora con quale sistema elettorale andremo a votare e nemmeno quando andremo alle urne. Se a tre mesi dal voto i sondaggi dovessero dare un centrodestra sotto di due o tre punti, Meloni potrebbe infischiarsene di Vannacci e provare a recuperare terreno in campagna elettorale. Se però i sondaggi dovessero dare il Campo largo sei o sette punti avanti a quel punto la tentazione di inglobare Vannacci crescerebbe. Premesso che non sappiamo nemmeno come ci arriverà, il Campo largo, che quest’estate ha dato ben misera prova di sé. A oggi mi pare che il borsino complessivo ci dica più no che sì, cioè che per Meloni sia meglio perdere senza Vannacci che vincere con Vannacci. Certo, nell’equazione bisogna includere anche la variabile Quirinale nel 2029: chi vince le elezioni nel 2027 è in vantaggio per il Colle.
A proposito di Campo largo, l’antimelonismo sarà un collante sufficiente per tenere unito il centrosinistra?
Quello che si sta configurando sempre di più è che, come l’antiberlusconismo è stato il collante della sinistra quando c’era Berlusconi, l’antimelonismo è il collante della sinistra con Meloni. La sinistra a livello globale è in crisi perché siamo di fronte a un populismo di sinistra che è difficile da sommare alla sinistra tradizionale. È possibile un “matrimonio” solo dove uno dei due implode, come è accaduto in Spagna con Podemos, poi Sumar.
Eppure M5S e Pd, a cui aggiungo Avs e Iv, hanno identità ben definite: come riusciranno a convivere, magari attraverso le primarie?
È chiaro che ognuno cerca di prevalere sull’altro, proprio perché sono due diverse sinistre e oggi il Pd è sì il partito più forte, ma fino a pochi anni fa lo era il M5S, e Conte è quello che ha esperienza di governo. Non so come vada a finire ma so che rischiano di farsi molto male, per quanto sia anche vero che più tempo passa fra le primarie e il voto, più le fratture potranno esser metabolizzate. Quel che è più difficile da gestire è l’elettorato M5S, una parte del quale davvero potrebbe non andare a votare se Schlein guidasse la coalizione.
Il M5S in passato ha governato anche con la Lega, oggi in evidente difficoltà: Salvini riuscirà a uscire dal cul de sac in cui si è infilato?
L’impressione è che la Lega sia dentro a un circolo vizioso. Salvini assomiglia un po’ a Renzi: la sconfitta che ha patito nel 2019 è una di quelle dalle quali non ti riprendi più perché ti porti addosso lo stigma del perdente. Salvini è riuscito a tenere in questa legislatura, con grande fatica, ed è certo che l’operazione Vannacci è stata quella terminale. Fino a prima di Vannacci l’elettore scontento della Lega non sapeva dove andare, oggi va da Vannacci. Quelli delusi da Salvini che potevano andare da Meloni lo avevano già fatto tra il 2019 e il 2022, gli altri lo hanno abbandonato in questi mesi. Salvini ha preso il partito nel 2013 al 4% e l’ha riportato al 4%: la sua funzione storica si è esaurita, il progetto di Lega nazionale è stato realizzato da Meloni, e a questo punto tanto vale tornare alla Lega delle origini.
Altra variabile è Forza Italia, arcinemica di Vannacci: che ruolo avrà il partito azzurro nei prossimi mesi?
Forza Italia sta svolgendo un ruolo abbastanza chiaro. Il problema è la diarchia tra i Berlusconi e qualunque leader politico – oggi è Tajani ma domani potrebbe essere chiunque altro. Ma la funzione di Fi è molto chiara e ha un fortissimo interlocutore internazionale nel Ppe. Il partito continuerà a fare quello che oggi stanno facendo entrambe le sue anime, ossia presidiare il più possibile il centro. È chiaro che un centrodestra che tira dentro Vannacci porrebbe un problema non banale.
A proposito di centro: può esserci spazio al centro nel sistema attuale, magari se entrambe le coalizioni non dovessero raggiungere la maggioranza?
Da un punto di vista elettorale il quadro è bipolare e lo spazio centrista è ridotto, tanto più con la nuova legge elettorale, che creerà un incentivo al voto utile. Poi, se dalle elezioni non uscirà una maggioranza parlamentare ecco che un partito di centro al 4 o 5% potrebbe diventare determinante. Ma è uno scenario post-elettorale.
In che modo l’attuale situazione internazionale, dai prezzi dei carburanti fino alla guerra tra Russia e Ucraina, potrà impattare sul dibattito politico nostrano?
Potrebbe avere un impatto, ma in genere sono argomenti che spostano pochi voti. O accadono catastrofi che non ci auguriamo, oppure il Paese è abbastanza assuefatto al caos, visto che ci siamo dentro da un po’. Quello che potrebbe avere un impatto sulle coalizioni è la situazione tra Russia e Ucraina. Con novità importanti, sia in positivo che in negativo, ecco che le fratture interne ai due schieramenti potrebbero diventare più profonde o meno profonde.
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