Csm, indipendenti solo sulla carta
Toghe e doppia morale: indipendenti da cosa? Al Csm il correntismo cambia nome ma non volto.
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In questa tornata elettorale per il rinnovo del Csm si registra il boom di candidature “indipendenti”. Ma basta leggere alcuni dei loro curricula per chiedersi “indipendenti” da cosa o da chi? Senza contare che quasi tutti loro, non solo hanno votato No, in tal modo ratificando lo strapotere correntizio, ma ci tengono pure a rivendicarlo pubblicamente.
È quanto emerge dalla mailing list di Anm dove, alla domanda provocatoria su chi avesse votato il Sì al referendum, gli unici che hanno risposto prontamente ci hanno tenuto a dire di non votarli perché avevano sostenuto convintamente il No. Come non cogliere in questo affannarsi a rispondere, pur non richiesti, una richiesta di perdono alla dirigenza della Anm con un messaggio forte e chiaro: ho votato No, mi ammanto di indipendenza solo perché oggi fa più più chic e dà più chance.
Desta curiosità che nessuno abbia risposto pubblicamente “io ho votato Sì”. Ce n’è forse qualcuno? E, in caso affermativo, perché non lo rivendica con altrettanto orgoglio? Per carità, nessun obbligo di dichiararlo pubblicamente, ma qualche dubbio sorge spontaneo. Quanto ai candidati sorteggiati da “Altra Proposta”, alcuni vantano un pensiero più allineato del più convinto correntocrate. Se lo strumento del sorteggio fosse utilizzato per la selezione di tutti i consiglieri, allora sì, avrebbe un senso per sconfiggere il correntismo. Ma, a bocce ferme e dopo il referendum, utilizzare il sorteggio a scopo esemplare ha purtroppo ormai poca valenza.
Incuriosisce poi l’accanimento contro Cosimo Ferri il quale, alla fin fine, rispetto ad altri ha la sola colpa di essere stato beccato “a bere champagne” mentre i compagni di merenda se ne sono “ubriacati”, hanno fatto carriera, pontificato per il No e dimostrato doti canore al comando “Bella ciao”. Che lui abbia qualche chance è ben possibile visto che – corrente o non corrente – rimane uomo potente, che conta pertanto sul voto di coloro che vogliono contare su di lui. Non gli manca poi la simpatia e molta faccia tosta. E che dire dell’esclusione da parte di MI di propri iscritti che si presentano da indipendenti? Scandalosa? Certamente! Ma a scandalizzarsi dovrebbero essere solo coloro che hanno lottato per sconfiggere il Sistema. Cosa contestano gli altri a chi si comporta coerentemente con il Sistema difeso a spada tratta dalla Sacra Unione delle Correnti?
In fondo, la corrente di destra è sempre stata più coerente nel manifestare apertamente di voler dettare legge. A differenza di quelle di sinistra, che vogliono fare lo stesso ma, siccome sono dure e pure, pretendono per giunta che gli si riconosca la democraticità dei mezzi e dei fini. Proprio una fedele riproduzione di ciò che accade a livello politico. Insomma, alla fine si torna sempre al problema centrale della “doppia morale”, quando la morale non riguarda più i principi ma le categorie di appartenenza, non più i comportamenti ma le persone.
Allora può succedere di tutto. Succede che a Ranucci venga tributato una standing ovation dalla Anm, sebbene ne facciano parte anche magistrati che hanno indagato e deciso delle querele sporte nei suoi confronti, che indagheranno e decideranno del caso Lavitola e che indagheranno e decideranno della querela (se sporta) di Ranucci contro Clementina Forleo, “rea” di essersi posta delle legittime domande che – in confronto a quelle di Ranucci nei confronti dei suoi “soggetti” d’inchiesta – sono domande di un’educanda curiosa. Succede pure che Ranucci continui a essere acclamato dalle folle, nonostante abbia scritto un libro in cui si vanta di avere concupito stagiste, d’altronde “con la vita che faccio una trombata me la potrò pure fare!”. Ma siccome lui è buono, allora le femministe glielo perdonano.
Succede anche che al referendum vinca il No grazie alla mossa della Anm: sviare l’attenzione del cittadino dalla norma verso la più atavica delle tendenze umane: dividere il mondo in buoni e cattivi, soprattutto se i cattivi sono i politici di destra che odiano gli immigrati, i lavoratori e in genere le fasce deboli. E odiano pure i magistrati. Una menzione d’onore va poi ai politici di destra che, puntando sull’odio dei propri seguaci, hanno creduto di portarli alle urne, senza però capire che gli indecisi odiavano loro di più. A chi, fiero sostenitore del No, esorta i magistrati per il Sì ad arrendersi alla sconfitta, si può solo rispondere che non è la sconfitta al referendum che brucia, ma quella degli ideali. In un modo immaginario tutti dovrebbero essere corretti, inclusi i politici.
In un mondo reale siamo ormai abituati alle nefandezze di destra e sinistra, e non ci sorprendono quelle emerse durante il referendum. Nel nuovo mondo reale post-referendum dobbiamo abituarci anche alle machiavelliche nefandezze dei magistrati difensori del Sistema. In questo panorama, sperare che al Magistrati, correnti e impunità: il potere che non deve rispondere
Carmen Giuffrida, giudice del Tribunale per i minorenni di Catania su Il Dubbio
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