Non bastava l’Ucraina, ora anche Ranucci spacca il Campo Largo
Il M5s prosegue nella difesa ad oltranza del giornalista, mentre nel Pd aumentano le voci critiche sulla sua condotta.
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Il caso Ranucci-Lavitola comincia a produrre effetti collaterali anche lontano da viale Mazzini. Ha già messo in evidente imbarazzo la magistratura organizzata, che di Sigfrido Ranucci aveva fatto uno dei volti della campagna per il No al referendum sulla giustizia, ma adesso sta aprendo una crepa anche nel Campo largo. Mentre le rivelazioni sui rapporti tra il conduttore di Report e Valter Lavitola continuano infatti ad accumularsi, Pd e Movimento 5 Stelle sembrano aver imboccato due strade diverse.
I Cinque Stelle restano attestati sulla difesa a oltranza del giornalista. Per i parlamentari grillini il punto è uno solo: Ranucci non si tocca. Gli esponenti M5S in Vigilanza Rai parlano di una «caccia» orchestrata da FdI e dai giornali di Angelucci per «screditare la trasmissione e il suo conduttore», fino a rimuoverlo. Barbara Floridia rincara: la pubblicazione dei costi della trasmissione sarebbe un atto «grave», finalizzato a screditare Report e a ottenere la testa del suo conduttore.
Nel Pd, invece, la linea si sta facendo assai più sfumata. Nessuno vuole regalare alla maggioranza lo scalpo di Report, e resta forte l’accusa al centrodestra di voler normalizzare una trasmissione scomoda. Ma tra difendere il programma e blindare chi lo conduce si è aperta una distinzione che fino a pochi giorni fa quasi non esisteva. Luigi Zanda l’ha resa esplicita: «Credo che sia nel suo interesse – e in quello della Rai – lasciare la conduzione di Report». Per l’ex capogruppo dem, Ranucci dovrebbe essere destinato a «un diverso incarico di uguale rango», almeno finché le acque non si saranno calmate. Zanda sottolinea inoltre che la versione di Lavitola non gli appare coerente con i sondaggi commissionati sulla popolarità del giornalista e con le intercettazioni pubblicate.
Ancora più ruvido Stefano Esposito, ex senatore del Pd. Dopo l’archiviazione dell’indagine che lo riguardava, Esposito accusa la trasmissione di non aver mai corretto il tiro: «Ho aspettato invano che facessero un servizio riparatore per dire che avevi sbagliato». Il suo giudizio sul «metodo Report» è durissimo e nasce, spiega, da una vicenda vissuta «in prima persona». Tradotto politicamente: anche da una parte del mondo dem arriva ormai apertamente la richiesta di separare il futuro della trasmissione da quello del suo storico conduttore.
Più prudente Walter Verini, ma neppure lui assolve tutto. «Ranucci è la vittima di questo attentato e merita la solidarietà», premette il senatore Pd, che difende Report come «fiore all’occhiello» del servizio pubblico e considera inaccettabile un intervento politico per cacciarne il conduttore. Poi, però, mette un paletto tutt’altro che irrilevante: Ranucci «ha fatto errori di frequentazione» e «con un personaggio come Lavitola non bisognerebbe prendere neanche un caffè». La decisione finale, sostiene, deve spettare a Ranucci e alla sua redazione.
Proprio su questo punto, si può dure che in un certo modo la distanza con Conte diventa politica. E la frattura a questo punto, non riguarda più soltanto le sfumature lessicali. Il M5S continua a sovrapporre quasi completamente la difesa di Report a quella di Ranucci; nel Pd, invece, cresce l’area di chi vuole salvare trasmissione, autonomia e redazione senza trasformare il suo conduttore in un intoccabile. Una differenza non marginale, tanto più perché arriva mentre il Campo largo è già alle prese con parecchi problemi di convivenza
Il più insidioso riguarda le primarie per la scelta del candidato premier. Il Pd spinge per un regolamento con doppio turno e registrazione preventiva degli elettori, considerati strumenti necessari per rendere il voto controllabile e rappresentativo. Il Movimento 5 Stelle preferisce invece il turno unico e una consultazione aperta, senza albi preventivi. Non proprio una sfumatura tecnica: dietro le regole c’è il problema di chi potrà partecipare, di quanto peseranno gli apparati e, alla fine, di chi avrà più possibilità di vincere.
Così, mentre il centrosinistra prova a costruire l’alternativa, deve già decidere come scegliere il leader e adesso perfino come comportarsi con quello che, secondo le ricostruzioni attribuite a Lavitola, qualcuno aveva immaginato come possibile federatore. Ranucci assicura di non avere progetti politici e di voler continuare a fare il giornalista. Forse è meglio così. Anche perché, di questo passo, tra i pentastellati manca soltanto che gli chiedano un’inchiesta sul regolamento delle primarie. E magari, già che c’è, di stabilire se serva il doppio turno.
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