Anno: XXVIII - Numero 152    
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Sciopero a settembre delle Camere Penali

Astensione dal 23 al 29 settembre contro violazioni del diritto di difesa, crisi delle carceri e stallo delle riforme.

Sciopero a settembre delle Camere Penali

L’Unione delle Camere Penali Italiane torna sul piede di guerra e proclama una settimana di astensione dalle udienze penali, dal 23 al 29 settembre 2026, denunciando quello che definisce un progressivo e preoccupante arretramento delle garanzie costituzionali nel sistema della giustizia penale. Alla base della protesta vi è, innanzitutto, la vicenda delle intercettazioni illegittime dei colloqui tra detenuti e difensori avvenute nel carcere di Perugia “Capanne”, una vicenda che, secondo l’Unione, rappresenta una gravissima violazione del diritto di difesa e del principio di inviolabilità delle comunicazioni tra assistito e avvocato.

Secondo quanto denunciato dai penalisti, per circa sei mesi sarebbero stati captati colloqui riservati tra detenuti e difensori, in violazione degli articoli 15 e 24 della Costituzione, degli articoli 6 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’articolo 103 del Codice di procedura penale, che tutela espressamente la segretezza delle comunicazioni difensive. Un episodio che l’Unione definisce di eccezionale gravità, capace di compromettere uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto.

A rendere ancora più pesante il giudizio dell’avvocatura penalista è il silenzio delle istituzioni. Il 4 giugno scorso il Ministro della Giustizia aveva annunciato l’avvio di accertamenti attraverso l’Ispettorato generale del ministero, ma, a oltre due mesi di distanza, nessun esito è stato reso noto. Nessuna comunicazione è arrivata neppure dal Procuratore generale di Perugia, nonostante le ripetute richieste di chiarimento formulate dall’Unione. Per i penalisti questa assenza di risposte costituisce un fatto politicamente e istituzionalmente inaccettabile.

La protesta, tuttavia, non riguarda soltanto il caso di Perugia. Nella delibera approvata dalla Giunta dell’Unione, la vicenda viene inserita in un quadro più ampio di progressivo indebolimento delle garanzie processuali. Tra le criticità evidenziate figurano il mancato avanzamento della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali, i tentativi di ampliare ulteriormente il ricorso alle intercettazioni, l’estensione dei poteri preventivi delle forze di polizia anche nei confronti dei minori e le proposte di modifica delle regole sull’imputabilità minorile, considerate incompatibili con un sistema penale orientato ai principi costituzionali.

Al centro delle preoccupazioni dell’Unione resta anche la situazione delle carceri italiane. Il sovraffollamento continua a rappresentare una delle principali emergenze del sistema penitenziario, con un tasso di affollamento reale che ha raggiunto il 139,5% della capienza disponibile. A questo dato si aggiunge quello, altrettanto drammatico, dei 33 suicidi registrati negli istituti di pena dall’inizio del 2026, numeri che, secondo i penalisti, impongono interventi immediati e non più rinviabili.

Con l’astensione dalle udienze, l’Unione Camere Penali intende quindi richiamare Governo e Parlamento alle proprie responsabilità. Da un lato chiede al Ministro della Giustizia di rendere pubblici gli esiti degli accertamenti sulla vicenda di Perugia; dall’altro sollecita la ripresa delle riforme ispirate ai principi del garantismo e un piano straordinario per affrontare l’emergenza penitenziaria.

L’organismo rappresentativo degli avvocati penalisti avverte infine che la mobilitazione di settembre potrebbe non rappresentare l’ultimo passo. In assenza di risposte concrete, l’Unione si riserva infatti di promuovere ulteriori iniziative politico-istituzionali, ribadendo che la tutela del diritto di difesa e delle garanzie costituzionali non può essere subordinata ad alcuna esigenza investigativa o emergenziale. Per l’avvocatura penalista, la vicenda di Perugia non costituisce un episodio isolato, ma il simbolo di un equilibrio tra poteri dello Stato che rischia di incrinarsi, con conseguenze profonde sulla credibilità della giustizia e sulla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.

Delibera delle Camere Penali

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