Grillo riapre i giochi e il campo largo vacilla
Il possibile ritorno del fondatore riaccende la crisi del M5S e mette in discussione gli equilibri dell'opposizione.
Il ritorno di Beppe Grillo, anche solo evocato, basta a rimettere in discussione gli equilibri del centrosinistra. Il fondatore del Movimento 5 Stelle non ha annunciato una nuova discesa in campo, ma il messaggio pubblicato sul suo blog rappresenta molto più di una riflessione nostalgica: è una rivendicazione politica e identitaria che riapre una frattura mai davvero ricomposta con Giuseppe Conte. Nel momento in cui il leader pentastellato cerca di consolidare il Movimento come pilastro del campo largo, Grillo ricorda a tutti che il marchio, la storia e soprattutto l’anima originaria del M5S continuano ad avere un proprietario politico.
La questione non è soltanto giudiziaria, legata alla disputa sul simbolo. È soprattutto strategica. Grillo rimette al centro il tema del tradimento delle origini, accusa la dirigenza contiana di aver trasformato il Movimento in un partito tradizionale e richiama quella parte dell’elettorato che non ha mai digerito il sostegno al governo Draghi, la progressiva istituzionalizzazione del M5S e l’alleanza stabile con il Partito Democratico. È un messaggio rivolto ai delusi, agli astenuti e ai militanti che vedono nella stagione delle piazze e del V-Day un patrimonio disperso.
Conte, almeno ufficialmente, minimizza. Rivendica le battaglie sociali del Movimento e insiste sulla piena collocazione nel fronte progressista. Ma dietro la calma ostentata si nasconde un rischio evidente: la riapertura di una competizione interna sull’identità del Movimento proprio mentre dovrebbe concentrarsi sulla costruzione dell’alternativa al centrodestra. Ogni energia spesa nello scontro con Grillo è energia sottratta alla competizione elettorale.
A preoccupare ancora di più è però lo scenario che potrebbe aprirsi qualora Grillo decidesse di saldare un’intesa con Alessandro Di Battista. L’ex deputato non ha mai rinunciato al ruolo di interprete dell’anima più radicale del grillismo e da mesi lavora alla costruzione di una propria iniziativa politica. L’assemblea convocata per settembre servirà proprio a valutare un eventuale ritorno alle urne con una lista autonoma. Se il fondatore del Movimento dovesse offrire legittimazione politica e simbolica a questo progetto, nascerebbe un polo capace di intercettare una parte consistente dell’elettorato pentastellato più identitario e antisistema.
Non è scontato che un simile progetto sfondi. I commenti raccolti sui social mostrano come molti ex sostenitori imputino proprio a Grillo alcune delle scelte che hanno cambiato il Movimento. Tuttavia, nelle elezioni politiche anche pochi punti percentuali possono cambiare gli equilibri. Una forza capace di drenare consenso al M5S renderebbe molto più difficile qualsiasi prospettiva di vittoria del campo largo.
Ed è proprio nel Partito Democratico che questo scenario viene osservato con maggiore inquietudine. La strategia di Elly Schlein si fonda infatti sulla tenuta dell’asse con Conte. Se il Movimento dovesse dividersi tra l’ala istituzionale e quella delle origini, il progetto unitario del centrosinistra rischierebbe di perdere il suo principale alleato. La conseguenza sarebbe una nuova frammentazione dell’opposizione proprio mentre il centrodestra, pur attraversato da tensioni interne, mantiene un vantaggio nei rapporti di forza.
Per il governo Meloni, almeno nell’immediato, il ritorno del fondatore pentastellato rappresenterebbe più un’opportunità che una minaccia. Ogni voto sottratto a Conte indebolisce infatti il principale concorrente del Pd e rende ancora più complessa la costruzione di un’alternativa credibile. La vera incognita riguarda invece il medio periodo: se Grillo riuscisse davvero a riattivare una parte dell’elettorato oggi rifugiatosi nell’astensione, il panorama politico potrebbe cambiare ancora una volta.
Per ora siamo alle prove generali. Ma la sola ipotesi del ritorno dell’Elevato è bastata a riaprire vecchie ferite e nuovi interrogativi. Nel centrosinistra nessuno può permettersi di sottovalutare l’effetto Grillo: perché la sua eventuale ricomparsa sulla scena potrebbe non limitarsi a dividere il Movimento 5 Stelle, ma ridisegnare gli assetti dell’intera opposizione.
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