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LA IA RIDURRÀ IL NUMERO DEGLI AVVOCATI

Se l’intelligenza artificiale sostituirà molti avvocati chi finanzierà domani la previdenza forense?

LA IA RIDURRÀ IL NUMERO DEGLI AVVOCATI

“L’economia mondiale attraversa una fase di transizione, influenzata da due forze di segno opposto. La prima è lo shock generato dal conflitto in Medio Oriente, che ha provocato rincari energetici, accresciuto l’incertezza e riaperto timori di strozzature nelle catene di approvvigionamento. La seconda è la diffusione dell’intelligenza artificiale, che sostiene gli investimenti, il commercio di beni e servizi ad alta tecnologia, gli andamenti azionari e – con essi – la ricchezza e i consumi delle famiglie” (Fonte: intervento del Governatore di Banca d’Italia alla assemblea ABI del 15 luglio 2026)

Meritoriamente Cassa Forense il 28 aprile 2026 ha dato notizia sul proprio sito istituzionale di:

«Favorire la digitalizzazione e integrare strumenti tecnologici a supporto dell’attività professionale: è questo l’obiettivo delle nuove convenzioni che Cassa Forense mette a disposizione dei propri iscritti. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con sette partner del settore (4cAi, Aptus.AI, Atmos Media, Juranet, Lextel, Semantyca e Giuffré), punta a rendere l’intelligenza artificiale una risorsa accessibile e operativa per l’avvocatura italiana.

Le convenzioni coprono diversi aspetti dell’attività professionale e attraverso l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale generativa e predittiva, i professionisti potranno ottimizzare la ricerca normativa e giurisprudenziale, la redazione e gestione automatizzata degli atti nonché la catalogazione e l’organizzazione dei flussi documentali.

Il sistema delle convenzioni è concepito non solo come un’agevolazione economica, ma come supporto per accompagnare gli iscritti verso un’adozione consapevole delle tecnologie digitali.

Nel dettaglio, due delle convenzioni già attive sono state rinnovate e potenziate con l’integrazione di sistemi di IA per l’analisi documentale e la sintesi dei contenuti. Contestualmente, è stata rafforzata la componente formativa, con percorsi dedicati all’uso etico e tecnico delle nuove tecnologie. Altre cinque proposte, invece, introducono piattaforme verticali per la gestione delle pratiche e banche dati integrate. Ogni soluzione è stata selezionata con particolare attenzione ai profili di cybersecurity, protezione dei dati e conformità normativa.

“L’utilizzo delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale – sottolinea la Presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata – richiede consapevolezza e capacità di valutazione: solo un impiego informato e responsabile può garantire il rispetto della privacy, la sicurezza dei dati e l’affidabilità dei risultati. In questo quadro, le nuove convenzioni intendono offrire agli iscritti strumenti concreti, mantenendo sempre al centro la qualità della prestazione professionale e la tutela dei principi che regolano l’esercizio della professione forense”.»

La legge 23.09.2025, n. 132 regola la materia e gli artt. 11, 12 e 13 dispongono quanto segue:

«Art. 11

Disposizioni sull’uso dell’intelligenza artificiale in materia di lavoro

  1. L’intelligenza artificiale è impiegata per migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori, accrescere la qualità delle prestazioni lavorative e la produttività delle persone in conformità al diritto dell’Unione europea.
  2. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo deve essere sicuro, affidabile, trasparente e non può svolgersi in contrasto con la dignità umana né violare la riservatezza dei dati personali. Il datore di lavoro o il committente è tenuto a informare il lavoratore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei casi e con le modalità di cui all’articolo 1-bis del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152.
  3. L’intelligenza artificiale nell’organizzazione e nella gestione del rapporto di lavoro garantisce l’osservanza dei diritti inviolabili del lavoratore senza discriminazioni in funzione del sesso, dell’età, delle origini etniche, del credo religioso, dell’orientamento sessuale, delle opinioni politiche e delle condizioni personali, sociali ed economiche, in conformità al diritto dell’Unione europea.

Art. 12

Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

  1. Al fine di massimizzare i benefici e contenere i rischi derivanti dall’impiego di sistemi di intelligenza artificiale in ambito lavorativo, è istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, con il compito di definire una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo, monitorare l’impatto sul mercato del lavoro e identificare i settori lavorativi maggiormente interessati dall’avvento dell’intelligenza artificiale. L’Osservatorio promuove la formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro in materia di intelligenza artificiale.
  2. L’Osservatorio è presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali o da un suo rappresentante. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i componenti, le modalità di funzionamento, nonché gli ulteriori compiti e funzioni dell’Osservatorio medesimo. Ai componenti dell’Osservatorio non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.
  3. All’istituzione e al funzionamento dell’Osservatorio si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 13

Disposizioni in materia di professioni intellettuali

  1. L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera.
  2. Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.»

La legge 132/2025 stabilisce che la IA può essere usata solo come supporto e mai in sostituzione del lavoro umano.

Il Tribunale di Roma però, con sentenza 19.11.2025, ha confermato il licenziamento per giusta causa oggettiva quando è fondato su ragioni inerenti all’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento.

Per il Tribunale di Roma anche l’introduzione dell’intelligenza artificiale rientra tra le scelte organizzative legittime.

Oggi lo stesso problema, con la minaccia di migliaia di licenziamenti, si pone per i lavoratori dei call center.

Orbene: la professione forense in questi ultimi anni è radicalmente cambiata; la ricerca e la predisposizione degli atti è sempre più affidata all’intelligenza artificiale e la maggior parte delle udienze si tengono da remoto, così come gli atti, ordinanza, sentenze, decreti ingiuntivi ecc. …

Ne consegue che è radicalmente mutata l’organizzazione degli studi legali ai quali necessita più un tecnico informatico di tanti praticanti.

Operano poi società di servizi per l’accesso alle cancellerie e quant’altro.

Ora si può discutere dei massimi sistemi sul fatto che la IA possa essere usata solo come supporto e mai in sostituzione del lavoro umano, ma la realtà è diversa e porterà, inevitabilmente, ad una significativa contrazione del numero di avvocati, ben superiore a quello previsto nelle tavole ministeriali per la redazione dei bilanci tecnici delle Casse di previdenza dei professionisti.

 

Per il rapporto Censis CF 2025: “L’uso dell’intelligenza artificiale (IA) all’interno della professione legale ha sollevato notevoli preoccupazioni tra gli operatori del diritto. Molti credono che potrebbe portare a un declino degli standard e delle competenze professionali, ridurre la forza lavoro degli avvocati e allontanare l’aspetto umano dei servizi legali. I critici sostengono che l’intelligenza artificiale può automatizzare le attività che richiedono il giudizio umano, diminuendo la qualità e potenzialmente con conseguenti impatti negativi sulla giustizia e sulla rappresentanza dei clienti. Alcuni esprimono il timore che l’IA possa implementare un sistema dominato dalla standardizzazione tecnologica, immobilizzando il pensiero giuridico creativo e influenzando negativamente gli avvocati meno esperti nello stabilire le loro pratiche. Diverse voci sottolineano il potenziale danno dell’intelligenza artificiale nel far sì che avvocati già impreparati facciano molto affidamento sulla tecnologia, spingendo la convinzione che potrebbe minare gravemente la competenza professionale ed erodere il rapporto essenziale tra avvocati e clienti. Nel complesso, il sentimento prevalente è quello della cautela, visto con scetticismo come una tendenza che potrebbe minare la disciplina piuttosto che affinarne e aumentarne il valore.”

Se la IA, di fatto, andrà a sostituire avvocati, per la sostenibilità delle Casse di previdenza, la IA dovrà essere tenuta al versamento della contribuzione previdenziale obbligatoria, diversamente il sistema salterà in aria.

Le nostre Istituzioni come intendono affrontare questi problemi?

Alcuni economisti e giuristi suggeriscono che potrebbe rendersi necessario un nuovo paradigma di definizione di lavoro, che tenga conto non solo delle ore lavorate, ma anche della produttività generata dall’uso di tecnologie avanzate. Tali proposte contemplano meccanismi di attribuzione dei contributi basati sull’effettivo valore economico prodotto, o l’introduzione di tasse specifiche sull’uso commerciale di agenti di IA in grado di sostituire attività umane tradizionali, da destinare a sostegno dei sistemi previdenziali.

 

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