Infermieri abusivi, tre condanne.
La Fnopi ottiene il risarcimento.
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L’esercizio delle professioni sanitarie costituisce uno dei presìdi fondamentali a tutela della salute pubblica e, proprio per questo, il legislatore ne ha subordinato l’accesso al possesso di specifici requisiti di formazione, abilitazione e iscrizione agli Ordini professionali. È in questo quadro che si colloca la sentenza pronunciata dalla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Roma, che ha condannato tre imputate per esercizio abusivo della professione infermieristica, riconoscendo contestualmente alla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalle condotte accertate.
La pronuncia assume rilievo non soltanto sotto il profilo penale, ma anche sul piano della tutela dell’interesse pubblico affidato agli Ordini professionali. Il Tribunale ha infatti riconosciuto che la lesione provocata dall’esercizio abusivo non riguarda esclusivamente il corretto svolgimento della professione, ma incide anche sull’immagine, sul prestigio e sulla funzione istituzionale dell’ente esponenziale della categoria, legittimandone la richiesta di risarcimento.
Nel dispositivo della sentenza il giudice ha dichiarato Elena Gallo, Marisa Agosti e Jessica Gassino responsabili dei fatti contestati, condannandole – con la riduzione di pena prevista dal rito – a quattro mesi di reclusione ciascuna, oltre al pagamento delle spese processuali. Per tutte e tre è stata concessa la sospensione condizionale della pena.
Diversa la posizione della quarta imputata, Nadia Achaab, assolta con la formula «perché il fatto non costituisce reato», a conferma della diversa valutazione compiuta dal Tribunale in relazione alla sua posizione processuale.
Di particolare interesse è il capo della decisione dedicato alle domande delle parti civili. Il Tribunale ha accolto la richiesta della FNOPI, riconoscendole il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, demandandone tuttavia la quantificazione al giudice civile. Analoga statuizione è stata adottata anche in favore dell’altra parte civile costituita nel procedimento, limitatamente alla posizione di due delle imputate.
Le tre condannate sono state inoltre obbligate a rifondere le spese sostenute dalle parti civili per la costituzione nel processo, liquidate in 2.501,35 euro per ciascuna di esse, oltre IVA, CPA e rimborso forfettario delle spese generali.
Il riconoscimento del danno in favore della FNOPI rappresenta uno degli aspetti più significativi della decisione. Gli Ordini e le Federazioni nazionali non svolgono infatti una funzione di mera rappresentanza associativa, ma sono enti pubblici sussidiari dello Stato cui è affidata la tutela dell’interesse pubblico connesso al corretto esercizio delle professioni. Quando l’attività professionale viene svolta da soggetti privi dei requisiti richiesti dalla legge, il pregiudizio non si esaurisce nella violazione della normativa penale, ma investe direttamente il sistema di garanzie predisposto a tutela dei cittadini e della qualità delle prestazioni sanitarie.
L’abusivismo professionale, infatti, altera il rapporto di fiducia che deve necessariamente esistere tra paziente e professionista sanitario. L’abilitazione, l’iscrizione all’Albo e il controllo disciplinare esercitato dagli Ordini costituiscono strumenti attraverso i quali l’ordinamento assicura che prestazioni particolarmente delicate siano affidate esclusivamente a professionisti qualificati. È proprio questa funzione di garanzia che la sentenza, indirettamente, contribuisce a rafforzare.
La decisione del Tribunale di Roma si inserisce, dunque, nel più ampio orientamento giurisprudenziale volto a contrastare con fermezza ogni forma di esercizio abusivo delle professioni regolamentate, riaffermando il valore della legalità professionale quale presidio della sicurezza delle cure e della tutela dell’interesse collettivo.
Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
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