Professioni la sfida italiana all’Europa
Al Ceplis la proposta di Rpt di rivedere la Direttiva 2005/36/CE con un Passaporto Professionale Europeo digitale.
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Una revisione della Direttiva 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali e l’introduzione di un Passaporto Professionale Europeo digitale per rendere più semplice, rapido e uniforme l’accesso dei professionisti regolamentati al mercato unico. È la proposta presentata dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT) nel corso dell’Assemblea generale del Ceplis (Consiglio Europeo delle Professioni Liberali), che si è svolta il 27 giugno a Quinta da Gruta, in Portogallo. Un’iniziativa che punta a rilanciare la mobilità professionale all’interno dell’Unione europea, superando le criticità che, secondo la Rete, continuano a rallentare il riconoscimento delle qualifiche nei diversi Stati membri.
La proposta parte da un dato: sebbene la normativa europea abbia favorito il riconoscimento delle qualifiche di oltre 185 mila professionisti nel quadriennio 2020-2024, il sistema resta appesantito da procedure frammentate, valutazioni effettuate caso per caso e differenti interpretazioni delle regole da parte delle amministrazioni nazionali. Una situazione che, secondo la RPT, finisce per incidere sui tempi di accesso ai mercati esteri, aumentando gli adempimenti burocratici e riducendo l’efficacia del principio della libera circolazione previsto dai Trattati europei.
Da qui la richiesta di un intervento normativo che trasformi l’attuale Carta Professionale Europea in un vero Passaporto Professionale Europeo (European Professional Passport – Epp), uno strumento digitale unico destinato a tutte le professioni regolamentate. Il passaporto raccoglierebbe e certificherebbe in formato elettronico tutte le informazioni necessarie per il riconoscimento della qualifica: titolo professionale, abilitazione all’esercizio, iscrizione all’organismo competente, regolarità disciplinare, copertura assicurativa e adempimento degli obblighi di formazione continua. L’obiettivo è consentire alle autorità nazionali verifiche immediate e uniformi, riducendo tempi e complessità delle procedure sia per la prestazione temporanea dei servizi sia per lo stabilimento permanente.
La Rete delle Professioni Tecniche propone inoltre di inserire nella Direttiva un nuovo Titolo IV-bis dedicato al Passaporto Professionale Europeo e di affiancare al nuovo sistema quattro strumenti operativi: il Registro Europeo delle Professioni Regolamentate, il Quadro Europeo delle Competenze Professionali, la Matrice Europea delle Misure Compensative e il Portale Europeo della Mobilità Professionale. Un’architettura che, nelle intenzioni dei promotori, consentirebbe di uniformare criteri e procedure oggi affidati alle singole amministrazioni nazionali.
Tra le novità più rilevanti figura il superamento delle attuali valutazioni discrezionali attraverso misure compensative predeterminate e consultabili pubblicamente. I professionisti conoscerebbero in anticipo eventuali integrazioni formative richieste, la durata dei percorsi, i costi e le autorità competenti, rendendo il processo di riconoscimento più prevedibile e trasparente. La proposta prevede inoltre che, nei casi di stabilimento permanente, gli Stati membri concludano la procedura di iscrizione entro trenta giorni dalla presentazione della domanda; decorso inutilmente tale termine, scatterebbe il principio del silenzio-assenso.
Per la Rpt la riforma rappresenta un passaggio strategico anche sul piano economico. Un sistema più efficiente di riconoscimento delle qualifiche ridurrebbe gli oneri amministrativi, favorirebbe la mobilità dei professionisti regolamentati e contribuirebbe a rafforzare la competitività del mercato unico europeo, in una fase in cui le competenze tecniche sono considerate essenziali per accompagnare la transizione energetica, la digitalizzazione, la sicurezza delle infrastrutture e lo sviluppo industriale dell’Unione.
La proposta è stata accolta favorevolmente dal Ceplis, che ha manifestato l’interesse ad avviare un progetto pilota dedicato alle professioni tecniche. «Combinando riconoscimento automatico e misure compensative predeterminate, l’Unione Europea può rafforzare contemporaneamente la libera circolazione dei professionisti e la tutela dell’interesse pubblico», conclude il documento presentato dalla Rete delle Professioni Tecniche, rilanciando il dibattito sulla modernizzazione delle regole europee per le professioni regolamentate.
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