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Allarme meloniano: "Trump ce la farà pagare alle elezioni"

La sortita di Rutte sui "500 aerei americani" partiti dalle basi italiane rafforza la convinzione di Meloni che il presidente americano muoverà le sue pedine per provare a danneggiarla elettoralmente.

Allarme meloniano:

“Trump ci mette un attimo a passare da presunto miglior amico a probabile peggior nemico”. Antonio Tajani, parlando con i suoi, ha riassunto così l’evoluzione dei rapporti con il presidente americano. E non è solo il ministro degli Esteri a vedere nero. Ancora più preoccupata, ca va sans dire, è Giorgia Meloni, diventata da qualche giorno il bersaglio grosso di Trump. La premier, ora dopo ora, ma soprattutto dopo le dichiarazioni di ieri del segretario generale della Nato Mark Rutte, è sempre più convinta che l’ex amico farà di tutto “per danneggiarmi” e dunque per farle perdere le elezioni. La tesi che va per la maggiore a Palazzo Chigi: l’energumeno di Washington, il teorico della dissoluzione a martellate dell’Unione europea, “ha puntato su un altro cavallo per ottenere l’obiettivo di ferire a morte l’Ue”, dice sconfortato un ministro di Fratelli d’Italia, “ha deciso di colpire Giorgia e di giocare tutto su Vannacci, uno che è tifoso di Putin e che anche se prende i soldi dall’Europarlamento ha nel suo Dna la dissoluzione dell’Unione…”.

A far montare i sospetti di Meloni, si diceva, è stata la sortita di Rutte, l’annuncio del capo dello Nato che Roma “ha dato un contributo enorme” alla guerra degli Usa in Iran: “500 aerei sono decollati dalle basi americane in Italia…” per colpire in Iran. E questo smentendo Meloni (“ho detto no all’uso di Sigonella”) e lo stesso tycoon che nel dire che “Giorgia mi ha implorato per fare una foto con lei”, nell’aggiungere che gli “fa pena”, “la sua popolarità è in calo”, nei giorni scorsi aveva accusato Meloni di avergli negato l’uso delle basi militari in Italia creando “un grave inconveniente logistico”.

Alla presidente del Consiglio non è sfuggito che l’ex premier olandese – famoso per chiamare “daddy” Trump, per essere il campione mondiale di adulazione del tycoon e per essersi spellato le mani dopo l’attacco all’Iran (“congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva: è stata davvero straordinaria, qualcosa che nessun altro aveva osato fare. Ci rende tutti più sicuri”) – ha rilasciato le sue dichiarazioni volte a “mettermi in difficoltà”, a Washington. E le ha rilasciate a margine di un incontro alla Casa Bianca parlando con Fox News, l’emittente più trumpiana che c’è. Da qui la convinzione che dietro l’uscita di Rutte, dietro al “tranello”, ci sia “una vera e propria strategia contro di me”. 

Ad accreditare questa tesi sono in molti a palazzo Chigi e nel quartier generale di Fratelli d’Italia di via della Scrofa. Così timori e paure lievitano, qualcuno si è andato a rileggere le cronache di quando Bettino Craxi negò agli Usa la base di Sigonella e tutti ricordano “come finì il leader socialista…”. 

Insomma, monta il sospetto che Trump diventerà attore protagonista della prossima campagna elettorale in Italia. “Farà di tutto per danneggiare Giorgia” che, da quando ha rotto con il presidente americano, ha guadagnato 2-3 punti nei sondaggi. Dunque, nell’inner circle meloniano avanza la tesi in base alla quale continuerà il “metodo Rutte”: lanciare attacchi senza metterci direttamente la sua faccia sgradita agli italiani, diventerà la tattica di The Donald per essere più efficace nell’opera di demolizione. Dove, un ruolo di primo piano, potrebbe essere svolto dai “potenti apparati” di Washington. Proprio quelli che, secondo alcune teorie, stanno affossando a colpi di dossier il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez.  

Roba da 007, materiale da spy story e intrighi internazionali. E qui, a sorpresa, si arriva a Vannacci. Il generale è un trumpiano entusiasta, secondo gli strateghi e gli analisti meloniani, potrebbe essere spinto da Vladimir Putin (un’altra vecchia conoscenza dell’ex parà della Folgore) e da Trump, nei prossimi mesi. Sia con finanziamenti, sia con un “chiaro” ed “evidente” sostegno politico da parte americana. Del resto è nella tradizione dell’amministrazione di The Donald sostenere le forze che lavorano alla demolizione dell’Ue. Accade con i neonazisti tedeschi di Alternative fur Deutschland ed è accaduto con Viktor Orban. Il vicepresidente J.D. Vance andò perfino a Budapest per spalleggiare l’ex premier ungherese. Finì male. “E c’è solo da sperare lo stesso epilogo con Vannacci”, dice il ministro di FdI che questo pomeriggio sarà ad Antibes accanto a Meloni per il vertice italo-francese.

di Alberto Gentili su Huffpost

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