Anno: XXVIII - Numero 123    
Giovedì 25 Giugno 2026 ore 15:00
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La ricetta per l’Europa del futuro

Come la politica di coesione alimenta la competitività.

La ricetta per l’Europa del futuro

La politica di coesione dell’Unione europea viene spesso identificata principalmente come uno strumento finanziario volto a ridurre i divari di sviluppo tra le diverse regioni. Sebbene questa rimanga la sua missione fondamentale, nel contesto economico e geopolitico attuale la coesione si è consolidata come un pilastro essenziale per la competitività strutturale a lungo termine dell’intera Unione.

In linea con gli indirizzi della “Bussola per la competitività” (nata sulla scia della “Relazione Draghi”) e i più recenti rapporti sulla produttività europea, l’UE riconosce la necessità di accelerare sui fronti dell’innovazione e della transizione industriale. Per rispondere a queste sfide, la Commissione europea ha attuato una revisione intermedia della programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 che ha permesso di vincolare oltre il 58% delle risorse complessive – equivalenti a circa 220 miliardi di euro – al raggiungimento di tre obiettivi strategici prioritari.

Il primo obiettivo strategico concerne la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo industriale. Per colmare il divario tra la produzione scientifica e la sua effettiva commercializzazione sul mercato, la politica di coesione destina oltre 84 miliardi di euro (pari al 22% del bilancio totale) alla ricerca e all’innovazione (R&I). I finanziamenti sono diretti a valorizzare i vantaggi competitivi specifici di ciascun territorio, con le strategie di specializzazione intelligente, volte a ottimizzare le sinergie tra università, centri di ricerca e tessuto produttivo locale. Inoltre, al sostegno al tessuto imprenditoriale con il potenziamento delle startup, degli incubatori e delle tecnologie profonde (deep tech), al fine di supportare direttamente circa 50.000 piccole e medie imprese.

Il secondo obiettivo sostiene la transizione ecologica favorendo la decarbonizzazione e la sostenibilità ambientale, un fattore determinante per la resilienza economica e l’autonomia energetica dell’Unione. A questa priorità sono allocati 67 miliardi di euro (il 18% delle risorse complessive) destinate: agli investimenti nell’efficienza energetica (per le energie rinnovabili e reti intelligenti) che mirano a una riduzione annua stimata in 25 milioni di tonnellate di CO₂; all’economia circolare, con il supporto al riciclo dei materiali per ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche; allo strumento per la transizione giusta (Just Transition Fund – JTF), che deve accompagnare la diversificazione economica e la riconversione industriale dei territori storicamente legati all’estrazione di carbone e alle industrie ad alta intensità di carbonio.

Infine, il terzo obiettivo strategico finanzia la sicurezza strategica e resilienza delle infrastrutture per la stabilità geopolitica dell’UE, con circa il 13% del budget complessivo. Si tratta di sostenere la mobilità militare e la difesa, adeguando le infrastrutture di trasporto per scopi a duplice uso (civile e militare) e sviluppando tecnologie europee nel settore della difesa. Al contempo, l’obiettivo mira all’adattamento climatico e al potenziamento della catena del valore (migliore gestione delle risorse idriche, sostegno a impianti industriali strategici, come la produzione interna di magneti permanenti da terre rare per garantire l’autonomia industriale).

 Il successo degli investimenti strutturali dipende dall’adozione di misure trasversali volte a sostenere il capitale umano e il tessuto sociale. In questo senso la politica di coesione, in questa rimodulazione, va a finanziare interventi mirati all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare pubblico e sociale (accessibilità e riqualificazione abitativa) volti a mitigare i costi abitativi e a favorire l’attrattività dei territori per i lavoratori. Inoltre, prevede finanziamenti dedicati allo sviluppo e aggiornamento delle competenze del capitale umano (upskilling e reskilling), quindi formazione continua della forza lavoro, con particolare attenzione alle competenze digitali e tecniche richieste dai settori industriali emergenti.

 

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