Minetti e Cipriani contro il Fatto: «Tutela per il minore»
I legali contestano la pubblicazione di dettagli sulla madre biologica e richiamano la Carta di Treviso.
La tutela del minore diventa il cuore dello scontro dopo la pubblicazione di un articolo del Fatto Quotidiano dedicato alla vicenda che riguarda Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani. I loro legali, gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi, intervengono con una nota durissima, esprimendo «forte preoccupazione» per il contenuto del pezzo e per le possibili conseguenze sulla vita del bambino.
Secondo i difensori, nell’articolo sarebbero stati riportati dettagli «estremamente invasivi» sulla vita della madre biologica del minore, sulle sue condizioni personali, sociali e sanitarie, oltre a riferimenti al padre biologico. Una pubblicazione che, per il collegio difensivo, pone un problema non solo di opportunità giornalistica, ma soprattutto di protezione dell’infanzia.
I legali: «Possibili ripercussioni sul percorso di crescita»
La nota degli avvocati richiama il rischio che la ricostruzione mediatica possa incidere sull’identità e sull’equilibrio del minore. «Al di là di ogni valutazione di natura giornalistica, ciò che appare particolarmente grave è la mancata considerazione delle conseguenze che simili pubblicazioni possono arrecare al minore», affermano i difensori.
Il punto, secondo i legali, è l’esposizione del bambino a etichette e narrazioni pubbliche della propria storia personale, con possibili effetti sul suo sviluppo. La nota parla infatti di ricostruzioni mediatiche capaci di produrre «possibili ripercussioni sul suo equilibrio e sul suo percorso di crescita».
Gli avvocati Calcaterra, Fisicaro e Siniscalchi richiamano espressamente la Carta di Treviso, il codice deontologico che impone una tutela rafforzata dei minori nell’informazione giornalistica.
Per i legali, la pubblicazione rischia di associare il minore a vicende di marginalità sociale, criminalità, prostituzione e tossicodipendenza, costruendo una rappresentazione lesiva della sua dignità e della sua identità.
«Nessun bambino dovrebbe essere definito attraverso le fragilità o le condizioni dei propri genitori biologici», sottolineano i difensori.
Nella parte finale della nota, i difensori chiedono l’intervento delle istituzioni preposte alla tutela dell’infanzia, affinché venga garantita la protezione del minore da ogni forma di esposizione mediatica ritenuta lesiva della sua riservatezza e della sua dignità.
«Particolare preoccupazione suscita il mancato rispetto dei principi contenuti nella Carta di Treviso, che impone ai giornalisti una tutela rafforzata dei minori, evitando la diffusione di informazioni idonee a identificarli o a comprometterne il sereno sviluppo psicologico e sociale», affermano gli avvocati.
Poi la conclusione, che riassume il senso della presa di posizione: «Quando è coinvolto un bambino, il diritto di cronaca incontra un limite invalicabile: il superiore interesse del minore».
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