Anno: XXVIII - Numero 117    
Giovedì 18 Giugno 2026 ore 13:00
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Dal 26° congresso Anaao

Dalla qualità della specializzazione alla riforma della responsabilità professionale: le proposte Anaao per salvare la sanità pubblica.

Dal 26° congresso Anaao

Per troppo tempo il dibattito sulla sanità italiana si è concentrato quasi esclusivamente su una questione: quanti medici formare. Il confronto politico e mediatico si è sviluppato attorno al numero chiuso per l’accesso a Medicina, all’aumento dei posti disponibili e alla necessità di colmare la carenza di professionisti che da anni affligge il Servizio Sanitario Nazionale. Eppure, mentre l’attenzione pubblica si fermava all’ingresso nel percorso universitario, si consolidavano criticità ben più profonde che oggi mettono a rischio non soltanto il futuro delle professioni sanitarie, ma la stessa sostenibilità del sistema pubblico.

La vera sfida non è più formare semplicemente più medici, ma formare professionisti migliori, garantire loro percorsi di crescita coerenti, valorizzarne le competenze e creare condizioni di lavoro capaci di trattenerli nel SSN. È questa la visione emersa dal 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed, che individua nella qualità della formazione specialistica, nel consolidamento del ricambio generazionale e nella riforma della responsabilità professionale tre pilastri fondamentali per il rilancio della sanità pubblica italiana.

Formare meglio, non soltanto di più

Secondo Anaao Assomed, la crisi della formazione specialistica rappresenta oggi uno dei punti più fragili dell’intero sistema sanitario. Non basta aumentare il numero degli iscritti ai corsi di laurea se poi il percorso che conduce alla piena maturità professionale continua a presentare disfunzioni, disuguaglianze e limiti organizzativi.

La medicina contemporanea è caratterizzata da una crescente complessità. L’innovazione tecnologica, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la necessità di lavorare in équipe multidisciplinari richiedono professionisti sempre più preparati e capaci di affrontare scenari clinici articolati. In questo contesto, la formazione specialistica non può essere considerata una semplice prosecuzione degli studi universitari, ma deve rappresentare una vera e propria fase di costruzione dell’identità professionale.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli specializzandi sono stati spesso utilizzati come risposta alle carenze di personale che interessano ospedali e servizi territoriali. Molti giovani medici si sono trovati a svolgere attività assistenziali sempre più rilevanti, contribuendo in maniera determinante al funzionamento delle strutture sanitarie, senza che questo ruolo trovasse un adeguato riconoscimento sul piano normativo, contrattuale e organizzativo.

Si è così consolidata una sorta di “zona grigia” nella quale il medico in formazione si trova sospeso tra due dimensioni: da un lato quella dello studente, dall’altro quella del professionista chiamato a garantire prestazioni assistenziali spesso indispensabili per il funzionamento dei servizi.

Per il sindacato dei medici dirigenti questa situazione non è più sostenibile. Occorre costruire un modello che riconosca pienamente la natura formativa del percorso specialistico senza ignorare il contributo lavorativo effettivamente svolto dagli specializzandi.

Da qui nasce la proposta di introdurre un vero contratto di formazione-lavoro inserito nel perimetro del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, capace di garantire diritti omogenei, contribuzione piena, adeguate tutele previdenziali e assistenziali, protezione in caso di malattia, maternità e paternità e una definizione chiara delle responsabilità professionali.

Allo stesso tempo, Anaao Assomed chiede una revisione profonda delle reti formative. Le scuole di specializzazione devono essere valutate e accreditate sulla base della qualità clinica, della casistica trattata, delle opportunità formative offerte e della capacità di garantire un reale tutoraggio, non semplicemente sulla collocazione geografica o sugli equilibri accademici.

Fondamentale diventa inoltre il rafforzamento dell’integrazione tra Università e Servizio Sanitario Nazionale. Per anni questi due mondi hanno operato secondo logiche spesso parallele, talvolta persino distanti. Oggi è necessario superare tale separazione e costruire un sistema realmente integrato, nel quale la formazione si sviluppi all’interno di una collaborazione strutturata tra sedi universitarie e ospedali.

Il Decreto Calabria e il ricambio generazionale

Se la formazione rappresenta il primo pilastro del futuro del SSN, il secondo riguarda la capacità del sistema di attrarre e inserire rapidamente nuove energie professionali.

Da questo punto di vista il Decreto Calabria ha rappresentato una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni. Nato inizialmente come misura straordinaria per affrontare le difficoltà della sanità calabrese, il provvedimento ha assunto progressivamente una valenza nazionale consentendo agli specializzandi, a partire dal terzo anno di formazione, di essere assunti nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo l’analisi promossa da Anaao Assomed e Anaao Giovani, nei primi sette anni di applicazione della norma, tra il 2018 e il 2025, sono entrati nel SSN 9.889 medici grazie alle opportunità offerte dal Decreto Calabria.

Si tratta di un dato di enorme rilevanza, soprattutto se inserito nel contesto della grave carenza di personale che da oltre un decennio caratterizza la sanità pubblica italiana.

Nel corso degli anni il peso della misura è cresciuto progressivamente fino a diventare strutturale. Nel 2023 quasi un medico assunto su tre è entrato nel sistema grazie a questo strumento. Anche nel 2024 e nel 2025 la percentuale è rimasta particolarmente elevata, confermando come il provvedimento abbia rappresentato una delle principali risposte alla crisi del personale sanitario.

Il risultato appare ancora più significativo se si considera che per anni il SSN ha dovuto fare ricorso a soluzioni emergenziali per garantire la continuità assistenziale. Cooperative di servizi, pensionati richiamati in attività, professionisti reclutati all’estero e incarichi straordinari hanno rappresentato strumenti utili a tamponare le difficoltà ma incapaci di affrontarne le cause strutturali.

Il Decreto Calabria, invece, ha consentito di avviare un reale processo di ricambio generazionale, favorendo l’ingresso di giovani professionisti all’interno delle strutture pubbliche.

Tuttavia, anche in questo caso non mancano le criticità. L’analisi evidenzia infatti profonde differenze territoriali e aziendali nelle modalità di utilizzo degli specializzandi assunti. Le attività affidate, i livelli di autonomia riconosciuti e il grado di integrazione con il percorso formativo risultano spesso disomogenei.

Permane inoltre una debole integrazione tra sistema universitario e sistema ospedaliero, con conseguenze che riguardano sia la qualità della formazione sia l’efficacia dell’impiego assistenziale.

Per Anaao Assomed il futuro del Decreto Calabria passa quindi attraverso una sua evoluzione. Non basta mantenere la possibilità di assumere gli specializzandi: occorre definire con maggiore chiarezza competenze, responsabilità e modalità operative, rafforzando il tutoraggio e valorizzando il ruolo delle strutture del SSN all’interno delle reti formative.

I numeri dimostrano che i giovani medici continuano a guardare alla sanità pubblica come a un’opportunità professionale significativa. La sfida consiste ora nel creare condizioni tali da trasformare questa disponibilità in una scelta stabile e duratura.

La medicina difensiva e la crisi della responsabilità professionale

Accanto alla formazione e al ricambio generazionale emerge una terza questione strategica: la responsabilità professionale sanitaria.

Secondo Anaao Assomed, il sistema attuale continua a essere costruito più attorno alla ricerca della colpa che alla sicurezza delle cure. Una situazione che alimenta sfiducia, contenzioso e medicina difensiva.

La medicina difensiva rappresenta uno dei fenomeni più problematici della sanità contemporanea. Di fronte al timore di denunce, procedimenti giudiziari e conseguenze professionali, molti medici tendono ad adottare comportamenti finalizzati non tanto al beneficio clinico del paziente quanto alla riduzione del rischio legale personale.

Esami diagnostici aggiuntivi, consulenze ridondanti, ricoveri precauzionali e procedure non sempre strettamente necessarie finiscono per aumentare costi, tempi di attesa e complessità organizzativa senza produrre un reale miglioramento dell’assistenza.

Alla base di questo fenomeno vi è un contesto caratterizzato da una crescente pressione giudiziaria e sociale. La survey Anaao del 2025 ha evidenziato un deterioramento del rapporto medico-paziente, un aumento delle aggressioni e un coinvolgimento sempre più frequente dei professionisti in procedimenti giudiziari.

Particolarmente allarmanti sono i dati relativi alle aggressioni. L’Osservatorio Nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie ha registrato nel 2025 quasi 18 mila episodi di violenza e oltre 23 mila operatori coinvolti. Numeri che descrivono una realtà nella quale il disagio organizzativo del sistema viene spesso scaricato direttamente sui professionisti.

Per Anaao Assomed è necessario un cambio di paradigma. Il rischio clinico deve essere riconosciuto come una componente fisiologica dell’attività sanitaria e non come una colpa individuale da perseguire automaticamente.

Tra le proposte avanzate vi è la limitazione della responsabilità penale ai soli casi di colpa grave, una valutazione più contestualizzata della condotta professionale e la considerazione delle condizioni concrete nelle quali il medico opera: carenze organizzative, disponibilità di risorse, complessità clinica e situazioni di emergenza.

Particolare attenzione viene inoltre riservata alla figura della cosiddetta “seconda vittima”, ovvero il professionista che, dopo un evento avverso, subisce conseguenze psicologiche e professionali spesso ignorate dal sistema. Prendersi cura di chi cura diventa, secondo Anaao, una condizione indispensabile per garantire sicurezza ai pazienti e qualità dell’assistenza.

Anche gli specializzandi rientrano tra le categorie più esposte. Formalmente medici in formazione, ma sempre più coinvolti nell’attività assistenziale, essi rischiano di trovarsi al centro di responsabilità che non possono essere valutate prescindendo dal contesto organizzativo in cui operano. Carenze di personale, insufficiente supervisione e utilizzo improprio dei medici in formazione rappresentano problemi strutturali che non possono essere scaricati esclusivamente sui professionisti più giovani.

Da qui il richiamo ai modelli “no fault” già adottati in diversi Paesi europei, dove il sistema privilegia la prevenzione degli errori, la gestione del rischio e l’indennizzo del danno piuttosto che la ricerca sistematica di un colpevole.

Una riforma per salvaguardare il SSN

Le tre questioni affrontate dal Congresso Anaao – qualità della formazione specialistica, valorizzazione del Decreto Calabria e riforma della responsabilità professionale – non rappresentano temi separati. Al contrario, costituiscono parti di un’unica strategia finalizzata a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale.

La crisi di attrattività di molte specialità, i concorsi deserti, la fuga verso il settore privato o verso l’estero non derivano da una mancanza di vocazione delle nuove generazioni. Sono piuttosto la conseguenza di un sistema che troppo spesso appare incapace di offrire prospettive professionali chiare, condizioni di lavoro sostenibili e adeguato riconoscimento delle competenze.

Investire nella formazione significa investire nella qualità delle cure. Favorire il ricambio generazionale significa garantire continuità e sostenibilità al sistema. Riformare la responsabilità professionale significa consentire ai medici di esercitare la propria professione senza essere paralizzati dalla paura del contenzioso.

Per Anaao Assomed il futuro del SSN non passa soltanto dall’aumento del numero dei professionisti, ma dalla capacità di costruire un sistema che sappia formarli meglio, valorizzarli maggiormente e trattenerli all’interno della sanità pubblica.

Perché un sistema che forma male produce professionisti più fragili. E un sistema che non protegge chi cura rischia di diventare, inevitabilmente, più fragile esso stesso. Solo restituendo centralità alla qualità della formazione, alla dignità del lavoro sanitario e alla sicurezza delle cure sarà possibile garantire alle future generazioni un Servizio Sanitario Nazionale universalistico, efficiente e realmente in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

 

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