Anno: XXVIII - Numero 117    
Giovedì 18 Giugno 2026 ore 13:00
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Anaao: cambiare il Ssn per salvare i professionisti

Dal Congresso tre riforme strutturali contro fuga dal pubblico, burnout e crisi di attrattività del Servizio sanitario.

Anaao: cambiare il Ssn per salvare i professionisti

Il 26° Congresso nazionale di Anaao Assomed sceglie di spostare il dibattito sanitario da una questione di risorse a una questione di modello. Il messaggio politico del sindacato è netto: il Servizio sanitario nazionale non è in difficoltà soltanto perché mancano fondi e personale, ma perché l’architettura organizzativa costruita negli ultimi trent’anni mostra segni evidenti di esaurimento.

La proposta si articola in tre riforme strutturali che puntano a ridefinire il rapporto tra governance, professionisti e bisogni di salute.

Il primo punto è anche il più politico. Anaao individua nel modello di aziendalizzazione introdotto dal decreto legislativo 502 del 1992 l’origine di una progressiva trasformazione degli ospedali in strutture orientate principalmente alla produzione di prestazioni e al controllo dei costi.

Secondo il sindacato, il sistema ha certamente migliorato alcuni aspetti gestionali, ma ha finito per subordinare le scelte cliniche a criteri economici e produttivi. Da qui la denuncia di professionisti ridotti a “fattori produttivi”, autonomia professionale compressa e organizzazioni guidate più dagli indicatori di bilancio che dai bisogni di salute delle comunità.

Il tema è particolarmente rilevante perché intercetta una critica sempre più diffusa nel mondo sanitario: la difficoltà di conciliare efficienza amministrativa e qualità del lavoro clinico.

La parte più forte della relazione di Pierino Di Silverio riguarda i dati sulla condizione professionale.

I numeri illustrati al Congresso descrivono un sistema che rischia di perdere il proprio principale fattore di tenuta:

  • 10 professionisti al giorno lasciano il Ssn prima della pensione;
  • 5 al giorno scelgono di trasferirsi all’estero;
  • 7 medici al giorno subiscono aggressioni;
  • 7 vengono denunciati;
  • il 68% dei medici ospedalieri dichiara condizioni riconducibili al burnout.

Sono dati che evidenziano come la crisi non sia soltanto organizzativa ma anche culturale e professionale. Il rischio individuato da Anaao è quello di una progressiva perdita di attrattività della sanità pubblica, con effetti che potrebbero diventare irreversibili nel medio periodo.

Uno dei concetti centrali della proposta è la ridefinizione stessa della sostenibilità.

Per Anaao un sistema sanitario non è sostenibile solo quando i conti tornano, ma quando riesce ad attrarre, formare e trattenere professionisti qualificati. È una visione che ribalta l’approccio dominante degli ultimi anni, ponendo il lavoro sanitario al centro delle politiche di riforma.

In questa prospettiva si inseriscono le richieste sul rinnovo contrattuale: valorizzazione economica della dirigenza medica, percorsi di carriera più meritocratici, limiti ai carichi di lavoro e contrasto alla precarizzazione.

La revisione del rapporto tra Ssn e Università affronta un nodo storico della sanità italiana: formazione, reclutamento e integrazione tra attività assistenziale e accademica. L’obiettivo è rendere più efficiente il passaggio dalla formazione al lavoro e ridurre le distorsioni che spesso rallentano il ricambio generazionale.

La terza proposta riguarda invece l’assetto ospedale-territorio definito dai decreti 70 e 77. Qui il sindacato chiede una revisione dell’attuale organizzazione per garantire una maggiore integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, evitando sovrapposizioni e squilibri che gravano soprattutto sugli ospedali.

Il Congresso Anaao non si limita a denunciare le criticità del sistema. Lancia una piattaforma di riforma che punta a riaprire il confronto sulla struttura stessa del Servizio sanitario nazionale.

La vera sfida sarà verificare se le istituzioni raccoglieranno questa sollecitazione. Perché il messaggio che arriva da Roma è chiaro: senza una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro e della governance sanitaria, il rischio non è soltanto la crisi dei professionisti, ma l’indebolimento progressivo di uno dei principali pilastri del welfare italiano.

 

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