I problemi demografici delle Casse di Previdenza
Affronta il tema l'ultimo Report di Adepp.
«Uno degli aspetti più evidenziati nel XV Rapporto è il cambiamento demografico della platea: la percentuale di professionisti over 60 è quasi raddoppiata negli ultimi due decenni, mentre la quota di giovani sotto i 40 anni è costantemente in calo, ed è passata dal 41% del 2005 al 27,7% del 2024.
Questa tendenza ha portato alla crescita di una nuova realtà definita nel rapporto come “Silver Economy”: un numero crescente di pensionati che continua a lavorare, oltre il 50% in alcune Casse, per motivi economici, ma anche per un forte legame identitario con la professione. La fascia tra 60 e 70 anni è aumentata dal 7,2% al 17,5% del totale degli iscritti nel corso della comparazione tra 2005 e 2024.
Questo fenomeno ha implicazioni profonde sulla sostenibilità previdenziale: da un lato offre contributi aggiuntivi al sistema, ma dall’altro solleva interrogativi sulla capacità futura di generare nuove leve contributive sufficienti a bilanciare un numero crescente di pensionati.
Nonostante la crescita numerica degli iscritti, permangono disuguaglianze reddituali e di genere. Il rapporto evidenzia come il reddito medio dei professionisti più giovani sia molto più basso rispetto a quello delle fasce più mature, e come il divario tra uomini e donne resti marcato nonostante la progressiva femminilizzazione del settore. Nel dettaglio, nonostante la percentuale di donne tra gli under 40 sia molto elevata (circa il 54%), essa si riduce nelle fasce d’età più elevate, e i redditi femminili risultano ancora significativamente inferiori rispetto a quelli maschili».
Questi dati diffusi da ADEPP confermano che, senza una ripresa demografica nelle professioni, non ci sarà futuro per le Casse di previdenza.
ENPAM, che è la Cassa di maggiori dimensioni per numero di iscritti e patrimonializzazione, denuncia già un saldo previdenziale negativo.
Il saldo previdenziale è costituito dalla differenza tra le entrate costituite dai contributi previdenziali e la spesa pensionistica per le prestazioni previdenziali erogate.
Il saldo previdenziale è uno dei principali indicatori della sostenibilità delle Casse di previdenza dei professionisti.
“Per la prima volta il bilancio consuntivo 2025 dell’ENPAM registra un saldo previdenziale negativo. L’ente dei medici e odontoiatri chiude comunque l’esercizio con un utile di 700 milioni e un patrimonio a valori di mercato pari a 31,3 miliardi di euro, ma il dato previdenziale accende il dibattito sulla sostenibilità futura del sistema. L’allarme arriva dal presidente Alberto Oliveti, che lega il disavanzo – circa 183 milioni di euro – alla crescita della spesa pensionistica, aumentata di oltre 323 milioni rispetto al 2024.
La crescita delle prestazioni riflette le dinamiche demografiche attese, ma il sistema entra nella fase più intensa della cosiddetta gobba pensionistica”, evidenzia il vertice dell’ente. Secondo Oliveti, il nodo è strutturale: l’ENPAM è basato su un sistema a ripartizione che dipende dai contributi dei professionisti in attività. “Portare una parte dei medici alla dipendenza significherebbe alterare in modo definitivo l’equilibrio tra contributi e prestazioni”, avverte, sottolineando il rischio di instabilità in caso di riduzione della platea dei contribuenti autonomi. Il presidente richiama anche il principio del “patto intergenerazionale”, alla base della previdenza dei medici: le pensioni attuali sono finanziate dai contributi dei lavoratori attivi, in un sistema sensibile a demografia e numero degli iscritti. Il patrimonio, pur rilevante, non sarebbe sufficiente da solo a garantire la tenuta del modello nel lungo periodo.
Oliveti ribadisce infine la posizione dell’ente: “Affermare di voler mantenere la contribuzione all’Enpam non è una soluzione. Se la configurazione giuridica del rapporto di lavoro cambia per forza di legge, anche la contribuzione verrà attratta al polo pubblico. Per questo l’Enpam si batte per il rinnovo puntuale degli accordi convenzionali e si oppone a che i suoi contribuenti siano attratti al polo pubblico della dipendenza e dell’Inps”. (Fonte: doctor33.it )
Il Governo, per fortuna di Enpam, ha ritirato la riforma dei medici di famiglia!
Ma questo problema si pone per tutte le Casse di previdenza, quando il rapporto tra attivi e pensionati, tra non molti anni, sarà di 1 a 1 con la necessità, per poter pagare le pensioni, di attingere prima al rendimento del patrimonio e poi al patrimonio stesso e la patrimonializzazione delle Casse di previdenza, allo stato, è inadeguata in termini di funding ratio.
Questo tema lo ha affrontato il Prof. Alessandro Trudda per Cassa Commercialisti nel Quaderno 4/2025 per il quale:
«Un tema di crescente rilevanza per i lavoratori autonomi ordinistici riguarda le prospettive evolutive dei mercati professionali di riferimento e la loro attrattività nel medio-lungo periodo. I dati delle Casse di Previdenza evidenziano negli ultimi anni un tendenziale calo delle nuove iscrizioni. Si osserva sempre più frequentemente un ‘calo di vocazione’ che interessa, in misura variabile, le diverse categorie delle professioni ordinistiche.
Le ragioni sono molteplici, correlate alle evoluzioni nel mercato del lavoro e dei bisogni che le singole professioni vanno a soddisfare oltre che all’impatto delle nuove tecnologie sulle modalità lavorative. In termini quantitativi e prospettici i principali indicatori di cui bisogna tener conto sono le dinamiche demografiche e le tendenze nei percorsi di istruzione universitaria: come noto l’iscrizione alla Cassa di Previdenza segue l’iscrizione all’Ordine professionale di appartenenza che a sua volta richiede un percorso di studi composito che può prevedere un (eventuale) periodo di praticantato post lauream ed il successivo superamento di un esame di Stato. Ragionando a medio-lungo termine non si può non tener conto delle recenti stime ISTAT che prevedono entro il 2034 un calo degli studenti di oltre un milione nel ciclo dall’infanzia alle superiori, la cui conseguenza nei successivi quindici anni sarà un calo delle matricole di circa il 40%. È chiaro che queste proiezioni non possono essere ignorate nelle stime dai gestori delle Casse di Previdenza dei Liberi Professionisti, i quali, con stretta periodicità debbono sviluppare proiezioni economico finanziarie con orizzonte 50-ennale, volte a garantire la stabilità prospettica dell’Ente a tutela del mantenimento degli impegni assistenziali e pensionistici di tutti i professionisti iscritti».
Lo sviluppo demografico è una delle proiezioni del bilancio tecnico per certificare la sostenibilità di lungo periodo (30+20 anni).
«Un esame approfondito della struttura del bilancio tecnico, sia nella sua componente analitica che in quella sintetica, permette di comprendere il processo attraverso cui le proiezioni a lungo termine vengono tradotte in indicatori quantitativi di sostenibilità. Tale processo è finalizzato a governare il delicato equilibrio tra le attività e le passività dell’ente, secondo i principi dell’Asset Liability Management (Alm) interpretati in una prospettiva attuariale.
Il punto di partenza di una valutazione adeguata degli impegni è la definizione delle ipotesi sottostanti, come la selezione delle basi tecniche, sia demografiche (relative all’evoluzione dei tassi di mortalità e longevità) sia economico-finanziarie (come il tasso di sconto e il tasso di inflazione atteso). Data l’intrinseca incertezza che caratterizza gli scenari futuri, è necessario procedere oltre la semplice definizione di un’ipotesi centrale. L’applicazione di analisi di sensitività e di stress test diventa quindi indispensabile. Queste tecniche non rappresentano meri adempimenti formali, ma simulazioni di scenari avversi volte a misurare la resilienza del sistema e a preparare l’ente ad affrontare potenziali shock esogeni. I principi e le metodologie descritti trovano applicazione in diversi contesti. Un ambito di elezione è rappresentato dalle casse di previdenza per i liberi professionisti, per le quali il bilancio tecnico costituisce lo strumento cardine per la verifica della sostenibilità di lungo periodo. Analogamente, nell’ambito dei fondi pensione, l’applicazione di tali principi implica la conformità a normative di riferimento, quale la direttiva IORP II, e una chiara definizione del ruolo e delle responsabilità attribuite alla Funzione Attuariale. Anche nei fondi sanitari integrativi, in particolare quelli che hanno optato per una ritenzione del rischio, il bilancio tecnico costituisce un presidio imprescindibile di corretta gestione e di sostenibilità, allo scopo di valutare in maniera prospettica la capacità dell’ente di far fronte agli impegni assunti nei confronti degli iscritti.» (Fonte: Bilancio tecnico, un navigatore per il lungo periodo, Maria Dilorenzo / Luca Di Gialleonardo, 06.10.2025, Mefop)
“La denatalità rappresenta il nodo centrale. Nel 2025 le nascite sono scese a 355 mila, con un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, tra i più bassi d’Europa. Non si tratta soltanto di una ridotta propensione ad avere figli, ma dell’effetto combinato di precarietà economica, instabilità lavorativa, ritardo nell’autonomia giovanile e progressivo restringimento delle generazioni in età fertile. L’età media al parto, salita a 32,7 anni, riflette un cambiamento culturale e sociale che accompagna l’evoluzione delle strutture familiari.
Le famiglie italiane sono sempre più piccole e frammentate. Oltre un terzo è composto da una sola persona, mentre la coppia con figli, un tempo modello dominante, rappresenta oggi meno del 30 per cento del totale. Crescono le convivenze non matrimoniali, aumentano i figli unici e si diffondono forme di mobilità familiare legate al lavoro e allo studio. È il segno di una società più individualizzata, ma anche più vulnerabile sotto il profilo relazionale ed economico.
Parallelamente, l’Italia continua a invecchiare. Gli over 65 costituiscono ormai un quarto della popolazione e l’età media ha raggiunto i 47,1 anni. L’invecchiamento è il risultato positivo dell’allungamento della vita, ma pone interrogativi rilevanti sulla sostenibilità del sistema sanitario, previdenziale e assistenziale. L’aumento delle patologie croniche e delle condizioni di multimorbilità, soprattutto tra le fasce meno istruite, mostra quanto la salute sia ancora profondamente legata alle disuguaglianze sociali”. (Fonte: Rapporto Istat 2026).
Ma attenzione … il futuro è già qui e pensare di rientrare in INPS, prima che sia troppo tardi, non mi pare un’idea da scartare a priori!
Allego il verbale dei Ministeri vigilanti sul bilancio tecnico delle Casse di previdenza.

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