28° regime, Assoprofessioni: includere i professionisti
In Senato la richiesta di estendere le semplificazioni europee ai professionisti, garantendo competitività e piena integrazione nel mercato unico.
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Durante la recente audizione presso la Commissione Industria del Senato, presieduta dal senatore Luca De Carlo, Assoprofessioni (di cui la Lapet è socio fondatore) ha espresso un forte apprezzamento per il cosiddetto 28° regime e la futura EU Inc. La confederazione guarda a questa riforma come a un quadro normativo e giuridico rivoluzionario, incentrato su una burocrazia più snella, operazioni completamente digitali e una reale semplificazione per la nascita, la crescita e la circolazione transfrontaliera delle attività economiche.
Tuttavia, il messaggio centrale depositato nella memoria della confederazione punta a superare i confini delle sole imprese in senso tradizionale. Come precisato dal presidente nazionale Lapet Roberto Falcone, in qualità di segretario generale Assoprofessioni:
“Nel dibattito europeo c’è un punto che non può restare sullo sfondo: quando l’Unione europea parla di semplificazione, non sta parlando soltanto di startup tecnologiche o di società innovative. Sta parlando anche dei professionisti, perché il diritto europeo, da tempo, li colloca pienamente dentro il perimetro dell’economia del mercato interno”.
Questo dato normativo è in linea con la raccomandazione 2003/361/CE, che include espressamente i lavoratori autonomi e le attività professionali nella definizione di “impresa”. Di conseguenza, Assoprofessioni chiede che il nuovo regime offra ai professionisti le medesime condizioni di competitività, innovazione, mobilità e neutralità regolatoria garantite alle PMI. Trattare le attività professionali come un comparto separato o eccezionale rischierebbe di minare gli stessi obiettivi europei di scalabilità e integrazione.
L’estensione della riforma porterebbe a un profondo riequilibrio dell’intero ecosistema economico europeo, con risvolti concreti nella pratica quotidiana dei professionisti:
- Ecosistema regolatorio prevedibile: Minori incertezze interpretative, azzeramento delle duplicazioni documentali e una più agevole circolazione di dati, atti e informazioni tra Stati membri grazie alla digitalizzazione.
- Servizi più evoluti e competitivi: Possibilità di offrire prestazioni più scalabili, anche in forma aggregata o integrata, seguendo da vicino i clienti che operano su base europea e non più solo nazionale.
- Maggiore capacità di programmazione: Più stabilità per gli investimenti, l’organizzazione, la specializzazione e lo sviluppo dell’attività professionale, potendo operare in un mercato libero da vincoli nazionali non adeguatamente giustificati.
Guardando specificamente al caso italiano, Falcone ha evidenziato come questa opportunità rischi di restare incompiuta, o addirittura contraddittoria, a causa della persistente tendenza a introdurre o mantenere restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni senza una verifica rigorosa e preventiva.
La soluzione individuata da Assoprofessioni risiede nell’applicazione rigorosa della direttiva (UE) 2018/958 (recepita in Italia con il d.lgs. n. 142/2020), la quale impone agli Stati membri un obbligo chiaro: svolgere un test di proporzionalità prima di adottare qualsiasi nuova disposizione legislativa, regolamentare o amministrativa che limiti una professione regolamentata.
“Questo non vuol dire che le restrizioni alle professioni siano vietate in assoluto – ha ribadito Falcone – ma devono essere giustificate, necessarie e coerenti rispetto all’interesse generale perseguito. Non basta richiamare genericamente la tutela dell’utenza, la qualità della prestazione o il decoro; occorre dimostrare, caso per caso, che la restrizione sia realmente idonea, che non esistano misure meno restrittive e che il sacrificio imposto alla concorrenza non sia eccessivo”.
In definitiva, senza questo doppio passaggio — il pieno riconoscimento dei professionisti nell’ecosistema economico europeo e l’applicazione rigorosa della proporzionalità nelle regole nazionali — il 28° regime rischia di produrre una modernizzazione incompleta: avanzata sul versante societario, ma ancora irrisolta sul terreno della libertà professionale e della reale integrazione del mercato interno.
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