Professioni, passa il principio Falcone
Approvata in Commissione Giustizia la distinzione tra attività riservate e libere. Soddisfazione di Lapet e Confcommercio Professioni.
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La Commissione Giustizia del Senato compie un passo destinato a incidere profondamente sull’assetto delle professioni italiane. Nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1663, che delega il Governo alla riforma della disciplina degli ordinamenti professionali, è stata infatti approvata una riformulazione che introduce un principio considerato fondamentale dalle professioni non ordinistiche: tutte le attività che la legge non individua espressamente come riservate a una o più professioni devono considerarsi libere e, pertanto, esercitabili da tutti i professionisti.
La modifica recepisce una richiesta avanzata con forza dalla Lapet e da numerose rappresentanze del comparto professionale regolato dalla legge n. 4 del 2013. Secondo i sostenitori dell’emendamento, il nuovo testo elimina un’ambiguità interpretativa che avrebbe potuto produrre effetti rilevanti sul mercato dei servizi professionali, restringendo in modo improprio gli spazi di attività consentiti ai professionisti non appartenenti agli ordini.
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente nazionale della Lapet, Roberto Falcone, che ha definito l’intervento normativo un passaggio di straordinaria importanza. Falcone ha ringraziato i senatori firmatari degli emendamenti, appartenenti sia alla maggioranza sia all’opposizione, sottolineando come il risultato rappresenti un successo non soltanto per i tributaristi, ma per l’intero sistema delle professioni disciplinate dalla legge n. 4/2013.
Alla base della richiesta di modifica vi era una questione apparentemente terminologica, ma con conseguenze concrete e significative. Nel corso dell’audizione svolta in Senato il 22 gennaio scorso, Falcone, nella sua veste di segretario generale di Assoprofessioni, aveva evidenziato il rischio derivante dall’utilizzo del termine “attribuite” in riferimento alle attività professionali. Secondo tale impostazione, infatti, si sarebbe potuta generare una sovrapposizione tra attività attribuite per competenza e attività riservate per legge, con il pericolo di trasformare in esclusive professionali una vasta gamma di attività oggi esercitate in regime di libera concorrenza.
La nuova formulazione chiarisce invece che solo le attività espressamente riservate dal legislatore costituiscono un’esclusiva professionale. Si tratta di quelle funzioni per le quali lo Stato ritiene necessario garantire una particolare tutela di interessi pubblici rilevanti, quali la salute, la giustizia o la fede pubblica. Tutto ciò che non rientra in questo perimetro deve invece essere considerato attività libera, aperta alla concorrenza e accessibile ai professionisti in possesso delle competenze richieste.
Secondo i promotori della modifica, il chiarimento normativo consentirà di preservare l’equilibrio del sistema professionale italiano, fondato sulla coesistenza tra professioni ordinistiche e professioni organizzate ai sensi della legge n. 4/2013. Inoltre, dovrebbe contribuire a ridurre il contenzioso interpretativo che negli anni ha spesso alimentato dispute giudiziarie sulla delimitazione delle competenze professionali.
A sostegno di questa impostazione viene richiamata anche la recente ordinanza n. 7128/2026 della Corte di Cassazione, indicata come una delle più autorevoli conferme giurisprudenziali della distinzione tra attività professionali riservate e attività liberamente esercitabili. Un orientamento che, secondo Lapet, trova ora un importante riconoscimento anche sul piano legislativo.
Sulla stessa linea si colloca Confcommercio Professioni, che ha accolto con favore le modifiche approvate dalla Commissione Giustizia. L’associazione evidenzia come il testo originario del disegno di legge rischiasse di generare una significativa incertezza applicativa, confondendo le attività espressamente riservate alle professioni ordinistiche con quelle semplicemente riconducibili alla loro competenza tecnica.
Per Confcommercio Professioni, la nuova formulazione riafferma in modo chiaro il principio della libertà di esercizio per tutte le attività non riservate, salvaguardando così il ruolo e il campo d’azione delle professioni non organizzate in ordini o collegi. Un risultato considerato particolarmente importante in un settore che coinvolge oltre 544 mila lavoratori autonomi.
La presidente di Confcommercio Professioni, Anna Rita Fioroni, ha espresso apprezzamento anche per l’approvazione degli emendamenti che introducono il richiamo al cosiddetto “Test di proporzionalità”, meccanismo che prevede una valutazione preventiva prima dell’adozione di nuove norme in grado di limitare l’accesso o l’esercizio delle professioni. Secondo Fioroni, si tratta di una garanzia ulteriore per assicurare equilibrio, trasparenza e concorrenza nel mercato dei servizi professionali.
L’approvazione degli emendamenti rappresenta dunque un passaggio significativo nel percorso di riforma degli ordinamenti professionali. Per le associazioni che rappresentano le professioni non ordinistiche, il principio secondo cui tutto ciò che non è espressamente riservato dalla legge deve rimanere libero costituisce una condizione essenziale per garantire certezza giuridica, tutela della concorrenza e valorizzazione delle competenze professionali. Un principio che, dopo il via libera della Commissione Giustizia del Senato, entra ora con maggiore forza nel dibattito sulla modernizzazione del sistema professionale italiano.
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