Anno: XXVIII - Numero 107    
Giovedì 4 Giugno 2026 ore 13:30
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Professioni, riforme da correggere

De Bertoldi rilancia equo compenso e responsabilità dei sindaci: servono correttivi per tutelare i professionisti, revisori e nuove generazioni.

Professioni, riforme da correggere

Le professioni chiedano un nuovo confronto con il legislatore. E il segnale arrivato da Bari, nel corso del convegno nazionale dell’Associazione Nazionale Commercialisti, va proprio in questa direzione. Andrea de Bertoldi, deputato della Lega e componente della Commissione Finanze della Camera, ha rilanciato due questioni che da tempo animano il dibattito tra gli ordini professionali: l’effettiva applicazione dell’equo compenso e la disciplina della responsabilità civile dei collegi sindacali.

Il messaggio politico è stato chiaro. Prima ancora delle singole norme, secondo de Bertoldi, è necessario che il mondo delle professioni recuperi una capacità di rappresentanza unitaria. Un invito rivolto alle categorie a superare logiche frammentate e appartenenze costruite attorno a singole sensibilità politiche, nella convinzione che solo una voce comune possa incidere realmente sulle scelte del Parlamento e del Governo.

Il richiamo non è casuale. Negli ultimi anni commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e altre professioni ordinistiche hanno ottenuto risultati importanti sul piano normativo, ma spesso attraverso percorsi lunghi e complessi, segnati da posizioni non sempre convergenti. Da qui l’idea che la forza delle professioni non risieda tanto nella vicinanza a questa o quella forza politica, quanto nella capacità di presentare proposte condivise e sostenibili.

In questo quadro si inserisce la richiesta di un vero e proprio “tagliando normativo” alle due riforme considerate più significative per il lavoro professionale. La prima riguarda l’equo compenso, una delle battaglie storiche delle categorie ordinistiche. La legge ha rappresentato un passaggio importante nel riconoscimento del valore economico delle prestazioni professionali, ma il dibattito sulla sua effettiva efficacia resta aperto.

La proposta avanzata da de Bertoldi punta ad ampliare il perimetro della disciplina, estendendola a tutte le imprese e rendendola pienamente operativa anche negli appalti pubblici. L’obiettivo è evitare che il principio dell’equità retributiva rimanga confinato a specifici rapporti contrattuali, lasciando scoperti ampi segmenti del mercato professionale.

Si tratta di una richiesta che intercetta una delle principali preoccupazioni delle categorie: la compressione dei compensi. In un contesto caratterizzato da crescente concorrenza e da una continua richiesta di servizi specialistici, il rischio è che il valore delle prestazioni venga sacrificato alla logica del massimo ribasso. Una dinamica che colpisce soprattutto i professionisti più giovani, spesso costretti ad accettare incarichi poco remunerativi pur di entrare nel mercato.

L’argomento non riguarda soltanto la tutela economica dei professionisti. Dietro il tema dell’equo compenso si nasconde infatti una questione più ampia: la qualità delle prestazioni. La convinzione di molti rappresentanti delle categorie è che compensi adeguati costituiscano una garanzia non solo per chi svolge l’attività professionale, ma anche per imprese, cittadini e pubbliche amministrazioni che ne usufruiscono.

L’altra questione sollevata dal parlamentare leghista riguarda la recente riforma della responsabilità civile dei collegi sindacali. Una norma accolta positivamente da una parte del mondo professionale perché introduce criteri più definiti nella determinazione della responsabilità, ma che continua a suscitare interrogativi applicativi.

De Bertoldi individua due criticità. La prima è l’esclusione dei revisori dal nuovo impianto normativo. Una scelta che, a suo giudizio, crea una disparità difficilmente giustificabile tra figure che operano all’interno dello stesso sistema di controlli societari e che condividono funzioni essenziali per la trasparenza e la correttezza della gestione aziendale.

La seconda riguarda il meccanismo di determinazione della responsabilità. Secondo il deputato, l’attuale formulazione rischia di generare effetti paradossali, arrivando in alcuni casi a prevedere una responsabilità inferiore per professionisti che percepiscono compensi più elevati rispetto a colleghi remunerati in misura minore. Un risultato che, se confermato nella pratica applicativa, porrebbe un problema di coerenza e proporzionalità del sistema.

È proprio questo il punto politico più rilevante emerso dal confronto di Bari. Le professioni non chiedono una deregolamentazione né una riduzione indiscriminata delle responsabilità. Chiedono piuttosto regole equilibrate, capaci di garantire certezza del diritto e proporzionalità tra funzioni svolte, compensi percepiti e rischi assunti.

Le proposte avanzate da de Bertoldi si collocano quindi all’interno di una riflessione più ampia sul ruolo delle professioni nell’economia italiana. In una fase in cui imprese e pubbliche amministrazioni sono chiamate a gestire processi sempre più complessi, il contributo di commercialisti, revisori e professionisti qualificati diventa un elemento strategico. Per questo motivo il confronto sulle regole che disciplinano il loro lavoro non appare come una questione corporativa, ma come un tassello della più generale discussione sulla qualità del sistema economico e istituzionale del Paese.

Da Bari arriva dunque una richiesta precisa: verificare ciò che è stato fatto, correggere le criticità emerse e completare le riforme rimaste a metà. Un approccio pragmatico che punta meno agli annunci e più alla manutenzione del quadro normativo, nella consapevolezza che anche le leggi più attese necessitano, dopo la loro entrata in vigore, di un momento di verifica e aggiornamento.

 

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