Legge elettorale bis. Premio di governabilità a chi supera il 42%, niente ballottaggio
Il testo andrà in aula a Montecitorio il 26 giugno, le opposizioni chiedono tempo perché il nuovo testo è completamente diverso dal precedente.
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Una soglia più alta per accedere al premio di maggioranza, niente ballottaggio e, sullo sfondo, il nodo preferenze che ancora divide il centrodestra. Problemi di domani. Ora, l’accordo c’è: il nuovo testo sulla legge elettorale è stato depositato in commissione Affari costituzionali alla Camera. Ecco il Bignami bis, anzi lo Stabilicum, per gli oppositori il Meloncellum. Avversato dalle opposizioni, con il Pd che parla di “ennesima forzatura”, ma spinto da Giorgia Meloni, che ha voluto accelerare dopo la tornata delle amministrative.
Il testo andrà in aula a Montecitorio il 26 giugno. Prima, è la proposta, un nuovo breve ciclo di audizioni da fare già settimana prossima. Intanto, il testo c’è. Una sintesi delle posizioni di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Il punto più importante è l’innalzamento della soglia, anche per scongiurare dubbi di costituzionalità: per strapparlo, servirà il 42% dei voti validi, conquistati dalla coalizione vincente, in entrambe le Camere. Solo così si otterranno 70 seggi alla Camera e 35 in Senato, massimale che non cambia rispetto alle precedenti versioni.
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La soglia sale del 2%, quindi. Viene anche introdotto un tetto massimo di seggi oltre il quale non si può andare con il premio: alla Camera scatta un controllo se la lista che vince supera 220 seggi complessivi; al Senato il limite è 113 scranni totali. Altrimenti, è previsto un sistema di ricalcolo tra maggioranza e minoranza. Il ballottaggio, invece, viene soppresso, mentre viene introdotta una norma anti-contraffazione per il voto dall’estero.
“Testo completamente diverso”, dicono subito dalle opposizioni, che chiedono più tempo. Ma le tensioni non sono sopite anche a destra. Il quadro c’è, ma potrebbe essere limato. Per FdI e Noi Moderati – anche per Roberto Vannacci – sarebbe opportuno inserire le preferenze. A ribadirlo è il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Personalmente sono stato l’unico parlamentare, ed ero in commissione per Fratelli d’Italia, che propose un emendamento per inserire le preferenze”. Ma erano altri tempi, altre circostanze. La sortita meloniana ci sarà, in aula, ma senza andare per forza fino in fondo. Anche perché dalla Lega, che ha dovuto cedere sugli uninominali, alzano il muro.
I punti principali della riforma sarebbero questi:
- sistema proporzionale;
- abolizione dei collegi uninominali;
- premio di governabilità di 70 deputati e 35 senatori;
- soglia del 42% (nelle ultime modifiche) per ottenere il premio;
- eliminazione del ballottaggio nella versione bis;
- sbarramento al 3%;
- liste bloccate senza preferenze;
- obbligo di indicare il candidato premier.
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