Previdenza privata, il governo chiama le Casse alla sfida della crescita
Tajani difende autonomia e ruolo strategico degli enti. Freni e Durigon: investimenti sì, ma senza mettere a rischio pensioni e rendimenti.
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Agli Stati generali della previdenza privata va in scena il confronto tra governo e Casse professionali sul ruolo che gli enti possono giocare nella crescita economica del Paese. Un dialogo che mette insieme previdenza, investimenti e sostenibilità finanziaria, con il tema dell’autonomia delle Casse tornato al centro del dibattito politico.
Dal palco dell’Adepp il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendica il valore strategico delle professioni liberali, definite “l’immagine dell’Italia”, e rilancia la necessità di un confronto stabile tra esecutivo, enti previdenziali e investitori istituzionali. Il messaggio è chiaro: le Casse possono diventare un motore per sostenere la crescita economica nazionale, attraverso investimenti capaci di accompagnare sviluppo, infrastrutture e sistema produttivo.
Tajani parla apertamente di una “chiamata alle armi” rivolta agli enti previdenziali privati, assicurando però che il governo continuerà a difenderne l’autonomia e ad ascoltarne le proposte. Un passaggio accolto con attenzione dalla platea delle professioni, da tempo impegnata a rivendicare indipendenza gestionale e capacità decisionale sui patrimoni accumulati dagli iscritti.
Nel suo intervento il leader azzurro affronta anche uno dei dossier più sensibili per il comparto: l’ipotesi del trasferimento dei medici di famiglia all’Inps, con conseguente uscita dall’Enpam. Tajani liquida la proposta come “una sciocchezza”, manifestando netta contrarietà a un’operazione che, secondo molti osservatori del settore, rischierebbe di indebolire i conti dell’ente previdenziale dei medici guidato da Alberto Oliveti. Una presa di posizione politica netta, che rafforza il fronte di chi difende il modello delle casse privatizzate come elemento di equilibrio del sistema previdenziale italiano.
Più prudente e tecnico l’approccio del sottosegretario all’Economia Federico Freni, intervenuto per chiarire il punto di vista del Mef sul tema degli investimenti. Freni sottolinea come il compito dello Stato non sia quello di imporre per legge alle Casse dove allocare le risorse, bensì creare condizioni favorevoli affinché gli investimenti risultino convenienti e sostenibili.
“L’investimento non è beneficenza”, ribadisce il sottosegretario, sintetizzando la linea del Tesoro: gli enti possono contribuire allo sviluppo del Paese soltanto se le operazioni garantiscono ritorni adeguati e compatibili con gli obblighi previdenziali. Un richiamo alla necessità di conciliare interesse generale e tutela del risparmio previdenziale, evitando che le Casse vengano considerate strumenti di politica economica sganciati dai criteri di rendimento e sicurezza.
A rafforzare questo concetto arriva anche l’intervento del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che mette in guardia dal rischio di caricare gli enti di aspettative eccessive. Le Casse, osserva, vengono spesso “tirate per la giacchetta” quando si parla di investimenti strategici o sostegno all’economia reale, ma il loro compito primario resta quello di garantire il pagamento delle pensioni agli iscritti.
Il confronto emerso agli Stati generali evidenzia così una linea condivisa all’interno del governo: valorizzare il peso finanziario delle Casse professionali senza però snaturarne la missione previdenziale. Un equilibrio delicato, soprattutto in una fase in cui gli enti privati gestiscono patrimoni miliardari e sono sempre più osservati come possibili protagonisti dello sviluppo economico nazionale.
Sul tavolo resta dunque la sfida di conciliare autonomia, redditività degli investimenti e interesse pubblico. E la partita, per il sistema delle professioni, appare destinata a restare centrale nel dibattito politico ed economico dei prossimi mesi.
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