Anno: XXVIII - Numero 103    
Mercoledì 27 Maggio 2026 ore 13:30
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RIFORMA FORENSE IL SÌ DELLA CAMERA

Con 177 voti favorevoli, 24 astenuti e nessun contrario, la Camera ha approvato il ddl Delega al Governo per la riforma dell’ordinamento forense. Il provvedimento passa all’esame del Senato.

RIFORMA FORENSE IL SÌ DELLA CAMERA

Un’accelerazione inizialmente ritenuta irrealistica. Si è dato per inevitabile che le dichiarazioni di voto sulla riforma forense dovessero slittare a domani. Poi l’esame sugli emendamenti, che le opposizioni non hanno risparmiato, si è rivelato più fluido del previsto. E alla fine, in serata, l’Aula di Montecitorio ha dato il via libera alla legge che modifica l’ordinamento degli avvocati: 177 favorevoli, 24 astenuti del Movimento 5 Stelle e nessun voto contrario. Un sì in prima lettura, che rappresenta dunque uno step importante a cui dovranno però seguirne diversi altri.

Intanto il passaggio in Senato, che dovrebbe rivelarsi più asciutto rispetto al lavoro condotto dalla commissione Giustizia di Montecitorio e poi, a partire dalla discussione generale dello scorso 11 maggio, dall’Assemblea. Alcuni emendamenti delle opposizioni sono stati accolti dal centrodestra già nell’organismo presieduto dal meloniano Ciro Maschio. E poi la posizione favorevole alla riforma di Pd e Avs, Azione e Italia Viva, con il M5S che si è astenuto, lasciano intravedere un clima disteso anche a Palazzo Madama.

Ma soprattutto il provvedimento nato dal contributo di tutte le componenti dell’avvocatura e dal lavoro comune svolto ai tavoli istituiti presso il Consiglio nazionale forense, ha la forma della legge delega: è tanto imponente nelle modifiche su tutti gli aspetti della professione quanto bisognoso dei decreti legislativi. Certo, a via Arenula ci si è portati avanti col lavoro e già esistono bozze delle norme attuative, che il governo dovrà comunque sottoporre al parere di Camera e Senato. Ed è vero che l’Ufficio legislativo del guardasigilli Carlo Nordio è ora diretto da un avvocato, Nicola Selvaggi, il che rappresenta un’ulteriore garanzia di scrupolo e accuratezza nella stesura dei decreti delegati. Ma i margini sono comunque ristretti e le incognite sull’effettiva durata della legislatura ancora più preoccupanti, Ecco perché l’accelerazione e il primo voto d’Aula incassato costituiscono davvero un primo importante ma non ancora tranquillizzante passo.

Un aspetto di cui il presidente del Cnf Francesco Greco tiene conto, senza trascurare che comunque «con il voto di oggi in prima lettura alla Camera, l’avvocatura volta pagina. Dopo quasi quattordici anni in cui il mondo, la società, il mercato e la giurisdizione sono profondamente cambiati, si apre finalmente la strada a una riforma organica, moderna e al passo con i tempi: una riforma capace di adeguare la legge professionale forense alla realtà contemporanea e di rendere l’avvocatura più vicina ai cittadini e ai loro diritti». Secondo il vertice del Cnf, «la legge professionale del 2012 aveva costruito attorno agli avvocati un sistema di incompatibilità che non trova riscontro in nessun’altra professione ordinistica. Agli avvocati era preclusa persino la partecipazione agli organi di gestione delle società. Una rigidità non più sostenibile, che ha finito per tenere l’avvocatura lontana dai luoghi in cui si assumono le decisioni economiche, organizzative e strategiche del Paese. La riforma supera finalmente questo impianto», fa notare Greco. «In linea con quanto già previsto per le altre professioni ordinistiche, anche gli avvocati potranno partecipare agli organi gestori delle società di capitali senza perdere l’iscrizione all’albo». E «per la prima volta», sottolinea ancora Greco, «l’indipendenza e la libertà dell’avvocato vengono riconosciute come principi fondanti dell’ordinamento professionale e presidio essenziale dello Stato di diritto. È un riconoscimento politico e istituzionale di grande rilievo del ruolo costituzionale della difesa e della funzione civile e sociale dell’avvocatura».

L’Esecutivo e le forze politiche hanno tenuto fede all’impegno di dedicare alla legge forense un surplus di efficienza parlamentare. Possono rivendicarlo i rappresentati dell’Esecutivo che, come il ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, hanno seguito i lavori sulla riforma nel non insignificante passaggio in commissione. Proprio il presidente della commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio è tra i primi a dirsi «soddisfatto come avvocato e come presidente di commissione». Il deputato di FdI parla di «riforma attesa da anni, scritta e condivisa con l’avvocatura fin dall’inizio, che finalmente può adeguare la professione alle sfide del nostro tempo. Avevamo preso l’impegno di votare alla Camera entro maggio e l’abbiamo mantenuto. Ora auspichiamo l’approvazione al Senato in tempi rapidissimi, per consentire di attuare le deleghe in tempi congrui». Nella sua dichiarazione di voto, il forzista Pietro Pittalis – relatore della legge insieme con lo stesso Maschio, con la responsabile Professioni di FdI Marta Schifone e con la capogruppo Giustizia della Lega Ingrid Bisa – ha tenuto a dire che con il via libera alla legge sull’ordinamento forense «non stiamo semplicemente votando una riforma ordinamentale: stiamo affermando una visione precisa dello Stato di diritto e del ruolo che, in esso, deve continuare a svolgere l’avvocatura italiana. Senza un’avvocatura libera, autonoma e indipendente non c’è piena tutela dei diritti, non c’è giusto processo, non c’è democrazia sostanziale», ha aggiunto Pittalis. «Si tratta di un intervento atteso, costruito attraverso un confronto serio e serrato con il Consiglio nazionale forense e con tutte le rappresentanze dell’avvocatura, che finalmente aggiorna un impianto normativo fermo al 2012 e ormai non più adeguato a interpretare le trasformazioni profonde della società, dell’economia e delle professioni».

Una legittima rivendicazione arriva anche dal capogruppo di Avs in commissione Giustizia Devis Dori: «Diamo un voto favorevole perché la riforma della professione forense e del suo accesso è attesa da tempo, e c’è molto da innovare. Sarebbe stata opportuna una legge ordinaria anziché una delega, ora ci rimettiamo alla rapidità della lettura al Senato perché poi dovranno essere scritti i necessari decreti legislativi. Sono stati approvati in commissione tre nostri emendamenti ai quali teniamo molto: la durata della Scuola forense che passa da 18 mesi a 12 mesi, le scuole Forensi organizzate dai Coa saranno gratuite sotto un livello Isee definito periodicamente dal Cnf, e infine la possibilità di tirocinio anticipato per tutti: cioè anche i fuoricorso potranno iniziare il tirocinio prima di discutere la tesi, purché abbiano già sostenuto tutti gli esami. In questo modo si va incontro alle esigenze dei futuri avvocati rendendo più sostenibile l’accesso alla professione».

Come si è detto, l’esame degli emendamenti è stato rapido, e non sono mancati passaggi interessanti da parte delle opposizioni, con proposte non inserite nel testo di legge ma destinate a trovare spazio, con l’accoglimento dei relativi ordini del giorno, in altri provvedimenti. Fra tutti è giusto segnalare la sollecitazione di Federico Gianassi , capogruppo in commissione Giustizia del Pd (la cui dichiarazione di voto è stata poi affidata alla responsabile di dipartimento Debora Serracchiani): dare una formale definizione a una più strutturata partecipazione degli avvocati nell’organizzazione della giustizia, e in particolare un peso maggiore ai Consigli dell’Ordine. La proposta è fra quelle che verrebbero oggettivamente legittimate dall’inserimento dell’avvocato in Costituzione. Ma di un capitolo così delicato, è difficile che si riesca a scrivere la parola fine entro l’attuale legislatura. Intanto si dovrà portare a termine un lavoro, quello ordinamentale, ancora impegnativo e complesso

Errico Novi su Il Dubbio

 

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