INTELLIGENZA ARTIFICIALE FUORI CONTROLLO
Festival del lavoro 2026, le nuove sfide
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Utilizzata soprattutto dai lavoratori più qualificati e nei processi decisionali, ma senza una vera formazione e una bussola all’interno delle aziende. L’IA si sostituisce sempre più a collaboratori, con il rischio ricadute per chi non riconvertirà la sua attività. L’indagine della Fondazione Studi al Festival del Lavoro Roma, 22 maggio 2026 – Sempre più diffusa e utilizzata non solo per attività semplici e ripetitive, ma anche nei processi decisionali, spesso senza un’adeguata formazione né una regolamentazione all’interno delle aziende.
L’intelligenza artificiale si fa strada nel mondo del lavoro, portando con sé non solo maggiore produttività ma anche una sempre minore richiesta di collaborazioni e confronto, con il rischio concreto di un’erosione silenziosa delle competenze, con ricadute che potrebbero avere impatti negativi anche sull’occupazione. Sono solo alcune delle evidenze che emergono dalla ricerca “Come l’IA sta cambiando il lavoro: opportunità, rischi e scenari”, che sarà presentata al Festival del Lavoro, in programma al Centro Congressi La Nuvola di Roma dal 21 al 23 maggio. È indubbio, però, che l’Intelligenza Artificiale non sia un nemico da combattere, ma un viatico per importanti opportunità, a patto di essere ben compresa e gestita. “L’aumento della produttività, percepita dalla maggioranza dei lavoratori che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, è un segnale di soddisfazione per il mondo del lavoro. Da qui nasce, però, la necessità per le aziende di governare questo cambiamento e per i lavoratori di formarsi per elevare le proprie competenze e la qualità del proprio lavoro”, sottolinea il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.
Quasi otto lavoratori su dieci (79,3%) che utilizzano l’IA a supporto quotidiano del loro lavoro appartengono alle professioni a più elevata qualificazione ovvero intellettuali e scientifiche, tecniche e manageriali. E si tratta di uno strumento ormai ben radicato nelle attività: il 68,7% ne fa un uso quotidiano e, di questi, il 21,6% dichiara di usarla costantemente.
Ben il 40,5% degli utilizzatori quotidiani e il 25,9% degli occasionali la utilizzano per il supporto alle decisioni. Parallelamente si ricorre sempre meno all’aiuto di altri: il 57,8% dichiara, infatti, di svolgere con l’Intelligenza Artificiale attività che avrebbe affidato a collaboratori o consulenti. Non solo, il 52,4% fa riferimento all’IA per sviluppare idee e soluzioni, invece di confrontarsi con superiori e colleghi. Una
situazione complessa che rischia di riverberarsi non solo sulle relazioni, ma anche sulle opportunità occupazionali future.
In questo quadro di rapidissima diffusione e affidamento all’IA anche per attività complesse, solo il 14,5% degli utilizzatori afferma di sentirsi pienamente preparato a utilizzarla in modo efficace e, a quasi due su dieci, è capitato di usare l’IA per attività di cui non era in grado di valutare il risultato (19%) o accettare suggerimenti più per rapidità che per convinzione (18,3%). A questo si aggiunge un più generale senso di insicurezza. Teme rischi di errori quasi il 53%, l’uso improprio di dati o informazioni
sensibili il 41,8%, la dipendenza dallo strumento il 40,6%, la perdita di professionalità quasi un terzo (28,9%). Dati che non stupiscono se si riflette sulle modalità con cui gli utilizzatori si sono avvicinati all’Intelligenza Artificiale e alla mancanza di formazione e direzioni precise da parte delle aziende. Solo il 31,6% degli intervistati dichiara che nella propria organizzazione l’uso dell’IA è accompagnato da regole, linee guida, formazione o altri strumenti di indirizzo.
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