Anno: XXVIII - Numero 98    
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Il 12 giugno 2026 gli psicologi in agitazione

Per il 12 giugno p.v. un bel numero di psicologi ha indetto la prima manifestazione nazionale, davanti ai Ministeri vigilanti, per cercare di bloccare la riforma previdenziale dell’Enpap.

Il 12 giugno 2026 gli psicologi in agitazione

È intervenuto anche il Sindacato nazionale psicologi liberi professionisti il quale ha evidenziato “come l’assenza di un confronto strutturato con le organizzazioni professionali e sindacali costituisca un elemento critico nel percorso di costruzione della riforma. Alla luce di ciò è stata trasmessa una formale richiesta volta a sollecitare la sospensione della votazione sulla riforma prevista per il 23 aprile u.s. in consiglio di indirizzo generale e l’attivazione di un tavolo di confronto condiviso, finalizzato a raccogliere osservazioni, integrazioni e proposte migliorative.”

Il Presidente dell’ENPAP il 17 aprile 2026 ha aperto un tavolo di confronto con le parti sociali.

Il sistema ENPAP è di tipo contributivo: ogni professionista versa una percentuale del proprio reddito; questi versamenti si accumulano nel tempo e vengono investiti sui mercati finanziari e la pensione futura dipende sia da quanto versato sia dal rendimento del patrimonio.

Il Sindacato ha predisposto una versione sintetica della sua relazione e una versione estesa che si possono trovare al seguente link https://psyplp.it/riforma-previdenziale-enpap-2026/

Dalla sintesi del Sindacato nazionale si apprende che i redditi medi degli psicologici sono inferiori alla media nazionale per la quale oltre il 50% dei professionisti guadagna meno di € 30.000 l’anno e uno su tre meno di € 20.000,00 l’anno.

Vi è un’ampia fascia di psicologi che ha un reddito compreso tra € 15.000,00 ed € 25.000,00 con elevata presenza di giovani e donne e forte instabilità.

Gli iscritti al 2024 erano 87.308

Reddito netto medio 20.082 euro annui

Pensioni di vecchiaia in numero di 6728

Importo medio pensione 3559,02 euro annui che, diviso per 13, porta a 273,76 euro mensili.

La riforma prospettata prevede:

– l’aumento del contributo soggettivo dal 10 al 15% dell’imponibile;

– l’aumento del contributo integrativo dal 2 al 4% del fatturato lordo;

I due punti in più percentuali sul contribuito integrativo verrebbero destinati quanto all’1% sui montanti individuali, così da aumentare la pensione futura, e l’altro 1% ad erogare il trattamento di fine professione, liquidabile a fine carriera.

La riforma tende ad aumentare il tasso di sostituzione dal 20% al 50%.

Gli psicologi che andranno in piazza sostengono che l’aumento contributivo proposto è per loro insostenibile.

Il Sindacato nazionale ritiene, invece, che la riforma sia necessaria, ma che dovrà essere sostenibile, equa e coerente con la realtà economica della professione.

Il Sindacato propone allora la gradualità dell’aumento contributivo, sia soggettivo che integrativo evitando che il contributo integrativo sia interamente assorbito dal professionista nei compensi.

Se i dati reddituali della categoria degli psicologi è quella sovra indicata, sempre che quanto dichiarato sia reale, a mio giudizio, la proposta riforma appare davvero insostenibile per gran parte degli iscritti.

Nel corso dell’audizione del 7 maggio u.s., avanti la Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, l’ENPAP ha però fornito questa proposta:

Obiettivo: pensioni più adeguate nel tempo

Aumento contributo soggettivo → dal 10% al 15% (graduale)

Rafforzamento contributo integrativo → dal 2% al 4% → +2% direttamente sui montanti.”

Mi pare già un passo nella giusta direzione.

Ogni riforma che incida sulle aliquote contributive richiede, a monte, l’aumento dei redditi medi della professione. Diversamente ogni riforma nasce insostenibile.

La previdenza in generale, in particolare quella degli psicologi, non può fondarsi soltanto sull’aumento delle aliquote.

La reddittività e la demografia sono le due aree macroeconomiche di rilevanza primaria in previdenza.

I problemi della categoria degli psicologi potrebbero essere aiutati nella soluzione più equa se tutti i professionisti, a prescindere dalla loro specificità, si trovassero riuniti in un’unica Cassa di previdenza e non in tante singole realtà che da sole sono destinate ad andare in contro a criticità, spesso insormontabili.

La previdenza è anche psicologia!

Per ogni altro dettaglio, vi rinvio sicuramente al completo dossier predisposto dal Sindacato nazionale degli psicologi liberi professionisti e alla relazione rilasciata in Bicamerale

(https://documenti.camera.it/leg19/documentiAcquisiti/COM27/Audizioni/leg19.com27.Audizioni.Contributo%20Scritto.PUBBLICO.ideGes.89502.07-05-2026-11-45-44.012.pdf)

I Ministeri Vigilanti dovranno valutare, numeri alla mano, se l’aumento del contributo soggettivo e integrativo sia sostenibile da gran parte degli iscritti.

 

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