Anno: XXVIII - Numero 96    
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Specializzandi sotto pressione a Verona

Tra denunce, difese interne e il nodo irrisolto della formazione medica.

Specializzandi sotto pressione a Verona

Turni fino a 14 giorni consecutivi, oltre 250 ore di lavoro al mese, mansioni da medici strutturati affidate a personale in formazione e presunte pressioni per utilizzare credenziali informatiche di medici senior nella gestione di documenti clinici. È attorno a queste accuse che si è aperto il caso della Scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Verona e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, una vicenda che nelle ultime settimane è arrivata fino alla Procura e ha acceso un duro confronto pubblico tra associazioni di categoria, rappresentanti degli specializzandi e politica universitaria.

A portare il caso all’attenzione pubblica è stata innanzitutto l’associazione ALS – Liberi Specializzandi, che ha raccolto testimonianze e documentazione poi confluite in un esposto. Secondo quanto riportato da diverse testate, nel materiale inviato agli inquirenti sarebbero presenti registri di presenza, chat interne e dati relativi agli accessi ai sistemi informatici ospedalieri.

A sostenere pubblicamente le denunce sono intervenuti anche i Giovani Democratici di Verona. In un comunicato diffuso il 24 aprile, il segretario provinciale Enrico Righetto parla di “una realtà inaccettabile e fuori legge”, denunciando “turni massacranti” e un utilizzo degli specializzandi “per tappare le croniche falle organizzative e di organico del sistema ospedaliero”.

Secondo Righetto, “è intollerabile che il percorso formativo dei giovani medici venga trasformato in lavoro subordinato e pesantemente sottopagato”. Una critica rilanciata anche dal vicesegretario cittadino Mattia Mosconi, che richiama il dato sugli abbandoni: “Un tasso del 16% tra i nuovi mmatricolati a Verona, contro una media nazionale del 4,3%, è la spia di un ambiente divenuto letteralmente insostenibile”.

Le accuse più gravi riguardano l’ipotesi che alcuni specializzandi abbiano operato utilizzando credenziali digitali di medici senior per firmare o completare atti clinici. Un comportamento che, se accertato, potrebbe configurare ipotesi di falso in atto pubblico e accesso abusivo ai sistemi informatici. Ma il cuore della vicenda resta soprattutto quello delle condizioni di lavoro e del rapporto, spesso ambiguo, tra formazione specialistica e attività assistenziale ordinaria.

La replica degli specializzandi: “La situazione sta migliorando”

Dentro la stessa scuola di specializzazione, però, il quadro appare meno univoco di quanto emerso nelle denunce pubbliche.

Il 27 aprile 2026 si è infatti svolto un incontro ufficiale tra i rappresentanti degli specializzandi della scuola di Ostetricia e Ginecologia e i vertici accademici e ospedalieri: la rettrice dell’Università di Verona Chiara Leardini, il referente delle scuole di specialità professor Michele Tinazzi e il direttore generale dell’AOUI Paolo Petralia.

Dal verbale dell’incontro emerge una presa di posizione netta da parte della maggioranza dei medici in formazione. I rappresentanti dichiarano infatti di voler “prendere formalmente le distanze dalle modalità delle accuse mosse” dall’associazione ALS e confermano “pieno e fermo sostegno all’operato della Scuola e del suo Direttore”, in carica dal 1° ottobre 2025.

Il documento riporta anche i numeri della consultazione interna: su 93 specializzandi complessivi, 84 si sarebbero dichiarati favorevoli alla linea espressa nel verbale, 5 contrari e 4 astenuti. Una maggioranza pari, secondo il testo, al 90,3%.

Nel documento vengono riconosciuti “tangibili e sostanziali miglioramenti” introdotti negli ultimi mesi. In particolare, gli specializzandi parlano di:

migliore qualità dell’attività clinica e chirurgica;

maggiore acquisizione progressiva di autonomia;

potenziamento della didattica frontale settimanale;

ampliamento delle opportunità nella rete formativa ed extra-formativa;

maggiore attenzione alla distribuzione dei turni e al rispetto del monte ore.

Il verbale non nega completamente le criticità, ma prova a contestualizzarle. Sul tema dei carichi di lavoro, ad esempio, i rappresentanti spiegano che “il carico di lavoro sia più pesante al primo anno”, fase nella quale i medici devono acquisire rapidamente competenze pratiche e familiarità con il contesto ospedaliero.

Nelle conclusioni si legge inoltre che “vi sono aspetti ancora suscettibili di miglioramento”, ma che “il percorso intrapreso negli ultimi mesi è quello corretto”.

Due narrazioni opposte dentro la stessa vicenda

Il caso Verona appare così attraversato da due letture profondamente diverse.

Da una parte c’è chi descrive un sistema fondato su sfruttamento, pressione psicologica e utilizzo improprio degli specializzandi per compensare la cronica carenza di personale sanitario. Dall’altra, una parte consistente degli stessi medici in formazione sostiene che negli ultimi mesi il clima interno e l’organizzazione della scuola siano migliorati sensibilmente, soprattutto dopo il cambio di direzione.

La contrapposizione riguarda infatti anche il ruolo del nuovo direttore della scuola, professor Stefano Uccella, nominato ufficialmente nell’autunno 2025. Nel verbale sottoscritto dai rappresentanti degli specializzandi, la nuova direzione viene indicata come elemento di discontinuità rispetto al passato. Le denunce diffuse da ALS, invece, continuano a puntare il dito contro dinamiche considerate ancora strutturali e non risolte.

Il nodo strutturale della formazione specialistica

Al di là del caso specifico, la vicenda riporta al centro una questione che da anni attraversa il sistema sanitario italiano: il ruolo degli specializzandi negli ospedali.

Formalmente medici in formazione, gli specializzandi sono spesso parte integrante dell’attività assistenziale quotidiana. In molte strutture coprono guardie, turni e attività cliniche indispensabili per il funzionamento dei reparti. Una condizione che, secondo associazioni di categoria e sindacati, rischia talvolta di trasformare il percorso formativo in lavoro scarsamente tutelato e sottopagato.

La Scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia di Verona è una delle più importanti del Veneto e opera all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, polo sanitario di riferimento regionale. Proprio per questo, il caso ha assunto rapidamente una dimensione nazionale.

Nel frattempo, la Procura dovrà verificare se le accuse contenute nell’esposto trovino riscontro documentale e se eventuali irregolarità abbiano avuto rilievo penale. Parallelamente, Università e AOUI hanno avviato verifiche interne.

Resta però aperta la questione più ampia: capire dove finisca il naturale livello di esigenza, responsabilità e severità che caratterizza inevitabilmente la formazione medica — un percorso complesso, altamente selettivo e necessariamente impegnativo — e dove invece inizi un sistema che, secondo le denunce, rischia di oltrepassare i limiti della tutela della persona, della dignità professionale e dei diritti del lavoro.

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