No alla riforma elettorale
Costituzionalisti contro premio di maggioranza e liste bloccate: “Rischio astensionismo e deriva plebiscitaria”.
Dai primi anni ’90, si sono succedute quattro leggi elettorali e due sentenze della Corte Costituzionale.
Un errore che hanno fatto tutte le coalizioni, è proporre una legge elettorale, nell’imminenza del voto, per vincere.
126 Costituzionalisti hanno già sottoscritto un Manifesto al quale è possibile aggiungersi entrando sul sito www.articolo21.org.
Io ho già aderito in calce.
Questo il Manifesto:
«Noi professori di Diritto costituzionale riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei Deputati.
Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa.
La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo.
È grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al referendum, si voglia costruire un sistema elettorale che, anziché combattere l’astensionismo, rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori.
Tre sono i punti più critici.
Il primo riguarda il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle “maggioranze di garanzia” previste dall’ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione.
Il secondo profilo riguarda l’aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l’attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall’esito del voto per le diverse liste.
Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti.
Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 92 Cost. e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento.
È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata.
Per queste ragioni, riteniamo che la proposta di legge elettorale all’esame della Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino ed istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento.
È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali.»
Nel 2018 l’affluenza alle politiche è stata del 73%.
Nel 2022 è scesa al 64%.
Ho ragione di ritenere che sarà approvata questa nuova legge elettorale l’affluenza continuerà a scendere perché, con l’esclusione del voto di preferenza e le liste bloccate si trasmetterà all’opinione pubblica un messaggio di sfiducia nella capacità di scelta dei cittadini o, peggio, un intento di dominio incontrastato dei partiti sulle istituzioni.
In questi giorni la Commissione Costituzionale della Camera dei Deputati sta facendo continue audizioni di costituzionalisti ed esperti in scienze politiche ed acquisisce numerosi studi e proposte di modifica.
Io mi domando se i nostri Parlamentari, oltre che ad acquisire questi documenti, li leggano per metabolizzarli, dato che sono per lo più negativi in ordine alla legge elettorale proposta.
Il gioco del Monopoli conserva le sue regole, ancorché digitalizzate, da circa 70 anni e così il Gioco dell’oca che risale, quest’ultimo, al 1580!
C’è poi un detto che dovrebbe essere tenuto nella debita considerazione e cioè che chi fa una legge elettorale nell’imminenza delle elezioni, poi le perde perché l’elettore tende a non farsi usare.
Del resto anche la Commissione Venezia della UE da tempo ammonisce di non cambiare le regole del gioco nell’imminenza dell’inizio della partita.
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