Anno: XXVIII - Numero 91    
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La forza di Antigone da Siracusa alla Groenlandia

La due giorni organizzata dal Cnf, dalla Fai, dall’Unione degli Ordini Forensi di Sicilia e Il Dubbio.

La forza di Antigone da Siracusa alla Groenlandia

Siracusa, città del dialogo e dei diritti. L’iniziativa «Antigone e il suo paradosso», organizzata dal Consiglio nazionale forense e dalla Fondazione dell’avvocatura italiana, in collaborazione con l’Unione degli Ordini Forensi di Sicilia e il quotidiano Il Dubbio, ha riscosso successo tra gli avvocati giunti ad Ortigia da tutta Italia e tra gli appassionati di geopolitica. È stata la dimostrazione della qualità della proposta anche culturale della Fai con dibattiti di alto livello.

Tra i relatori intervenuti presso il «Siracusa International Institute» anche Tillie Martinussen, già parlamentare del Partito della Cooperazione della Groenlandia, definita la «donna che ha sfidato Trump». «La presenza di Martinussen – ha evidenziato il vicepresidente della Fondazione dell’avvocatura italiana, Vittorio Minervini – ha rafforzato il carattere internazionale dei dialoghi di Siracusa. I relatori hanno offerto un quadro ancora più chiaro su quanto sta accadendo nel mondo, a partire dal Medio Oriente e dall’Iran».

Quest’anno il dibattito sui diritti e in particolare sul diritto internazionale “tradito” ha consentito di accendere i riflettori sulla Groenlandia, un territorio sette volte più grande dell’Italia con 56 mila abitanti, verso il quale il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto grandi attenzioni per impossessarsi delle risorse del sottosuolo e delle terre rare. «Stiamo assistendo – ha detto Minervini – all’interruzione di alcune linee che rimarcavano con precisione il diritto pattizio. Nel suo ultimo libro l’ex sottosegretario agli Esteri di qualche legislatura fa, Gianni Vernetti, pone all’attenzione del lettore la nuova sfida fra le democrazie di Europa, Asia e America e le autocrazie di Cina, Russia, Iran, con gli Stati Uniti di Trump come incognita in trasformazione. Ora in alcune parti del mondo prevalgono la forza e la protervia. Quando abbiamo pensato all’iniziativa di quest’anno a Siracusa, abbiamo trovato Antigone nella persona di Tillie Martinussen, già parlamentare groenlandese, che ha fatto un discorso meraviglioso di opposizione alle mire di Trump. Tillie ha raccolto subito il nostro invito: un motivo d’orgoglio per la Fai e per tutta l’avvocatura italiana».

Il consigliere Cnf Nello Cosimato ha richiamato la figura di Antigone, collegandola al conflitto tra legge divina e legge umana: «Antigone rappresenta la legge naturale e ignora la necessità dello Stato. Creonte ignora l’importanza della famiglia rispetto ad un atto gravissimo, commesso dal fratello di Antigone, ovvero di aver preso le armi contro la propria città. Hegel definisce Antigone come “l’eterna ironia della comunità”, perché un’azione pur etica sovverte l’ordine pubblico, evidenziando le contraddizioni dello spirito greco. La vicenda di Antigone richiama la disobbedienza civile di fronte alle leggi dello Stato ritenute ingiuste».

All’inizio dell’anno, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto di volersi prendere la Groenlandia, definendola «un pezzo di ghiaccio», Tillie Martinussen ha pronunciato un accorato discorso in difesa della propria terra. «Difendere la Groenlandia – ha ricordato a Siracusa Martinussen – è stato doveroso. Donald Trump non ha avuto la sensibilità di considerare la nostra storia e i trattati che già regolano i rapporti tra Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti. Partendo da queste considerazioni, sono intervenuta a difesa della mia terra e del mio popolo e ho contestato le dichiarazioni di Trump. Penso che sia stata una cosa giusta e necessaria, per dare voce ai groenlandesi e che ha consentito di rimarcare l’amicizia e l’alleanza con gli Stati Uniti, in virtù di un trattato ancora in vigore. I miei nonni hanno combattuto nella resistenza danese contro i nazisti. Certe situazioni sembrano riproporsi in alcuni momenti della Storia».

Donald Trump non è considerato in Groenlandia credibile. «L’amicizia e l’alleanza con gli Stati Uniti – ha affermato Martinussen – risalgono a molto tempo fa, ma credo che sia difficile ricostruire i rapporti di un tempo. Credo di interpretare il pensiero di tantissime altre persone qui in Groenlandia, dopo quello che ha dichiarato nei mesi scorsi Trump. Quando si è espresso sulla Groenlandia, il presidente statunitense non è stato affatto rispettoso. È stato offensivo, ci ha considerato come dei soggetti che si possono comprare. In sostanza ci ha voltato le spalle. Il popolo groenlandese è molto orgoglioso, siamo fieri della nostra identità. Trump ci ha descritti come se fossimo un popolo di cui non tenere conto, Ha detto che la Groenlandia è un “pezzo di ghiaccio”. Basta ricordare queste affermazioni per comprendere che non ci si può fidare di lui e dell’amministrazione che guida».

Secondo Paolo Bargiacchi (Università «Kore» di Enna), il diritto internazionale non è in crisi. «La Groenlandia – ha osservato l’accademico -, a mio avviso, non è Antigone, se vogliano fare un paragone, perché ha pienamente ragione sul piano del diritto internazionale. Trump non è neanche Creonte. Quest’ultimo il diritto lo rispettava, mentre il presidente degli Stati Uniti non si impegna affatto in questo senso». Spesso si tende a minimizzare il ruolo di alcune Corti. «Le norme – ha aggiunto il professore di diritto internazionale dell’Università “Kore” – sono importanti e la loro violazione determina un crimine internazionale. La minaccia del principio di autodeterminazione è già un fatto, considerate le dichiarazioni di Trump. La Corte internazionale di giustizia, pertanto, nell’attuale contesto è una garanzia. È uno strumento utile anche se spesso viene sottovalutato il suo lavoro. La reazione comunitaria serve perché sul piano giuridico permette di fotografare una condotta illecita».

Mattia Diletti, professore di Sociologia dei fenomeni politici nell’Università La Sapienza, si è soffermato invece sui mutati scenari internazionali con la vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali del 2024. «Negli ultimi mesi – ha commentato Diletti – abbiamo discusso più di una volta della fine dell’ordine politico della globalizzazione, della fine di un mondo o della fine di un modello di regolazione delle relazioni internazionali. Questa volta pare si abbiano davvero le prove: siamo dentro una fase di transizione da un ordine mondiale a un altro. Conosciamo cosa ci siamo lasciati alle spalle, ma non sappiamo cosa ci troveremo davanti. Per questo la discussione di Siracusa su “Antigone e il tradimento del diritto internazionale” è così importante, quanto meno per provare a mettere ordine cognitivo dove ordine non c’è».

Gennaro Grimolizzi su Il Dubbio

 

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