I medici di base pronti allo sciopero
La Fimmg rompe gli indugi e dichiara lo stato di agitazione della categoria contro il progetto di riforma della medicina generale promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni.
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La decisione è stata deliberata dalla Segreteria nazionale del sindacato dei medici di medicina generale, che denuncia “l’assenza totale di confronto preventivo” sulla prospettata adozione di un decreto-legge per il riordino dell’assistenza primaria territoriale.
Secondo la Federazione dei medici di famiglia, la riforma rischia di smantellare un modello che, al contrario, continua a produrre risultati positivi per i cittadini italiani, come certificato dal rapporto OCSE “State of Health in the Eu – Profilo della Sanità 2025”, presentato ieri al Cnel.
“Chi, senza confronto con chi ci lavora ogni giorno, vuole riformare l’attuale modello di assistenza primaria – la cui validità è certificata dai dati Ocse – non sta difendendo i pazienti ma sta mettendo a rischio i loro diritti”, afferma la FIMMG nel documento approvato dalla segreteria nazionale.
Il sindacato contesta in particolare l’ipotesi di trasformare i medici di medicina generale in dipendenti del Servizio sanitario nazionale, giudicando il modello “centralizzato e burocratico”, soprattutto per le ricadute sulle aree interne e sui territori più fragili del Paese.
“La proposta di trasformare i Mmg in dipendenti di strutture pubbliche non è una soluzione alla carenza: è la garanzia di aggravarla”, sostiene la Federazione, che parla di una professione “sempre meno attrattiva” per le nuove generazioni a causa dell’incertezza normativa e contrattuale.
Nel mirino del sindacato anche il mancato rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale e l’assenza dell’atto di indirizzo per il triennio 2025-2027, elementi che avrebbero contribuito ad alimentare la crisi della medicina generale.
Fimmg richiama inoltre i dati Ocse per sostenere la validità dell’attuale sistema di assistenza primaria italiano. Nel documento si evidenzia come l’Italia presenti “tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche” grazie a “un solido sistema di assistenza primaria”. Tra gli indicatori citati: mortalità evitabile sotto la media europea, ricoveri per cronicità tra i più bassi dell’UE e una dotazione complessiva di medici pari a 5,4 ogni mille abitanti, superiore di oltre il 25% rispetto alla media europea.
Secondo il sindacato, il vero nodo non sarebbe il modello organizzativo, ma il progressivo calo dei medici di famiglia: “La densità dei Mmg è crollata del 13% nell’ultimo decennio. Non perché il modello sia sbagliato, ma perché nessuno lo ha reso attrattivo”.
La Federazione denuncia anche “il clima di incertezza istituzionale e professionale” generato dalla circolazione di bozze di riforma “prive di perimetro certo”, accusando il Governo di sovrapporre il decreto agli strumenti contrattuali già esistenti, “a partire dall’ACN”.
Per questo, trascorsi i termini previsti dalle procedure di raffreddamento e conciliazione, la FIMMG annuncia che “si riserva di mettere in atto ogni legittima forma di protesta, fino alla proclamazione di scioperi”.
La mobilitazione dei medici di famiglia si inserisce così nel confronto sempre più acceso sulla riforma dell’assistenza territoriale e sul futuro ruolo dei medici di medicina generale all’interno del SSN.
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