Il processo al Re: legalità o colpa
Catenaccio: Dal 1915 al 1943: decisioni formalmente legali, ma politicamente e moralmente controverse, tra guerra, fascismo e caduta del regime.
In evidenza
Impostarlo come un “processo” è un’idea efficace, perché costringe a distinguere tra responsabilità giuridica (cosa poteva fare secondo lo Statuto) e responsabilità politica/morale (cosa ha scelto di fare). Mettiamo quindi “imputato” Vittorio Emanuele III e capi d’accusa su quattro snodi: 1915, 1922, 1938, 1943.
Capo I – 1915: ingresso nella Prima guerra mondiale
Evento: Ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale (Patto di Londra, dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria).
Accusa: scavalco del Parlamento; decisione presa da governo e Corona in modo opaco, forzando la mano alla maggioranza neutralista.
Difesa: lo Statuto Albertino lasciava ampi poteri al sovrano in politica estera e militare; il governo Antonio Salandra agì formalmente nei poteri dell’esecutivo.
Valutazione: formalmente legittimo ma politicamente forzato. Non è un colpo di Stato, ma un uso “muscolare” delle prerogative regie.
Capo II – 1922: la Marcia su Roma
Evento: Marcia su Roma; incarico a Benito Mussolini.
Accusa: rifiuto di firmare lo stato d’assedio richiesto dal governo; consegna del potere ai fascisti sotto pressione delle squadre armate → legittimazione di una presa di potere violenta.
Difesa: timore di guerra civile; possibilità, secondo lo Statuto, di nominare il presidente del Consiglio; Mussolini ottenne poi la fiducia parlamentare.
Valutazione: qui il confine è più critico. Non è un colpo di Stato in senso tecnico (le forme statutarie furono rispettate), ma è una scelta politica decisiva che spalanca la strada alla dittatura. Responsabilità politica molto alta.
Capo III – 1938: leggi razziali
Evento: Leggi razziali fasciste.
Accusa: firma di provvedimenti discriminatori e anticostituzionali nello spirito; il re non esercita alcun freno.
Difesa: nel sistema ormai dittatoriale, il sovrano era ridotto a ruolo notarile; rifiutare avrebbe potuto essere inefficace o pericoloso.
Valutazione: formalmente conforme al sistema vigente, ma gravemente colpevole sul piano morale e istituzionale. Qui il tema non è colpo di Stato, ma complicità passiva.
Capo IV – 1943: caduta di Mussolini e armistizio
Eventi: 25 luglio 1943 e Armistizio di Cassibile.
Accusa: arresto di Mussolini e nomina di Pietro Badoglio come manovra di palazzo; gestione caotica dell’armistizio; fuga da Roma.
Difesa: atto coerente con le prerogative del re di revocare il capo del governo; necessità di uscire dalla guerra e salvare lo Stato.
Valutazione: qui siamo dentro il perimetro costituzionale, ma con gravissime responsabilità operative e politiche per il modo in cui fu gestita la transizione.
Verdetto complessivo
- Colpi di Stato? In senso stretto, no: le decisioni chiave furono prese entro le forme dello Statuto Albertino.
- Uso corretto della funzione costituzionale? Solo parzialmente. Il re esercitò poteri legali, ma spesso senza tutela dell’equilibrio costituzionale e delle libertà.
- Responsabilità storica: elevata soprattutto per 1922 (scelta che rende possibile il regime) e 1938 (avallo delle leggi razziali). Il 1915 è un precedente di forzatura; il 1943 un tentativo tardivo di rientrare nella legalità, gestito male.

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