Proposte del Cnpi per rafforzare le lauree professionalizzanti
Il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali Laureati ha predisposto un documento di sintesi contenente le principali criticità riscontrate e alcune proposte operative finalizzate al rafforzamento del sistema della formazione terziaria professionalizzante, con particolare riferimento alle lauree abilitanti.
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Eliminare le criticità strutturali che limitano l’efficacia e la diffusione delle lauree professionalizzanti. Scarsa conoscenza della riforma delle LP tra studenti e famiglie, carenza di risorse, rigidità ordinamentali e difficoltà di integrazione con i contesti produttivi, così come la mancanza di un coordinamento nazionale con il Ministero dell’Università e della Ricerca: queste, in particolare, le problematiche riscontrate che necessitano di trovare soluzioni affinché le lauree professionalizzanti possano davvero rappresentare delle opportunità per chi desidera intraprendere un percorso di formazione diretta e applicata al mondo del lavoro. Con questo obiettivo il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati, facendo seguito alla nota prot. n. 401/GE/df del 27 marzo 2026 e in vista dell’incontro istituzionale dello scorso 21 aprile, ha sottoposto all’attenzione del MUR un documento di sintesi con alcune proposte operative per rafforzare il sistema della formazione terziaria professionalizzante, con particolare riferimento alle LP.
“L’introduzione delle lauree abilitanti, ai sensi della Legge 163/2021, rappresenta un passaggio strategico per la qualificazione delle professioni tecniche e per il rafforzamento del collegamento tra sistema universitario e mercato del lavoro. Tuttavia, ancora oggi, l’attuale configurazione dei percorsi di laurea a orientamento professionale sconta diverse criticità da correggere” evidenzia il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Giovanni Esposito. “Prima fra tutte la scarsa conoscenza della riforma”, ribadisce. Nonostante siano passati alcuni anni dall’approvazione della riforma, le LP non sono conosciute tra studenti e famiglie. E la conseguenza diretta di questo è il basso numero di iscritti e la chiusura di alcuni corsi LP attivati. Nel documento inviato al Ministero la Categoria ribadisce che tali percorsi universitari non sono conosciuti neppure tra le Università, le amministrazioni pubbliche, le aziende e gli enti del terzo settore che, unitamente agli Ordini professionali, dovrebbero collaborare per istituirli e attuarli nei vari settori e contesti produttivi. Necessarie, dunque, politiche di informazione, orientamento e sensibilizzazione tra portatori di interesse pubblici e privati. Seconda criticità segnalata è la carenza di risorse in quanto non si riesce a garantire l’apertura di corsi e il relativo funzionamento con continuità. Dai diversi incontri avviati dal CNPI con gli Atenei presenti su tutto il territorio nazionale, risulta evidente la gestione deficitaria delle LP e l’impossibilità di sostenere i costi. Aziende, amministrazioni e professionisti non riescono a mettere a disposizione dei tutor per laboratori e tirocini, senza garantire un minimo di remunerazione per l’attività formativa richiesta. Necessarie quindi politiche di finanziamento dedicate e misure incentivanti per atenei, aziende e ordini professionali, con borse di studio per gli studenti durante i tirocini. Le rigidità ordinamentali delle LP, per tanti versi, sono degli ulteriori ostacoli all’istituzione e al funzionamento dei corsi. In particolare, i controlli inziali e i requisiti organizzativi della didattica convenzionale, a detta degli atenei, scoraggiano l’attivazione di corsi professionalizzanti. La frequenza della didattica presenziale, ancora, è una difficoltà per gli studenti lavoratori. Le difficoltà di riconoscere le attività extrauniversitarie, ancora, sono di ostacolo all’immatricolazione dei professionisti. Fondamentale, dunque, rendere più flessibile e aperta la disciplina di questi corsi di laurea, favorendo l’integrazione con modalità didattiche miste, presenziali e a distanza, soprattutto per gli insegnamenti di base. E ancora, ad essere evidenti, sono le difficoltà di integrazione delle LP con i contesti produttivi dal momento che non si riesce a raccordare i corsi con le filiere produttive dei vari territori, che pure esistono, ma non dialogano e non concorrono a costruire l’offerta formativa. Bisognerebbe, dunque, definire e strutturare un raccordo stabile tra le istituzioni pubbliche, ministeri, regioni, enti locali, università, scuole, ordini professionali, e gli agenti privati, associazione di imprese, distretti, etc. affinché progettino e attuino assieme le scelte della formazione universitaria professionalizzante. Necessario, infine, un coordinamento nazionale, definito e strutturato, a supporto delle LP. Le singole realtà sono sganciate dalle altre, sebbene debbano tutte concorrere al soddisfacimento di un fabbisogno complessivo e per i diversi settori tecnologici. Non si riesce con le attuali LP ad avere un adeguato sistema formativo per i professionisti dei vari settori di specializzazione, in quanto ci sono ampie zone del Paese senza alcun corso LP e in altre zone mancano i corsi LP raccordati a specifici profili professionali.
“Queste sono solo alcune delle indicazioni operative da integrare e sviluppare – spiega il Presidente Esposito. Il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali resta aperto al confronto e disponibile a collaborare per rafforzare il sistema della formazione terziaria, ai sensi della Legge 163/2021. Crediamo fortemente nella riforma di semplificazione dell’accesso alle diverse professioni regolamentate e continueremo a lavorare su questo tema per facilitare l’inserimento dei laureati nel mercato del lavoro”, ha infine concluso.
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