Alfabetizzazione, la Ue studia una nuova strategia
Disinformazione dilagante, algoritmi opachi, intelligenza artificiale nelle aule scolastiche, salute mentale degli adolescenti minacciata dai social media e una cultura dello scrolling che sta riscrivendo il modo in cui milioni di europei consumano informazione.
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Sono questi i fronti su cui si gioca la partita dell’alfabetizzazione mediatica e digitale in Europa, al centro di un’ambiziosa relazione d’iniziativa parlamentare attualmente in discussione alla commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo.
Il documento, elaborato dal relatore Marcos Ros Sempere, ha ricevuto ben 307 emendamenti da parte dei gruppi politici, a testimonianza di quanto il tema sia considerato urgente e al tempo stesso divisivo. L’obiettivo finale è definire una nuova strategia europea che metta i cittadini, e in particolare i giovani, nelle condizioni di orientarsi con spirito critico nel panorama informativo digitale.
Già sul punto di partenza i gruppi politici si dividono. La definizione stessa di media literacy è oggetto di emendamenti contrapposti. Per alcuni europarlamentari occorre sottolineare la capacità di “consumare, comprendere, valutare criticamente e condividere responsabilmente i contenuti”, con un richiamo esplicito sia ai media tradizionali che alle piattaforme online. Per altri, come il gruppo della Sinistra, il cuore della questione è la difesa dalla “manipolazione da parte di attori statali o privati, nazionali o stranieri”.
Un emendamento proposto da eurodeputati del PPE aggiunge un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: i bassi livelli di alfabetizzazione mediatica e digitale rappresentano “una barriera strutturale per molti giovani nell’accesso all’istruzione, alla formazione e all’occupazione”. Le competenze digitali, si sottolinea, non sono semplici abilità tecniche, ma strumenti di pensiero critico, autonomia e partecipazione consapevole alla vita democratica.
Tra i temi che attraversano trasversalmente il pacchetto di emendamenti c’è quello dell’intelligenza artificiale applicata all’istruzione. Diversi gruppi chiedono di includere nei riferimenti normativi della relazione l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale approvato nel 2024, così come le linee guida della Commissione sull’uso etico dell’IA nell’insegnamento, pubblicate nel 2026. L’obiettivo è garantire che l’introduzione di strumenti di IA nelle scuole avvenga in modo regolamentato, sicuro e pedagogicamente fondato.
Un altro emendamento propone di richiamare esplicitamente le linee guida per l’insegnamento dell’informatica, anch’esse pubblicate dalla Commissione nel 2026: un segnale che il dibattito non riguarda solo la capacità di “usare” la tecnologia, ma di capirne i meccanismi profondi.
Particolare attenzione viene riservata al tema dei minori nel contesto digitale. Più emendamenti propongono di includere tra i riferimenti normativi la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989 e il relativo Commento generale n. 25, che ne estende l’applicazione all’ambiente digitale. Non mancano richiami alla raccomandazione OCSE sui minori nell’ambiente digitale e alle linee guida del Consiglio d’Europa.
Il filo rosso è duplice: da un lato la protezione dei più giovani dai rischi della rete , disinformazione, contenuti nocivi, manipolazione algoritmica; dall’altro il riconoscimento che l’ambiente online è anche uno spazio in cui i minori esercitano i propri diritti, inclusi la libertà di espressione e il diritto all’informazione e alla partecipazione.
A rafforzare questa preoccupazione, uno degli emendamenti cita una pubblicazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea sull’uso dei social media e la salute mentale degli adolescenti nell’UE: un tema che negli ultimi anni ha guadagnato crescente attenzione scientifica e politica.
La lotta alla disinformazione è naturalmente il cuore pulsante della relazione, ma anche qui emergono sensibilità diverse. Alcuni emendamenti chiedono di aggiungere esplicitamente il negazionismo climatico tra le forme di disinformazione che l’alfabetizzazione mediatica deve aiutare a contrastare. Altri puntano il dito sugli algoritmi e i nuovi attori mediatici non tradizionali, come influencer e content creator, che sfuggono spesso alle tradizionali categorie normative.
Non mancano voci più caute, che invitano a bilanciare la lotta alla disinformazione con il pieno rispetto della libertà di espressione e di opinione , un richiamo che attraversa quasi tutti i gruppi politici, seppure con sfumature diverse.
Sul piano dei riferimenti legislativi, il dibattito è vivace. Alcuni parlamentari vogliono stralciare dal testo il richiamo allo Scudo europeo per la democrazia, la comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto Rappresentante del novembre 2025, ritenendolo eccessivamente orientato politicamente. Altri propongono invece di includere il Digital Services Act e le iniziative europee sulla tassazione dell’economia digitale, per rafforzare la cornice regolatoria entro cui si muovono le grandi piattaforme online.
Il testo finale della relazione è ancora lontano dall’essere chiuso. La mole di emendamenti, 307, su un documento di 161 pagine, fotografa un dibattito politico intenso, in cui convergono visioni molto diverse su cosa significhi preparare i cittadini europei alle sfide dell’era digitale. Quel che è certo è che il Parlamento europeo considera la media literacy una priorità non rinviabile: in un’epoca in cui la cultura dello scrolling ridisegna l’attenzione collettiva e l’intelligenza artificiale trasforma la produzione e il consumo di informazione, imparare a leggere il mondo digitale è diventata una competenza di base , tanto quanto leggere e scrivere.
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