Anno: XXVIII - Numero 74    
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Missili anticarro e radar per i caccia.

A cosa rinuncia l'Italia annullando l'accordo con Israele Le ripercussioni del mancato rinnovo del memorandum di difesa deciso da Meloni e Crosetto sono più politiche che pratiche.

Missili anticarro e radar per i caccia.

Ma Roma dovrà trovare altre vie per alcune componenti utilizzate ampiamente dalle nostre forze armate. Batacchi (RID): “Da un punto di vista industriale la relazione con Israele per noi è importante”

Aerei spia, missili anticarro, relazioni ventennali. Non è indolore la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di intesa tra Italia e Israele. La decisione, annunciata dalla premier Giorgia Meloni e comunicata con una lettera formale dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è arrivata dopo una progressione di eventi. Pur tenendo aperta la possibilità di un accordo futuro, in un contesto diverso, il no dell’Italia a Israele segna un punto politico, con conseguenze tecniche e militari. Più per Roma che per Tel Aviv.

Siglato nel 2003 a Parigi dagli allora ministri della Difesa Antonio Martino e Sahul Mofa, ratificato nel 2005 ed entrato in vigore il 13 aprile 2016, l’accordo si sarebbe rinnovato automaticamente lunedì scorso per altri cinque anni attraverso il silenzio-assenso. Una decisione che, dagli stand del Vinitaly, la premier ha spiegato di “sospendere in considerazione della situazione attuale”.

Una scelta che viene ridimensionata presto da fonti del governo israeliano: “È un memorandum privo di un vero e proprio contenuto. L’accordo non ha ripercussioni pratiche”. L’effetto è innanzitutto politico. Dall’esecutivo italiano spiegano che “è molto difficile che da questo atto possa discendere il riconoscimento dello stato di Palestina”, ma l’onda lunga dell’offensiva di Benjamin Netanyahu in Libano, compresi gli attacchi alla missione Onu Unifil che l’Italia guida nel sud del Paese, hanno messo il governo Meloni nella condizione di segnare un punto. Un allontanamento inedito.

Non sono ancora chiari gli effetti sul lungo periodo. Né quali contratti potrebbero rimanere in vigore. Sicuramente, come spiegano fonti diplomatiche, l’Italia non ha alcuna intenzione di rivedere l’altro grande accordo siglato con Tel Aviv: quello tra Unione europea e Israele, che mette nero su bianco un piano di collaborazione economica e politica ben più sostanziosa.

Composto di 11 articoli e già stato esteso una prima volta per altrettanti anni, il memorandum bloccato da Palazzo Chigi, invece, è di fatto una cornice per interscambi nel settore difesa riguardante scambi di materiali militari, condivisione di informazioni e incontri: importazione, esportazione e transito di materiali d’armamento; operazioni umanitarie; organizzazione delle forze armate, struttura e materiali di reparti militari, gestione del personale; formazione e addestramento del personale militare; questioni ambientali e controllo dell’inquinamento causato dalle strutture militari; ricerca, sviluppo e produzione in campo militare; ricerca industriale, sviluppo e produzione di progetti e di materiali.

Come ribadito dalla Difesa, l’Italia ha fermato l’invio di armamenti diretti in Israele dopo il 7 ottobre 2023. Tanto che a colpire è più l’asse inverso, quello che da Tel Aviv arriva a Roma. Negli ultimi anni, l’Italia ha firmato per l’acquisto di due avanzatissimi gulfstream G550 Caew (Conformal airborne early warning), velivoli per le rilevazioni di intelligence. L’aeronautica ne possiede già due di Gulfstream, in dotazione dal 2016 al 14esimo Stormo della nostra Aeronautica militare e bisognosi di una manutenzione periodica.

Proprio l’aspetto tecnologico è il più delicato. La Difesa dovrà rinunciare alle apparecchiature in dotazione ai Gulfstream, come gli inneschi fondamentali per l’aerosorveglianza forniti dall’azienda israeliana Elta Systems Ltd, facente parte del gruppo Israel aerospace industries. Parliamo di un sistema radar a scansione elettronica Elta EL/W-2085, che studia il campo di battaglia in tempo reale, a 360 gradi.

“È una presa di posizione politica, ma è chiaro che l’impatto ci sarà: da un punto di vista industriale la relazione con Israele per noi è importante”, riflette con HuffPost Pietro Batacchi, direttore di RID (Rivista italiana difesa). Anche perché il missile anticarro leggero di ordinanza dell’esercito italiano è ormai lo Spike, acquistato dall’israeliana Rafael Advanced Defense Systems. La sospensione dell’accordo potrebbe diventare un boomerang.

Vero è che oltre ai missili, agli aerei spia e un satellite militare ottico OPTSAT 3000 acquistato da Roma, una decina di anni fa era stata Tel Aviv ad ottenere dall’Italia trenta aerei addestratori Alenia Aermacchi M-346, prodotti di Leonardo. Per questo, l’effetto non è così sbilanciato come può apparire. “Parliamo di una flotta importante, inserita in una delle aeronautiche, quella israeliana, che vola e si addestra di più al mondo”. Sono mezzi che necessitano di manutenzione. Insomma, spiega Batacchi, “se la sospensione diventa lunga e Israele non avrà più il supporto di Leonardo, per loro diventa un problema”.

di Giulio Ucciero su Huffpost

 

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