Giustizia, prove di alleanza
Avvocati e magistrati insieme per riforme più efficienti e diritti garantiti.
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Il dialogo tra avvocatura e magistratura torna al centro del dibattito sulla riforma della giustizia, e questa volta con toni che lasciano intravedere una concreta possibilità di collaborazione. Le parole del presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, e del neo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, segnano un passaggio non scontato: l’idea di un “patto per la giustizia” fondato su un confronto stabile e costruttivo.
Non è solo una dichiarazione di intenti. In un sistema spesso segnato da diffidenze reciproche, la disponibilità a lavorare insieme su efficienza e qualità delle risposte ai cittadini rappresenta un cambio di passo necessario. La giustizia italiana soffre da tempo di ritardi cronici e di una percezione di distanza rispetto ai bisogni reali della società: affrontare questi nodi richiede una visione condivisa, non contrapposizioni.
L’occasione, la visita del Consiglio superiore della magistratura alla Corte d’appello di Palermo guidata dal vicepresidente Fabio Pinelli, assume così un valore simbolico oltre che istituzionale. È nei territori, infatti, che le criticità emergono con maggiore evidenza e dove le riforme devono dimostrare la loro efficacia concreta.
Il richiamo ai diritti fondamentali, ribadito da Greco anche sul piano internazionale con la denuncia dell’arresto dell’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh, amplia ulteriormente l’orizzonte. La tutela delle garanzie non può essere considerata un tema accessorio, né in tempo di pace né in contesti di crisi: è il presupposto stesso dello Stato di diritto.
Per questo, il percorso di riforma annunciato non potrà limitarsi a interventi tecnici. Servirà un impegno culturale prima ancora che normativo, capace di ricostruire fiducia tra le istituzioni e, soprattutto, tra la giustizia e i cittadini. Solo così il “patto” evocato potrà trasformarsi da formula efficace a realtà tangibile.
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