Anno: XXVIII - Numero 67    
Giovedì 2 Aprile 2026 ore 13:15
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Il fortino della giustizia “di governo” è stato espugnato.

Per la prima volta un avvocato al vertice del Legislativo di via Arenula.

Il fortino della giustizia “di governo” è stato espugnato.

È Nicola Selvaggi il nuovo capo scelto da Nordio per l’ufficio: si realizza l’impegno preso dal ministro alla cerimonia del Cnf.

Certo non ad opera degli avvocati: è la magistratura a potersi proclamare vincitrice dell’ennesima battaglia, in virtù della campagna con cui l’Anm ha trascinato il No alla vittoria. Ma l’esito del referendum non può tradursi in una sorta di en plein politico: sarebbe pericoloso. E così, nel pieno dell’euforia che spinge le toghe a invocare la resa di un altro bastione, la riforma della Corte dei conti, per la prima volta a capo dell’Ufficio legislativo di via Arenula viene nominato non un giudice o un pm, ma un avvocato.

Si tratta di Nicola Selvaggi, che nella struttura “di diretta collaborazione” di Carlo Nordio era già il numero due, insieme con la giudice civile Linda Vaccarella. L’avvocato Selvaggi, del Foro di Roma, è anche professore di Diritto penale all’Università di Reggio Calabria. È nel team del guardasigilli dal 2023. Ora assume la guida del Legislativo e raccoglie dunque il testimone da Antonio Mura, magistrato, già procuratore generale di Roma, appena indicato dal ministro della Giustizia quale nuovo capo di Gabinetto, dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi. Si concretizza un impegno che Nordio aveva assunto venti giorni fa all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Cnf: «Siamo tutti interessati ad avere una presenza sempre più forte degli avvocati nell’Ufficio legislativo».

L’auspicio si realizza, con Selvaggi, anche oltre le attese. Da tempo, l’idea di un più consistente contributo della professione forense all’elaborazione delle norme, nella “stanza dei bottoni” della Giustizia, è al centro delle discussioni tra via Arenula e l’istituzione dell’avvocatura. È stato uno dei dossier più ricorrenti per lo stesso Nordio e per il presidente Cnf Francesco Greco. Il nodo da sciogliere è sempre il compenso relativamente modesto riconosciuto ai giuristi degli uffici ministeriali (ruoli apicali a parte). «Questione che non riguarda i magistrati», aveva ricordato il ministro anche alla cerimonia del Consiglio nazionale forense, lo scorso 13 marzo, «perché un magistrato si porta dietro il proprio stipendio», mentre un esponente del libero foro deve mettere da parte la propria attività.

Adesso con il vertice del Legislativo affidato a Selvaggi si compie un passo avanti decisivo, possibile certo anche grazie alla “doppia estrazione”, forense e accademica, del nuovo capo, e al carattere qualitativo, anziché numerico, della novità. Di certo è anche il risultato dell’impegno che continua a spendere, nella ricerca di un migliore equilibrio tra i protagonisti della giustizia, il viceministro Francesco Paolo Sisto. Avvocato a sua volta, Sisto si è dato la mission, d’intesa con Nordio, di trasformare la débacle referendaria dei garantisti in un percorso di ricomposizione fra toghe, politica e avvocati. È stato lui a sollecitare, fin dal day after referendario, l’immediata ripresa del dialogo fra governo, Anm e avvocatura, tanto da cercare subito il coinvolgimento del Cnf e del presidente Greco.

Nelle stesse ore, Sisto si è speso molto affinché il guardasigilli arrivasse alla nomina dell’avvocato Selvaggi a capo del Legislativo. È di fatto un tassello di un disegno più complessivo, in cui via Arenula punta a evitare che l’addio alla separazione delle carriere coincida con la ritirata assoluta della politica dalle riforme della giustizia. Colpisce, in particolare, che nella nota con cui via Arenula dà la notizia (e riferisce anche che le deleghe di Andrea Delmastro sono state ripartite fra Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari), si tenga a precisare come, nella scelta di Selvaggi, si sia tenuto conto «delle ragioni dell’opposizione». Altra spia che la priorità, al ministero guidato da Nordio, ora è il disgelo.

Il clima di distensione è avvalorato anche dall’incontro di ieri a Palermo fra il neoeletto presidente dell’Anm Giuseppe Tango e Greco, alla presenza del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, in visita nel capoluogo siciliano con una delegazione di Palazzo Bachelet. Il presidente del Cnf ha diffuso una nota in cui ribadisce la necessità di «un patto per la giustizia»: un richiamo alla proposta da lui stesso avanzata all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. «Serve un confronto stabile e costruttivo tra avvocatura e magistratura», ha aggiunto il presidente Cnf, «nell’interesse del buon funzionamento della giustizia e della tutela dei diritti dei cittadini». La nota di via del Governo Vecchio riferisce che Greco e Tango hanno «pubblicamente manifestato la volontà comune di collaborare attivamente all’avvio di un percorso di riforma della giustizia, sui temi dell’efficienza e della capacità di dare risposte ai cittadini».

Anche questo è un passo importante, a cui potrà seguire qualche cenno più concreto sul tema travolto dal referendum: la riforma dell’ordinamento giudiziario, che all’interno della stessa Anm non poche voci vorrebbero realizzare quanto meno sul punto più urgente, e cioè la legge elettorale per i consiglieri togati del Csm, in modo da modificarla in tempo per il rinnovo del plenum. Si muove anche la riforma dell’ordinamento forense, all’esame della commissione Giustizia di Montecitorio. Ieri sono stati votati un paio di emendamenti, restano divergenze fra maggioranza e opposizione, ma è un dossier che, come gli altri, il governo, rappresentato ieri alla Camera proprio da Sisto, sembra intenzionato a non lasciarsi scivolare ancora dalle mani.

Di Errico Novi su Il Dubbio

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