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PARI DIGNITÀ TRA IMPRESE E PROFESSIONISTI

Assoprofessioni al Mimit lo ha chiesto al ministro Urso durante il tavolo nazionale dedicato alle piccole e medie imprese.

PARI DIGNITÀ TRA IMPRESE E PROFESSIONISTI

L’occasione si è presentata durante il tavolo nazionale dedicato alle piccole e medie imprese, convocato dal ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, lo scorso 17 marzo. Assoprofessioni ha accolto con favore la nuova legge annuale sulle Pmi, al contempo ha sollevato questioni cruciali quali: il caro energia e l’integrazione europea. Il punto critico riguarda il cosiddetto dl bollette (attualmente all’esame della commissione attività produttive della Camera dei deputati, dove la confederazione ha depositato documento di memoria). “Nonostante il decreto nasca per sostenere il sistema produttivo contro lo shock energetico, il testo rileva un’importante lacuna normativa – ribadisce il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone in qualità di segretario generale Assoprofessioni – Si rivolge infatti a “imprese” e “utenze non domestiche”, escludendo pertanto i professionisti, nonostante debbano affrontare gli stessi aumenti dei costi energetici per studi, laboratori, ambulatori, ecc…”. Sul versante del gas l’effetto escludente è duplice: da un lato, la rubrica e l’impostazione complessiva chiariscono che la misura è pensata per le imprese, ma dall’altro, le soglie di accesso e i requisiti tecnici sono tipicamente coerenti con profili industriali o con grandi utenze e risultano, nella generalità dei casi, incompatibili con i consumi ordinari di uno studio professionale individuale. Ne deriva che il professionista organizzato in forma societaria, ad esempio in una STP o in altra forma societaria, tenderebbe a rientrare fisiologicamente nel perimetro dell’impresa o dell’utenza non domestica e quindi a essere considerato beneficiario. Al contrario, il professionista individuale non trova alcun aggancio espresso nel testo e resta escluso anche in ragione della struttura e delle soglie previste. Queste anomalie emergono con ancora maggiore evidenza se lette alla luce del diritto europeo. La commissione, nella raccomandazione 2003/361/CE, ha chiarito infatti che per “impresa” deve intendersi qualsiasi entità che eserciti un’attività economica, indipendentemente dalla forma giuridica, includendo espressamente anche i lavoratori autonomi e le attività esercitate su base individuale o familiare. Bisogna evidenziare che di tale situazione si sono già presi carico diversi parlamentari (sia di maggioranza che opposizione), i quali hanno presentato proposte emendative correttive al testo così come suggerite da Assoprofessioni: “cogliamo l’occasione per riconoscere la sensibilità mostrata e ci auguriamo che tali modifiche possano trovare il giusto e definitivo accoglimento” ha precisato Falcone.  

Proseguendo nell’esame dei temi trattati durante i lavori del tavolo, sono stati poi presi in esame anche i provvedimenti europei per le PMI, come il 28° regime societario, presentato il giorno successivo 18 marzo dalla commissione europea e sul quale il ministro si è detto favorevole, auspicando che risponda alle esigenze di startup e scale-up, riducendo la frammentazione, e quindi costi e incertezze, tra i diversi paesi dell’UE e favorendo investimenti, mobilità e crescita del mercato unico. Una iniziativa che trova d’accordo anche Assoprofessioni che vede in questa riforma una leva strategica per le libere professioni grazie a tre vantaggi chiave. A partire dalla sburocratizzazione: la creazione di regole comuni riduce i costi e la frammentazione degli adempimenti nazionali, semplificando la gestione delle attività; mercato unico: un sistema integrato permette ai professionisti di assistere clienti su scala europea con maggiore fluidità, trasformando la consulenza specialistica in un servizio internazionale; portabilità delle competenze: in un ecosistema normativo omogeneo, le competenze tecniche diventano più facilmente spendibili oltre i confini nazionali, valorizzando la qualità della prestazione rispetto ai vincoli formali dei singoli stati.

In definitiva, “auspichiamo si superi la distinzione tra impresa e professione per garantire che ogni entità economica, a prescindere dalla forma giuridica, possa beneficiare delle misure di sostegno e delle opportunità di modernizzazione offerte dall’Europa” ha concluso Falcone.

 

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