Anno: XXVIII - Numero 51    
Mercoledì 25 Marzo 2026 ore 15:00
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AVANTI DA SOLI

Trincea garantista lasciata agli avvocati.

AVANTI DA SOLI

Di riforme della magistratura e del processo, la politica non parlerà più, forse per anni. Ma il responsabile Comunicazione dell’Ucpi, Giorgio Varano, già evoca il “ritorno alle nostre battaglie trasversali e minoritarie”. E se l’Anm si è fatta partito, l’avvocatura può allargare la propria “coalizione”…

L’opzione garantista improvvisamente scompare dai radar. Persino il ministro che ha scritto la separazione delle carriere, Carlo Nordio, ammette nell’intervista al Corriere della Sera che sì, andrà avanti – e lo farà, evidentemente, nonostante le dimissioni della sua capo Gabinetto Giusi Bartolozzi e del sottosegretario Andrea Delmastro – ma che «alcune riforme si fermeranno».

E a cosa si riferisse è chiaro: ai provvedimenti che scatenerebbero di nuovo la reazione del “No”, cioè dell’Anm oltre che dell’opposizione. Dalla riforma della prescrizione alle norme sul sequestro degli smartphone, sui trojan, sulle misure cautelari. Il futuro prossimo della politica giudiziaria è chiaro: nessuno vuole più occuparsene. Al massimo si completerà il piano di rafforzamento degli organici. Ma di riforme del processo e della magistratura, la politica non parlerà più. Forse per anni.

In un panorama del genere, torna in perfetta solitudine l’avvocatura. Torna a battersi in una condizione minoritaria l’Unione Camere penali italiane. La vittoria del No che affossa la separazione delle carriere è, per i penalisti, una specie di gioco dell’oca: si torna al 2017. Alla casella di partenza, alla raccolta firme che consentì di presentare la proposta di legge d’iniziativa popolare sul “divorzio” tra giudici e pm. Un articolato rimasto al centro dell’esame parlamentare, in commissione Affari costituzionali alla Camera, finché il Consiglio dei ministri non ha varato il ddl Nordio e assunto l’iniziativa. Ora l’avvocatura è di nuovo sola. Si lecca le ferite.

L’Ucpi era riuscita a contare alcuni successi: prima l’addio al blocca-prescrizione targato Bonafede, già nella scorsa legislatura, poi, con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, i più chiari limiti alle intercettazioni tra difensore e assistito e altre diverse modifiche nel campo degli “ascolti”, contenute sia nel ddl penale di Nordio sia in altri provvedimenti, come nel caso della “legge Costa” sul divieto di pubblicare in versione testuale le ordinanze cautelari. Ora la batosta. Pesante. Arrivata in un quadro del tutto atipico: proprio sulla battaglia più importante, l’avvocatura penalista ha provato a marciare divisa.

Un leader storico delle Camere penali come Gian Domenico Caiazza si è messo alla testa di un comitato diverso, il “Sì separa” promosso dalla Fondazione Einaudi. Una figura chiave dell’accademia più vicina agli avvocati come Giorgio Spangher ha scelto il “Comitato per il Sì Pannella Sciascia Tortora”. Entrambi si sono battuti sotto insegne diverse da quelle dell’Ucpi. Presidente e segretario in carica dei penalisti italiani, Francesco Petrelli e Rinaldo Romanelli, hanno guidato l’organismo referendario allestito direttamente dalle Camere penali. Stranezze legate forse all’euforia per una vittoria apparsa, fino a una certa fase, scontatissima.

Ma la frammentazione del Sì ha risvolti anche positivi. Si sono ritrovate, sulla stessa linea dei penalisti, figure importanti come Nicolò Zanon, il vicepresidente emerito della Consulta che, da leader del Comitato “Sì riforma”, ha avuto un contegno esemplare in tutta la campagna. Hanno offerto un loro forte contributo anche avvocati-professori, come Oliviero Mazza. Sono state acquisite alla battaglia per una diversa politica giudiziaria figure simbolo come Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora. Se l’Anm si è fatta partito, insomma, l’avvocatura garantista ha quanto meno creato i presupposti di una coalizione più larga, più eterogenea. Non limitata alle Camere penali in senso stretto. E fatalmente destinata a incontrarsi con i battaglieri magistrati per il Sì, che si sono esposti al punto da vedersi dedicati coretti da stadio durante i brindisi dei colleghi.

A sintetizzare il nuovo spirito isolato ma orgoglioso dell’avvocatura penalista è il responsabile Comunicazione dell’Ucpi Giorgio Varano, che in un post su facebook ha scritto: “La solitudine è sempre stata, e sempre sarà, la nostra forza. A chi esulta in modo scomposto ricordo che da oggi dovrà rendere conto agli elettori delle proprie decisioni, e che forse non si è reso conto delle conseguenze di tutto questo”. Chiaro riferimento a alla tramutazione “sociopolitica” dell’Anm. Varano insiste: “Noi, come ieri, oggi e come domani, saremo soli nelle nostre battaglie trasversali e minoritarie. La toga, vissuta nelle aule, continuerà ad essere la nostra bussola, e la toglieremo solo per fare coprire la nostra bara”. Un messaggio bello nonostante il finale troppo solenne per non suonare anche macabro.

L’evocazione degli attacchi sferrati dalle toghe vincitrici rimanda anche al caso limite del pm di Milano (ed ex presidente dell’Anm!) Luca Poniz, che ha pubblicato sul proprio profilo un’offensiva senza precedenti contro i “vertici dell’avvocatura”. L’Ordine forense del capoluogo lombardo gli ha ricordato come “la cultura della giurisdizione si indebolisca ogni volta che il confronto scivola nella contrapposizione, addirittura nella denigrazione di una categoria, e si comprometta quando si evocano logiche di resa dei conti, tanto più se affidate ai social”.

Colpisce che anche l’avvocatura civilista sia stata in prima linea, con Cnf e Ocf, nella campagna sul divorzio tra pm e giudici. “Il voto referendario non archivia il tema della riforma della giustizia”, ha detto, nel “day after”, il presidente dell’Unione Camere civili Alberto Del Noce, “al contrario, lo riporta al centro di un confronto più ampio, che chiama istituzioni, magistratura e avvocatura a un impegno condiviso”.

Va ricordato come, sempre nell’Unione Camere penali, siano stati al fianco dell’attuale dirigenza anche anche i gruppi legati all’ultimo leader di matrice più “progressista”, Valerio Spigarelli, rimasto in carica fino al 2014, quando ha passato il testimone al punto di riferimento “politico” della componente più “liberale”, Beniamino Migliucci. Bisognerà capire se il rinnovato orgoglio rivendicato da Varano produrrà politicamente una prevalenza del monolite, all’interno dell’Ucpi, o se si riaprirà una dialettica fra l’ala di Migliucci e gli “spigarelliani”. Senza poter escludere che il futuro presidente sia indicato in ambienti più periferici rispetto al tradizionale gruppo dirigente dell’Unione: dal professor Mazza alla presidente della Camera penale di Milano Valentina Alberta. Incognite in mezzo a una certezza: l’avvocatura dovrà battersi in solitudine, per il garantismo. Se sarà una solitudine amara, o invece splendida, è presto per dirlo.

Errico Novi su Il Dubbio

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