Stessa carriera, stessa sede e stessa corrente: l'abbraccio tra giudice e procuratore è già un cult!
Per dimostrare che la foto scattata a una manifestazione per il No a Bari non prova alcuna contiguità tra i due magistrati, Il Fatto quotidiano precisa che i due fanno parte della stessa corrente. Di bene in meglio...
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La scena è semplice, immediata. C’è un’istantanea, una semplice fotografia che ritrae il procuratore di Bari, Roberto Rossi, e la giudice per le indagini preliminari Antonella Cafagna. I due sorridono e sono stretti in un abbraccio. Tra di loro c’è un terzo magistrato, si tratta di Giovanni Zaccaro, il segretario di Area, la corrente della magistratura progressista. Tutti e tre vestono la stessa maglietta verde con una scritta: “Vado di corsa a votare No”. No alla separazione delle carriere, ovviamente.
Ricapitoliamo, perché qui la geometria istituzionale è tutto. C’è un procuratore (cioè colui che accusa e indaga) e c’è una gip (ovvero colei che dovrebbe controllare la solidità delle indagini di quel procuratore) che si abbracciano nel corso di una manifestazione per il No. E qui entra in ballo l’avvocato Gian Domenico Caiazza che osserva la fotografia e parla, con una formula felicissima, di “visione plastica” del problema della separazione delle carriere, che poi altro non è che la separazione tra il pm (nella foto il dottor Rossi) e il giudice (la dottoressa Cafagna). La domanda di Caiazza è elementare: come si sentirebbe un imputato a essere giudicato da quella giudice dopo essere stato accusato da quel pubblico ministero?
Non proprio sereno, ci verrebbe da rispondere.
Poi però dalle colonne de Il Fatto Quotidiano spunta la giornalista Liana Milella che bacchetta Caizza e spiega, o meglio, tenta di spiegare che tra quella giudice e quel pm, in effetti, non c’è un abbraccio, perché tra i due c’è il magistrato Zaccaro. Dunque l’interpretazione “caiazzana” della fotografia sarebbe fuorviante. E qui arriviamo al colpo da Ko. Per dimostrare che la foto non prova alcuna contiguità, Milella precisa che Rossi e Cafagna appartengono alla stessa corrente: Area Democratica per la Giustizia. Ovvero la corrente della quale lo Zaccaro, che cinge sorridente i due, è segretario.
Magnifico. Dalla padella alla brace: per negare la contiguità tra chi accusa e chi giudica, Milella avvisa che i due non solo condividono la stessa carriera e la stessa sede, ma addirittura la stessa corrente. E qui la preoccupazione del nostro povero imputato diventa vera e propria angoscia. Cameriere, champagne!
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