RIFORMA FORENSE, CRESCE IL CONFRONTO TRA LE PROFESSIONI
Le Categorie tecniche temono restrizioni sulle consulenze; Professionisti Insieme parla di timori infondati e richiama la tutela delle competenze.
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Il dibattito sulla riforma dell’ordinamento forense torna al centro dell’attenzione dopo la decisione della maggioranza di centrodestra di ritirare gli emendamenti presentati in Commissione Giustizia alla Camera per modificare il testo del disegno di legge delega. La scelta ha riacceso le preoccupazioni di alcune categorie professionali tecniche, che temono un possibile ridimensionamento delle proprie attività di consulenza, mentre altri organismi del mondo ordinistico invitano a non alimentare allarmismi.
Tra le voci più critiche c’è quella del presidente del Consiglio nazionale dei geometri Paolo Biscaro, secondo cui non è corretto che una riforma dell’ordinamento di una professione possa finire per incidere sui campi di attività di altre categorie. «Pensare che la riforma di un ordinamento vada a restringere e a ledere i campi di attività di altri soggetti non è corretto sia nella forma sia nella sostanza», osserva, sottolineando come tra professioni dovrebbe prevalere una logica di collaborazione e non di competizione.
Biscaro ricorda che i geometri svolgono frequentemente attività di consulenza nell’ambito edilizio, ad esempio nella redazione di preliminari, e che l’eventuale ampliamento del raggio d’azione degli avvocati potrebbe creare difficoltà operative. Il timore riguarda anche il ruolo dei consulenti tecnici d’ufficio: «Se devo dare un parere a un giudice e non sono un avvocato – si chiede – potrò farlo se il disegno di legge venisse approvato così com’è?». Alla guida di una categoria che conta circa 83mila professionisti, Biscaro afferma di non comprendere la scelta del legislatore di ampliare la consulenza ai legali, ritenendo che non siano emerse criticità nell’operato delle altre professioni tali da giustificare una simile modifica.
Perplessità analoghe arrivano anche dal Consiglio nazionale dei periti industriali. Il presidente Giovanni Esposito parla di «disorientamento» rispetto alla linea del governo, soprattutto alla luce dell’attenzione che finora sarebbe stata mostrata verso il mondo delle libere professioni. Secondo Esposito, un eventuale restringimento delle competenze consulenziali inciderebbe direttamente sull’attività dei periti industriali, che operano in ambiti multidisciplinari. «Noi professionisti tecnici siamo al fianco del governo su partite rilevanti, a partire dalle energie rinnovabili e dal conto termico», osserva, auspicando un ripensamento che consenta di introdurre correttivi al provvedimento senza creare danni ad altre categorie.
Di segno diverso la posizione espressa da Professionisti Insieme. Il presidente Elbano de Nuccio ritiene che molte delle preoccupazioni emerse siano basate su un presupposto errato. A suo avviso, la riforma contiene già una clausola esplicita di salvaguardia per le altre professioni regolamentate. L’articolo 2, comma 1, lettera a), nei punti 3 e 4, prevede infatti che le nuove disposizioni si applichino «ferme restando le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate».
Secondo de Nuccio, la disciplina riservata agli avvocati riguarda l’attività di consulenza legale svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, dietro compenso e in connessione con l’attività giurisdizionale. Si tratterebbe quindi di un ambito specifico, delimitato da precisi paletti, che non inciderebbe sulle prerogative già riconosciute per legge ad altre categorie professionali.
Il presidente di Professionisti Insieme richiama inoltre il quadro generale del sistema ordinistico, ricordando come la Corte costituzionale, con la sentenza n. 144 del 2024, abbia ribadito il ruolo degli ordini professionali quali enti pubblici ad appartenenza necessaria, istituiti per tutelare interessi di rilievo costituzionale. In questo contesto, sostiene, nessuna riforma delle professioni regolamentate può scardinare le competenze attribuite dalla legge ad altri ordini.
Il confronto resta quindi aperto. Da un lato le categorie tecniche chiedono chiarimenti e garanzie per evitare sovrapposizioni di competenze; dall’altro, una parte del mondo ordinistico invita a leggere il testo della riforma all’interno del suo impianto normativo complessivo. Nei prossimi passaggi parlamentari sarà proprio il nodo delle attività di consulenza e dei rispettivi ambiti professionali a rappresentare uno dei punti più sensibili del dibattito.
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