Anno: XXVIII - Numero 46    
Giovedì 5 Marzo 2026 ore 13:00
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Una pm di Roma indaga davvero sui manifesti per il No

Gli slogan del "sindacato" nel mirino dopo la denuncia di Spangher.

Una pm di Roma indaga davvero sui manifesti per il No

La Procura di Roma si sta muovendo a seguito della denuncia presentata dal professor Giorgio Spangher – in qualità di presidente onorario del “Comitato Pannella-Sciascia-Tortora” per il Sì alla separazione delle carriere, promosso dal Partito radicale – contro «i legali rappresentanti e tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato “Giusto dire No” e di coloro facenti parte dell’Associazione nazionale magistrati che hanno agito in concorso» nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere.

Da quanto appreso il fascicolo sarebbe stato assegnato a Nadia Plastina, che nell’Ufficio inquirente della Capitale fa parte del gruppo “reati di diffamazione a mezzo stampa”. Le indagini sarebbero state affidate alla Digos. Oggetto dell’esposto era in particolare il messaggio “Vorresti giudici che dipendono della politica? No”, apparsi a gennaio su cartelloni digitali nelle grandi stazioni ferroviarie e sui mezzi pubblici.

Secondo Spangher e il comitato da lui presieduto, assistiti dall’avvocato Fabio Federico, si delineerebbe il reato descritto all’articolo 656 del codice penale (“Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”) in quanto quello slogan avrebbe veicolato, appunto, «una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica e a ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato circa le conseguenze della riforma costituzionale, così da influenzare il voto».

Al momento la polizia giudiziaria è alla ricerca di quei cartelloni, ma sarebbe in difficoltà perché ovviamente quegli slogan, nelle stazioni ferroviarie, non sono più esposti, visto che la campagna di spot della quale facevano parte era “a termine”. Ma dovrebbe essere ancora possibile trovarne qualche “esemplare” in giro per Roma: i manifestati erano stati posizionati anche sugli autobus cittadini e, secondo la norma, “al 30° giorno precedente la data fissata per le votazioni è sospesa ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa a carattere fisso (ivi compresi mezzi luminosi, striscioni o drappi, a mezzo di cartelli, targhe, globi, palloni aerostati ancorati al suolo) con esclusione delle insegne indicanti le sedi dei partiti”, e con esclusione, dunque, anche delle affissioni su “oggetti in movimento”.

Ma intanto il partito radicale starebbe per consegnare una integrazione alla denuncia, puntando il dito contro la pagina facebook del Comitato “Giusto dire No” che ha come immagine di copertina la stessa usata per la cartellonistica, ma con l’aggiunta del seguente messaggio: “Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati”. L’auspicio dei denuncianti sarebbe quello che il social media di Mark Zuckerberg oscurasse la pagina. Tale richiesta si lega al secondo passaggio evidenziato nell’esposto, ossia la possibilità di valutare «un decreto di sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico recante il messaggio illecito». Tale evenienza senza dubbio dovrebbe concretizzarsi prima del termine della campagna, che si chiuderà fra 18 giorni, altrimenti l’iniziativa del Partito radicale non avrebbe molto senso. Resterebbe in piedi, in seguito, la questione del reato ipotizzato, ma a quel punto il principale scopo di Spangher verrebbe mancato.

Nei giorni in cui era stata resa nota la denuncia, ossia a metà gennaio, molti avvocati si erano chiesti se il pm chiamato a indagare avrebbe dimostrato in concreto cosa vuol dire per la magistratura essere davvero imparziale: «Siamo sicuri che indagherà in scienza e coscienza sull’Anm a cui egli stesso appartiene?», si chiedevano. Ora non sappiamo se Nadia Plastina sia iscritta all’Anm, ma molto probabilmente sì, visto che il 98 per cento dei magistrati lo è. Tuttavia, secondo spifferi di corridoio, si tratterebbe di una magistrata che «potrebbe riservare delle sorprese» contro i suoi stessi colleghi di sindacato. Quindi lascerebbe cadere qualsiasi tentativo di appiccicarle addosso la coccarda del “conflitto di interessi”.

A proposito di rapporti interni all’Anm, ormai i magistrati per il Sì alla riforma Nordio acquisiscono sempre maggiore visibilità mediatica. E però c’è chi all’interno dell’Anm non può non far notare che di quei cinquanta, tolti quelli dei tribunali amministrativi, restano, tra gli altri, nomi di spicco come Luigi Salvato (in quiescenza, ex procuratore generale di Cassazione con Unicost), Luciano Panzani (in quiescenza, già presidente della Corte d’Appello di Roma), Luigi Perina (in quiescenza, già presidente Tribunale Vicenza), Antonio Gustapane (procuratore capo di Varese), Alfonso D’Avino (procuratore capo di Parma, iscritto a Magistratura indipendente), Giacomo Rocchi , (presidente di sezione penale della Corte di Cassazione), Giuseppe Capoccia (procuratore di Lecce), Antonello Racanelli (procuratore di Padova, già segretario di Magistratura indipendente). Quello che si fa notare, tra i loro colleghi per il No, è che si tratta di magistrati che sono o sono stati a capo di uffici. E allora, ci si chiede ironicamente, «ma queste correnti tanto bistrattate funzionano, visto che grazie a loro sono arrivati lì? E quel Csm che li ha nominati non era quel Consiglio para-mafioso che insultano quotidianamente? Con loro ha operato bene e dopo di loro no?».

Valentina Stella su Il Dubbio

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