Otto miliardi per 100mila alloggi. Forse il piano casa di Meloni inizia a muoversi
Atteso in Consiglio dei ministri un decreto di Palazzo Chigi che dovrebbe definire il quadro dell'annuncio fatto ormai due mesi fa da Meloni. Salvini mette sul piatto le risorse del Mit, ma i soldi potrebbero non bastare-
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Un fine settimana di lavoro per i tecnici del governo. In ballo c’è il decreto che deve perimetrare il Piano Casa che la premier sta sventolando da mesi e che dovrebbe atterrare al prossimo Consiglio dei ministri. Un intervento da circa 8 miliardi totali, con l’obiettivo di recuperare 100 mila alloggi. Una sintesi ancora da limare. Ma Matteo Salvini già accelera: il vicepremier apre la cassetta degli attrezzi e recupera poco più di un miliardo dal suo ministero.
Tutti professano fair play. Ma il primo ad afferrare la cazzuola è il vicepremier. “Ci lavora in prima persona”, dice chi si interfaccia col ministro. Salvini si espone così alla Camera, mercoledì 25 febbraio, appena uscito da una riunione a Palazzo Chigi: “L’obiettivo è aprire cantieri già nel 2026, con 1 miliardo e 200 milioni di euro, per recuperare almeno 60.000 alloggi ora inutilizzabili, restituendoli alle famiglie in lista d’attesa per una casa popolare”.
Il lavoro, però, è a stretto coordinamento. A scippare lo stage è stata Giorgia Meloni. Per due volte, da ultimo a gennaio, la premier ha parlato di un Piano Casa per offrire “100 mila alloggi a prezzi calmierati” nei prossimi dieci anni. Si è rimboccato le maniche quindi Tommaso Foti. Il ministro per gli Affari Europei si è collegato anche questa settimana, da Bruxelles, con Palazzo Chigi per fare il punto. Per il meloniano la cifra complessiva dovrebbe essere di “8 miliardi di euro”.
I contorni vanno ancora chiariti. “I tecnici sono al lavoro”, raccontano fonti di più ministeri a HuffPost. La deadline – sempre rinviabile ma data come “probabile” – è quella di mercoledì prossimo, quando in Cdm la premier vorrebbe firmare il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che scoprirà le carte, individuando i soggetti beneficiari del piano, i tempi e la cifra finale.
Non perché impaziente, ma per questioni di delega, Salvini si è mosso per primo. Un dossier del ministero dei Trasporti, letto da Huffpost, definisce una prima linea di intervento. Nel testo si ricorda che intanto potranno essere investiti 970 milioni di euro già stanziati in legge di bilancio. In attesa del Dpcm, però, dal Mit ripassano i programmi già finanziati: “Prosegue la messa a terra dei programmi già finanziati, tra cui il Pinqua (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare) del Pnrr, che consente la riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, e il programma “Sicuro, verde e sociale” del Pnc (Piano nazionale per gli investimenti complementari) che si propone di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026”.
Sottolineato in rosso è poi il ricollocamento di circa un miliardo della naufragata Rosco ferroviaria proprio sulla Casa. Risorse destinate a 60mila “alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non fruibili per carenza di manutenzione”. Si tratta di case “oggi sottratte all’assegnazione esclusivamente per carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Inoltre, viene istituito un fondo da 20 milioni per “i genitori separati che non hanno la casa familiare ma hanno figli a carico”.
I pilastri sono due: il piano salviniano “promuove nuovi modelli abitativi, come co‑housing, senior housing, mixité e soluzioni intergenerazionali, pensati per adattarsi ai cambiamenti sociali e alle esigenze emergenti”. E poi spinge sui “partenariati pubblico‑privati”, così “le risorse statali diventano così uno strumento per attrarre investimenti aggiuntivi e ampliare la capacità di intervento”. Inoltre, sempre i tecnici di Porta Pia indicano il ricorso al rent to buy (affitto per comprare) come una soluzione da incentivare.
La prima linea di intervento tracciata dal Mit, che fornisce una mappatura del patrimonio esistente (case popolari inutilizzate, immobili pubblici dismessi, beni demaniali, patrimonio privato abbandonato, beni confiscati) non è esaustiva ma mostra che qualcosa si sta muovendo, dopo tanta attesa. Un ruolo centrale nella messa a terra, confermano fonti istituzionali, è quello delle regioni. Anche questi enti attendono il decreto attuativo prima di sbilanciarsi. E aspettano, a marzo, una riunione con Cassa depositi e Prestiti per “valutare quali leve finanziarie premere” per concretizzare lo sforzo.
Il rischio che i soldi non bastino, visto l’obiettivo ambizioso del governo, è già acclarato. Secondo uno studio dell’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, per costruire da zero 50mila appartamenti da 80 metri quadri servono 12,5 miliardi di euro. Una cifra lontana dalle promesse di Foti (e dal primo intervento di Salvini). Per questo l’esecutivo starebbe per chiudere un accordo con Mubadala Investment, il fondo sovrano degli Emirati arabi Uniti, con capitale a quota 10 miliardi e con la leva (cioè l’indebitamento) che raddoppierà fino 20 miliardi. Un binario parallelo, gestito dal’ex top manager di Hines Italia Mario Abbadessa, che però è ancora in stand-by.
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