Anno: XXVIII - Numero 32    
Venerdì 13 Febbraio 2026 ore 15:00
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Senza consenso è stupro

Il principio del consenso è fondamentale e non dovrebbe essere oggetto di contrapposizione ideologica. Trasformarlo però in uno slogan politico rischia di semplificare un tema complesso e delicato. La lotta contro la violenza richiede unità sociale e istituzionale, non divisioni tra schieramenti.

Senza consenso è stupro

In questi giorni sit in e cortei stanno attraversando città e pensieri con un unico grido: senza consenso è stupro. L’appuntamento a Milano è per questa domenica alle 15 in Piazza Medaglie d’oro e già ci stiamo mobilitando per la manifestazione del 28 febbraio a Roma. Saremo sempre in movimento contro la violenza nel buio di case, strade, uffici, e nel buio delle guerre marchiate da stupri a donne e a piccole creature. Lo siamo state nel secolo alle spalle quando lottando, e poi in Parlamento, abbiamo sollevato il sipario sull’omertà, la doppia morale, l’oppressione.

Vorrei dire alle ragazze che nulla ci è stato regalato anche quando le nostre conquiste davano prestigio alla democrazia. Ha combattuto Franca Viola e diceva: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi fa certe cose, non chi le subisce”.

Era il 1966 e in quante piazze abbiamo camminato, quanti scioperi, canzoni, arte, cultura, per spingere leggi e istituzioni dalla parte giusta. Nel 1976 con Angela Bottari e Romana Bianchi veniva depositata la prima proposta di legge contro la norma sul matrimonio riparatore del codice Rocco, approvato durante il regime fascista. Un anno dopo, Angela, Romana, Ersilia Salvato e Carla Nespolo presentavano la prima proposta contro la violenza, considerata fino a quel momento, audite audite, “offesa contro la morale e il buon costume”. Che anni, il referendum sul divorzio nel 1974, sull’aborto nel 1981. Ma potrei raccontarvi quando da Ministra per i diritti e le pari opportunità, grazie alla collaborazione intelligente di Linda Laura Sabbadini, con l’Istat si fece la prima inchiesta su molestie e violenza. Era il 2007, si alzava il sipario: i numeri che sono vite, dolori, lutti, non avrebbero dovuto più permettere negazionismi e indifferenza.

Eppure, altre piazze, altre leggi, altre generazioni di donne nei movimenti e in Parlamento hanno dovuto e devono continuare a lottare per le tante Giulie Cecchetin il cui destino riguarda coscienze e destino del mondo. Come Democratiche saremo ovunque si farà rumore contro la violenza e per la libertà. E lo faremo, mai come ora, quando un gruppo di autocrati e neoimperialisti vuole imporre gli dei della forza, della ricchezza, del sopruso predatorio verso persone e ambiente. Quando comandano a Mosca come alla Casa Bianca primatisti, razzisti, corruttori. Quando, con l’inchiesta Epstein, puoi leggere una faccia oscura, repellente del potere. Dico questo a proposito di chi alza il sopracciglio sul termine patriarcato o ritiene maschilismo e sessismo materia secondaria in politica. No, il linguaggio aggressivo, autoritario, urlato, contiene un veleno che allarga violenza e sopruso ovunque e contro chiunque. Quel linguaggio verbalmente e nelle immagini rompe argini etici e di comportamento. Produce dolore. Il male del corpo con le sue ferite, il male dell’anima di troppi adolescenti.

Eppure resto convinta che la maggioranza del pianeta o di ogni città vorrebbe vivere in pace e inizia a credere quanto di bello ci sia in un altro tipo di forza, quella della mitezza. Anche così capisco l’ovazione che ha accolto Mattarella all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, l’accoglienza alla gioiosità delle squadre giovani e i fischi al vice presidente americano Vance. O la commozione per la poesia di Rodari che ha prevalso sul tentato oscuramento di Ghali … “Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare…ci sono cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare… ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare, né per terra: per esempio, la guerra”. Una ingenuità? Sono ingenue, ingenui, il capo dello Stato o le atlete che firmavano per la tregua olimpica? Siamo ingenue in tante? Oppure tecno capitalismo e autocrazie stanno prevalendo perché il realismo è diventato accettazione dello status quo e intere élites mondiali si sono acquattate nella pigrizia, in interessi smodati e così gli incubi hanno finito per sostituire i sogni.

Il femminismo, un femminismo plurale e aperto, può davvero fare la differenza e essere avanguardia di un’altra Europa, quella dell’umanità. Non basta essere donna, madre, cristiana per non combinare guai e il guaio questa volta è grosso quanto l’ambizione: la rivincita sulla Costituzione, l’Illuminismo e la solidarietà. Sono convinta che mai come ora sia una buona cosa il sostegno a quella parola, consenso, che la legge della destra vuole stracciare. C’è una ragione serissima di merito. Sostituire il consenso con il dissenso fa arretrare il diritto della persona offesa e non è accettabile. C’è un valore culturale nel tempo del conflitto sulla democrazia. E, come sempre nella storia, reazionari e retrogradi colpiscono prima di tutto i diritti umani delle donne, per poi umiliare la dignità, l’autonomia di ogni persona, per ferire l’uguaglianza già segnata da povertà e discriminazioni. “Donna, vita, libertà” è un messaggio globale, grazie sorelle iraniane.

di  Barbara Pollastrini su Huffpost

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