Legge Migranti, la rivolta delle Ong
"Paesi sicuri e blocco navale? Nuovo attacco contro di noi, causerà più morti"
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Alarm Phone, Emergency, Medici Sena Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee: “Troviamo inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”
“Dopo la legge Piantedosi e il decreto Flussi arriva un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del Governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. A dirlo in una nota congiunta sono Alarm Phone, Emergency, Medici Sena Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee, per le quali il disegno di legge che approderà in Parlamento rischia di “fare dell’Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali”. Le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti ‘Paesi di origine sicuri’, in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia, e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi “anche senza legami reali”.
Il risultato per le ong è “una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani”. “La strategia del Governo per estromettere le Ong del soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo – proseguono Alarm Phone, Emergency, Medici Sena Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee -. Dopo le limitazioni operative, i rientri obbligatori dopo un solo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani e le sanzioni contro chi presta assistenza, arriva l’interdizione fino a sei mesi dall’ingresso nelle acque territoriali. Una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane. Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e, quindi, soggetti ad ampia discrezionalità: se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare”.
“Troviamo inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”, denunciano le ong, per le quali “queste norme non rendono lo Stato più sicuro”. “A mettere in pericolo lo Stato di diritto, invece, è il Governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d’asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite – dicono ancora Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee -. La stessa Europa, con la lista dei Paesi cosiddetti sicuri e con le novità introdotte dal Patto migrazione e asilo che entrerà in vigore a giugno, cambia natura: non più luogo di pace e di diritti, ma ‘continente fortezza’, che punta su esternalizzazione delle frontiere e forti restrizioni a tutele e diritti dei migranti, compreso quello all’asilo per le persone in movimento”.
“Le ong continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte – conclude la nota congiunta -. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l’Europa e gli Stati membri, senza eccezioni”.
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