Anno: XXVIII - Numero 19    
Venerdì 30 Gennaio 2026 ore 14:00
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Cassazione, stop allo scontro tra poteri

All’inaugurazione dell’anno giudiziario appelli a razionalità e collaborazione tra politica e magistratura. Nordio: «L’indipendenza delle toghe è un principio non negoziabile», mentre la Cassazione avverte: le lacerazioni istituzionali minano la fiducia nella giustizia.

Cassazione, stop allo scontro tra poteri

Serve ricostruire un clima di razionalità e rispetto tra le istituzioni e fermare una contrapposizione che rischia di indebolire la giurisdizione e la fiducia collettiva nella giustizia. È il filo conduttore emerso dagli interventi pronunciati durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario Cassazione, tra relazioni ufficiali e prese di posizione sui rapporti tra politica e magistratura.

Il procuratore generale Pietro Gaeta ha parlato apertamente di una giurisdizione “sfregiata nell’immagine” e ha invitato a recuperare equilibrio: «Occorre lavorare per recuperare lucida razionalità istituzionale. Il volto di una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno». Un danno, ha spiegato, che non colpisce solo i giudici ma anche cittadini, avvocatura e istituzioni rappresentative.

Nel suo intervento Gaeta ha chiesto che «cessi ogni lacerazione istituzionale, solo demolitiva, solo deleteria», indicando come obiettivo una distinzione chiara dei ruoli tra i diversi attori, ciascuno «nel proprio alveo», senza invasioni di campo ma anche senza rinunce nella difesa degli spazi funzionali.

Ha inoltre avvertito contro semplificazioni e scorciatoie: «Non bisogna fomentare l’illusione sociale che, in un senso o nell’altro, i problemi della giustizia siano, come per incantesimo, risolti: essi, viceversa, sono complessi e la loro tortuosità, per essere districata, richiede paziente collaborazione, non rottura». Nel passaggio finale ha richiamato il tema del carcere e delle condizioni di detenzione, parlando dello «scandalo di vite diversamente vissute all’interno del carcere».

Lo stesso procuratore generale ha definito «inaccettabili» i livelli raggiunti dallo scontro tra giudici e politica, osservando che «lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese».

Nordio: indipendenza magistratura principio non negoziabile

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha respinto con fermezza le accuse secondo cui la riforma metterebbe a rischio l’autonomia delle toghe: «Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile».

Sul referendum ha chiarito che, in caso di esito negativo, «resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione», mentre in caso di vittoria del Sì «inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative». Sulle attività di innovazione tecnologica ha aggiunto: «Sono state compiute nel pieno rispetto della legge», definendo «ripugnanti insinuazioni» le ipotesi di interferenze illecite sull’attività della magistratura.

Il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Fabio Pinelli ha messo in guardia dalla delegittimazione reciproca: «Indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini». Ha richiamato il principio di leale collaborazione tra poteri come declinazione concreta della separazione degli stessi e prerequisito della dinamica democratica.

Il primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola ha ribadito che la preoccupazione della magistratura è «garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale», precisando che autonomia e indipendenza «non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale».

D’Ascola ha fornito anche i dati sull’attività della Corte: «Nel 2025 sono pervenuti in Corte circa 44mila ricorsi penali e ne sono stati definiti 40.815», con un arretrato di 13.628 fascicoli e una capacità media di definizione delle sopravvenienze penali in 122 giorni. Nel civile, ha spiegato, l’arretrato è sceso da 120.473 ricorsi di fine 2020 a meno di 80mila a fine 2025, con un tempo medio di definizione ridotto a 863 giorni. Ha inoltre richiamato le criticità su digitalizzazione e processi telematici, chiedendo strumenti coordinati con le esigenze reali degli uffici.

 

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