Anno: XXVIII - Numero 6    
Lunedì 12 Gennaio 2026 ore 13:15
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OSPEDALIERI ALLO STREMO: IL 65% È SFINITO

Pronto soccorso al collasso, burnout diffuso, medici stranieri in deroga: sistema emergenze insostenibile, rischio fuga generale e cure compromesse nazionali.

OSPEDALIERI ALLO STREMO: IL 65% È SFINITO

«Sui medici stranieri che lavorano in Italia il problema più importante è il riconoscimento delle professionalità e dei titoli, in autocertificazione. La Finanziaria ha appena prolungato questa possibilità fino al 2029. Pensiamo al caso San Raffaele». Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, accende i riflettori sul decreto Cura Italia.

Per Amsi sono migliaia i medici e gli infermieri che lavorano in deroga.

«In teoria tutti quelli che non appartengono alla Comunità europea. Il tema è molto delicato. Poi, attraverso l’Ordine dei medici, in alcune regioni sono state istituite commissioni che per fortuna, ma in maniera autonoma e non grazie a leggi dello Stato, cercano di valutare la reale competenza».

Nel frattempo, alcune specialità non attirano più studenti italiani, medicina d’urgenza tra le prime.

«Noi lo diciamo da tempo. A nostro avviso ci si concentra sul problema del pronto soccorso, ma quello è un sintomo. Dobbiamo chiederci: perché i colleghi non vogliono lavorare in quel reparto? Non perché vengono pagati poco. Tutti pensano che la soluzione sia dare più soldi. Non è così».

E com’è, invece?

«Il problema è che se oggi vado a lavorare in un pronto soccorso italiano, mi trovo ad avere a che fare con malati che non dovrebbero stare lì ma sul territorio. Le strutture scoppiano di pazienti, l’organizzazione fa acqua da tutte le parti».

C’è un rischio burnout?

«Il nostro ultimo studio dice che è di fatto in burnout il 65% dei colleghi che lavorano negli ospedali, nei pronto soccorso quella percentuale è anche più alta. Purtroppo la maggior parte del personale sanitario neanche lo dichiara, magari per spirito etico».

Come si risolve?

«Il pronto soccorso così com è non è più sostenibile. Facciamo un esempio: domani mattina abbiamo bisogno di un intervento di colecisti, che non è urgente. Al netto delle liste d attesa, l unico modo per andare in ospedale è rivolgersi al pronto soccorso. Possibile?».

Alla fine, arriveranno sempre più medici e infermieri dall estero?

«La nostra soluzione non è questa, bisogna riorganizzare il pronto soccorso e l’emergenza italiana. L’esempio eclatante è quello che è accaduto in Calabria. Sono arrivati medici cubani, dopo un anno e mezzo la maggior parte ha scelto di licenziarsi dai pronto soccorso per andare a lavorare nel privato».

Un fuggi fuggi anche di stranieri.

«Anche chi arriva da fuori usa questo escamotage per entrare in Italia e poi…».

Come immagina il cambiamento?

«Dobbiamo capire che la presa in cura del paziente così come è stata immaginata, ormai non è più sostenibile. I pronto soccorso cosa sono? Questa è la domanda vera che dovremmo porci. Perché se restituiamo a quei medici la loro funzione originaria, quella di curare le emergenze, il codice rosso, di avere a che fare con il confine tra la vita e la morte, allora forse torniamo a rendere la professione più appetibile. Però tutto il resto va fatto altrove».

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