La raccolta firme è solo una fuga dal referendum
L'Ucpi critica duramente l'iniziativa referendaria degli oppositori alla riforma della magistratura. Secondo i penalisti, si tratterebbe di una manovra dilatoria per posticipare un voto.
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L’Unione delle Camere Penali Italiane interviene con fermezza nel dibattito sulla riforma della giustizia firmata dal Ministro Nordio, mettendo nel mirino la nuova mobilitazione per la raccolta firme. Secondo i penalisti, l’iniziativa non mira a garantire un diritto democratico già acquisito, ma rappresenterebbe una strategia per guadagnare tempo di fronte a un consenso popolare che sembra premiare le ragioni del “Sì”.
Nel comunicato diffuso dall’Ucpi, viene sottolineato come il ricorso alla consultazione popolare sia già un dato di fatto, rendendo superflua, dal punto di vista tecnico-giuridico, l’attuale mobilitazione.
“Sarebbe bene intendersi sul significato dell’iniziativa di raccogliere le firme per l’indizione di un referendum che è gia stato ammesso dalla Cassazione. La democrazia offre ai cittadini spazi per esercitare i propri diritti, e le tecnologie ne hanno reso l’esercizio sempre più semplice ed effettivo. Ciò che un tempo richiedeva sforzi organizzativi rilevanti è oggi divenuto agevole e accessibile. Da democratici e liberali convinti, non possiamo che guardare con favore a ogni iniziativa che si richiami alla partecipazione politica. La vera questione riguarda piuttosto la sua finalità. Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale”.
Secondo l’Unione Camere Penali, dietro la formale richiesta di partecipazione si celerebbe il timore di un confronto elettorale immediato. L’obiettivo degli oppositori alla riforma sarebbe quello di colmare un gap di consenso che gli argomenti di merito non sono riusciti a ridurre.
“Chi sostiene questa iniziativa – prosegue il comunicato – sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare. Non vi è nulla di antidemocratico in questa scelta, ma è legittimo chiamare le cose con il loro nome: più che un’azione a favore del referendum, si tratta di una fuga dal referendum, di un tentativo di sottrarsi a un confronto che si teme di perdere”.
L’Ucpi non si mostra preoccupata da un eventuale allungamento della campagna elettorale, anzi, vede nel rinvio un’opportunità per consolidare le tesi a favore del nuovo assetto della magistratura. La separazione delle carriere e la fine del correntismo restano i pilastri del progetto difeso dai penalisti.
“Se ciò dovesse tradursi in una campagna referendaria più lunga – continua – non ne siamo preoccupati. Anzi, ne trarremo vantaggio, perché il SÌ avrà più tempo per riaffermare le proprie ragioni: decisioni più autorevoli e trasparenti, affidate a un giudice realmente terzo, e una magistratura finalmente autonoma, libera dall’egemonia delle correnti. Avremo più tempo per spiegare che ciò che si vuole conservare è un modello antiquato, legato a una concezione autoritaria del processo che il Paese ha da tempo superato”.
Il comunicato si chiude con una sfida aperta verso chi cerca di ostacolare il percorso della riforma: “Noi siamo pronti al confronto e non temiamo il referendum. Se c’è chi vuole, invece, difendersi dal Referendum chiedendo un Referendum che già c’è, forse ha sbagliato strada”.
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